Sede: Palazzo delle Prigioni – Venezia (Italia)
20/04-24/11/2024

Il Taipei Fine Arts Museum di Taiwan presenta l’evento collaterale Yuan Goang-Ming: Everyday War, che avrà luogo al Palazzo delle Prigioni in occasione della 60° edizione della Biennale di Venezia. La mostra di quest’anno è presentata dal pioniere della video arte taiwanese Yuan Goang-Ming e curata dalla cinoamericana Abby Chen. In linea con il tema curatoriale di quest’anno, Stranieri Ovunque—Foreigners Everywhere, la mostra rappresenterà i dubbi e le inquietudini che si celano dietro il nostro splendido mondo, metafora dello stato di confusione intrinseco degli esseri umani in continuo movimento, che non hanno un vero posto a cui appartenere.

Opere nuove
Il pezzo da cui prende nome la mostra, Everyday War, continua l’esplorazione da parte dell’artista dei concetti di imprevedibilità e instabilità nella vita di tutti i giorni. Dietro l’idilliaca facciata di una casa borghese, attacchi di provenienza sconosciuta distruggono le stanze all’interno, che vengono ridotte in macerie in seguito alla guerra, prima di ritornare lentamente a uno stato di pace. L’artista utilizza un “sistema di motion control” ad asse singolo da lui sviluppato, dotato di meccanismi di controllo programmati con precisione. Grazie all’utilizzo di telecamere ad alta velocità, in grado di effettuare inquadrature multiple a 240fps in un set a grandezza naturale, le scene e i frammenti vengono uniti e montati in post-produzione utilizzando scansioni e modelli 3D.

Un’altra sua nuova opera, dal titolo Flat World, utilizza le immagini del database di Google Street View. L’artista utilizza la tecnologia IA per cercare immagini su Google e condurre altri tipi di ricerche, riportando immagini di strade simili in tutto il mondo, per poi unirle formando un loop di paesaggi continuo. Questo pezzo assomiglia a un nuovo “road movie”, realizzato grazie alle nuove funzioni di internet, con l’artista che sfrutta la tecnologia per interrogarsi sui rapporti in continuo mutamento tra luoghi e persone nell’era della globalizzazione.

Opere classiche
In Everyday Maneuver, Yuan Goang-Ming usa allo stesso tempo cinque droni posizionati direttamente sulle cinque strade principali di Taipei. Con delle telecamere di sicurezza registra il “Wanan Air Defense Drill”, una serie di esercitazioni di difesa antiaerea organizzati con cadenza annuale a Taiwan a partire dal 1978, anche in seguito alla revoca della legge marziale nel 1987. La città vuota, simile a una scena da film, è metafora dell’instabilità e delle minacce geopolitiche.

Dwelling rappresenta una delle opere più iconiche dell’artista. Il titolo del video deriva dal filosofo tedesco Martin Heidegger e fa riferimento a un componimento del 1951 del poeta romantico Friedrich Hölderlin. In “Dwelling”, Yuan Goang-Ming costruisce l’ambientazione utopica di un soggiorno, amplificando a livello teatrale esplosioni improvvise che riproduce al contrario. Attraverso questo loop di immagini, l’artista incarna la natura ciclica di speranza e distruzione, obbligando lo spettatore a confrontarsi con le proprie inquietudini interiori rispetto alla perdita di una casa sicura.

The 561st Hour of Occupation è stato girato da Yuan Goang-Ming su richiesta degli studenti per documentare il Movimento dei Girasoli, protesta studentesca che ebbe luogo a Taiwan nel 2014. Durante l’occupazione di circa un mese dello Yuan Legislativo, la camera del parlamento divenne un rifugio temporaneo per gli studenti che, in cerca di un futuro migliore per la loro patria, decisero di darsi una propria rappresentanza politica.

Come afferma Yuan Goang-Ming: “dal tavolo da pranzo come premonizione di un collasso simbolico, ai movimenti civili, all’incessante addestramento alla difesa dopo l’abolizione della legge marziale e al concetto di ‘non luogo’ nell’epoca della globalizzazione, fino alle varie scene domestiche; tutti questi sono tentativi di esprimere il disagio e le inquietudini del complesso mondo in cui viviamo. Se ripenso ai miei primi lavori, temi chiave di questa mostra monografica, sembra che formino un ciclo ininterrotto che ritorna alle origini”.

Abby Chen sottolinea inoltre che, in un’era come questa in cui la provvisorietà è la norma, “l’artista esplora continuamente ciò che significa esistere, essere vivo, in pace, al sicuro, libero, e ciò che significa essere poetico”. Tuttavia, queste domande riflettono anche il paesaggio interiore più profondo e impenetrabile di Yuan Goang-Ming. È il desiderio poetico del suo cuore che permette agli individui di trovare “un regno di libertà, un luogo esclusivo nella natura disabitata, dove l’essenza dell’individuo può restare in pace e sperimentare una libertà immutabile”.


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