Online exhibition
24 / 03 / 2022 - 23 / 06 / 2022

The flowers I have never seen in my garden (NdT: I fiori che non ho mai visto nel mio giardino) è una mostra digitale di Chris Golden, Sabrina Ratté, Mohsen Hazrati e Lauren Moffatt. Allestiti all’interno dello spazio libero di Mozilla Hubs, i lavori impiegano questo scenario programmabile per esaminare come i giardini possano apparire a seguito di cataclismi ecologici e sociali.

Questi fiori, i lavori in mostra, non sono invisibili: semmai sono un’ipotesi, una proiezione. Ogni pezzo, ogni orto virtuale messo a disposizione, si espande sugli altri, andando a creare una fitta rete di corridoi virtuali che si susseguono uno dopo l’altro; come fossero illustrazioni di un’idea che cerca, con cautela, di dar prova di sé.

La mostra non intende presentarsi come una galleria online, né un archivio tridimensionale, bensì agisce come un erbario popolato da una flora antropomorfizzata. Viene rievocata l’immagine di una sorta di nuovo mondo, ove meccanismi e definitività convivono; non come una specie di cyborg futuristico, tuttavia, ma come se la storia umana e quella naturale per come le conosciamo fluissero in una realtà parallela che condivide le nostre preoccupazioni. In essa le problematiche della conservazione ecologica, dell’identità e la sua relazione con i ricordi, e la minaccia di estinzione di massa vengono debitamente affrontate. In questa realtà, però, le soluzioni a noi familiari che il mondo ci offre sono confinate fra parentesi.

L’Aura Garden di Chris Golden, ad esempio, si occupa dei ricordi; solo che la memoria qui è pervasa da un bagliore sonoro, che traduce le dinamiche della crescita dei fiori in un riflesso psichedelico della calma insita nella natura. Attraverso il convivio di aspetti visivi e sonori, lo spettatore si trova a confrontarsi con l’idea che i “momenti”, persino quelli più epifanici, non sono altro che costrutti umani di contingenza.

Floralia di Sabrina Ratté offre un’ipotetica storia della natura mediante un processo graduale e preciso di segmentazione e ricostruzione. Simulando la fusione di materia tecnologica e organica, l’opera lancia il visitatore in un futuro speculativo, dove dei campioni di piante di specie estinte sono preservati e messi in mostra in un archivio virtuale. Con l’impiego di editing e strategie visive, questo archivio subisce sporadicamente delle trasformazioni ad opera di interferenze provocate dal ricordo delle piante elencate, rivelando tracce del passato che continuano a permanere nel presente.

Mohsen Hazrati, l’architetto di questa piattaforma Hubs, utilizza lo spazio utopistico del virtuale per rivisitare la storia della tecnologia. Traendo ispirazione dall’idea iraniana innovativa di usare il vino e altri alimenti con effetto astringente (come limoni e aceto) per produrre piccole scosse elettriche, Hazrati ha realizzato una ricostruzione 3D di questa antica tecnologia pionieristica. La frutta che innesca il dispositivo è esclusivamente virtuale, ma possiede al contempo una sua esistenza pratica e reale all’interno di un mondo costruito a immagine e somiglianza di un giardino. 

Lauren Moffatt, nel suo contributo, sfrutta la tensione tra realtà aumentata e realtà virtuale. La sua creazione “Flowers for Suzanne Clair” (che prende il nome dal personaggio secondario del romanzo di fantascienza apocalittica di J. G. Ballard Foresta di cristallo) mostra uno strano tipo di digitalità naturale che fa perno su un processo di raccolta e digitalizzazione di esemplari di piante attraverso uno scambio tra il reale e il virtuale. Tramite la fusione di dettagli fotografici di fiori con sostanze casuali, queste specie vegetali fittizie sono finestre sull’alterità scorta attraverso un prisma di vita biologica.

Infine, l’allestimento è fondamentale per inquadrare quanto accade in The flowers I have never seen in my garden. Esaminando la specie digitale su cui si basa la mostra, la storia stessa si appesantisce di un’inerzia preoccupante; la concezione di “natura” diventa meccanizzata al punto da riuscire a vedere oltre, verso un nulla senziente che sfida la logica dei descrittori temporali. 

The flowers I have never seen in my garden è curata e progettata da George Vitale (synthesis gallery) e prodotta da Cosmic Rays.


https://hubs.mozilla.com/vA8xeJa/