A Bologna, l’era post-pandemica sembra ormai aver preso piede. Le persone hanno ricominciato ad incontrarsi, le mostre cominciano di nuovo a riguadagnarsi spazio, la musica si balla nei locali e in contatto con corpi sconosciuti, l’attivismo si esprime rabbioso in cortei e vecchi luoghi abbandonati vengono occupati con il motto “Sono, dunque occupo spazio”.

Anche in università si ricomincia a pensare in presenza. Con l’arrivo della primavera, l’appena nato collettivo Nodi—Piani si è presentato alla città. Il collettivo ha una storia d’amicizia e di ricerca: dopo anni di incontri e conversazioni informali, casuali e tenute nelle loro case, l’assenza di vita culturale dovuta alla pandemia le ha spinte a portare le loro chiacchierate davanti un pubblico. Attraverso una teoria che si intreccia con la pratica, divise fra il lavoro accademico e l’attivismo, le giovani ricercatrici di Nodi—Piani si interrogano su quali siano “i punti di giuntura che collegano e saldano le lotte che sent[ono] sui nostri corpi”, sulle nostre relazioni e sulle nostre esistenze quotidiane.

È così che a maggio 2022 propongono Nodi—Piani VOL. 1 Tecnologia / Addomesticamenti / Transcorporeità, un ciclo di seminari che di accademico vuole avere solo il luogo. Determinate da una precisa scelta politica dettata dalla volontà di non reiterare le dinamiche di riproduzione di saperi oppressivi e patriarcali, hanno invitato solo relatrici donne e persone queer. Fra le altre, ci sono Chiara Gius, Marzia Vaccari, Angela Balzano, Anna Curcio, Marie Moïse, Giulia Fabini.

Dicendosi “incagliate in un nodo” da alcuni mesi, Nodi—Piani ha mandato queste domande alle relatrici. Recitano così:

Qual è il rapporto che si instaura fra tecnologie, femminismi e corpi controegemonici?
Cosa significa tecnologie? Cosa significa femminismi? Cosa sono i corpi contregemonici?

Gli incontri si terranno nelle aule universitarie di via Zamboni e si aspettano di accogliere persone di ogni tipo. Gli interventi delle relatrici sono realizzati affinché funzionino da punto di partenza della discussione, che invece vuole essere il fulcro principale delle giornate. Alla fine, nel mese di giugno, si terrà una tavola rotonda a cui parteciperanno le relatrici ospiti, le persone che frequenteranno i seminari e il pubblico. Lo scopo è quello di produrre saperi, aprire ulteriori strade di ricerca sul tema e di incoraggiare pratiche di avvicinamento alle insondabili black box del ventunesimo secolo. Le ricercatrici di Nodi—Piani dicono che solo intrecciando consapevolmente la materialità dei nostri corpi alla sempre più pervadente presenza delle tecnologie nella nostra quotidianità, possiamo evitare l’addomesticamento e formulare modalità di interazione con la tecnologia che siano liberatorie e di resistenza.

Mosse dall’intenzione di lasciare una traccia che allarghi potenzialmente all’infinito il numero di persone che attraverseranno le stesse domande, Nodi—Piani si promette di portare a Digicult un resoconto finale del progetto, che vorrà tracciare le linee di fuga delle pratiche di ricerca a venire.

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