HeK-Basel
12 / 02 / 2022 – 24 / 04 / 2022

L’esposizione Swiss Media Art: Marc Lee, Chloé Delarue, Laurent Güdel – Pax Art Awards 2021 presenta, in tre analoghe mostre personali, una varietà di opere appartenenti agli artisti premiati. I lavori attuali di Marc Lee ruotano attorno a tematiche che riguardano biologia, corpo umano e rapporto con la natura. Chloé Delarue esibisce lavori inediti provenienti dal suo progetto in corso intitolato TAFAA, in cui realizza installazioni evocative che invitano i visitatori a esplorare scenari futuri tra magia e distopia. Il suono è un elemento chiave della pratica di Laurent Güdel, la quale pone particolare attenzione ai contesti di presentazione e divulgazione che accompagnano le produzioni sonore. Grazie al supporto di Pax Art Awards, gli artisti hanno potuto realizzare nuove opere qui esposte per la prima volta.

Marc Lee

L’influenza esercitata dalle tecnologie di informazione sulla nostra comprensione del mondo e come quest’ultima si ripercuota costantemente sul nostro comportamento sociale, è una tematica di particolare interesse per Marc Lee. Le sue ricerche seguono l’avvento del World Wide Web fino allo sviluppo dei social network.

Il progetto caleidoscopico dell’artista, che propone video presi da internet e posti su installazioni immersive e interattive, rende il flusso di informazioni dei nostri tempi notevolmente palpabile. La mostra offre una selezione delle sue opere odierne che affrontano, in primis, il tema della biologia e della natura. Il suo ultimo lavoro, Ocean, realizzato per questa occasione, esamina il modo in cui la pesca industriale inquina gli oceani e come i combustibili fossili ne causano l’acidificazione. Lee impiega le cosiddette reti generative avversarie (algoritmi di apprendimento automatico) per creare specie ittiche fittizie che potrebbero sopravvivere all’interno di un ambiente tanto inquinato. Così facendo, solleva la questione secondo cui le tecnologie, ad esempio l’intelligenza artificiale, potrebbero effettivamente essere d’aiuto nella prevenzione di catastrofi ecologiche.

Time to Nist Time to Migrate offre ai visitatori l’opportunità di immergersi nel funzionamento interno del corpo umano: un mondo vivo con funghi, parassiti e batteri. Qui non si tratta di un’escursione strettamente scientifica. Al contrario, si invita il visitatore a intraprendere un viaggio poetico e filosofico. Tra le numerose opere interattive esposte che analizzano il nostro rapporto con la natura, vi sono Used to Be My Home Too e More and Less. Entrambe forniscono una percezione sul tema dell’estinzione delle specie, concentrandosi sull’impegno assunto dai cittadini nella classificazione e nella prevenzione di questa catastrofe. Una nuova versione del suo programma televisivo TV Bot tuttora in onda, punta i riflettori sul modo in cui le informazioni riguardo la pandemia da Covid vengano disperse nel flusso dei media pubblici.

Chloé Delarue

Molte opere di Chloé Delarue fanno parte di un grande progetto dal titolo TAFAA – Toward A Fully Automated Appearance, ispirato a un articolo dell’economista Fisher Black sull’automazione del mercato azionario, del 1971. Per l’esposizione al HEK, Delarue arricchisce il progetto TAFAA con un’installazione creata proprio per l’evento. Le questioni che riguardano il progresso tecnologico e le sue conseguenze (l’automazione del lavoro manuale, la clonazione, l’intelligenza artificiale e il modo in cui questi processi potrebbero influire sulla vita biologica) sono centrali nell’attività dell’artista e si manifestano sotto forma di installazioni.

L’assemblaggio eterogeneo degli elementi, che includono materiali industriali, video, lampade al neon e perfino stampe latex, richiamano le ambientazioni distopiche caratteristiche dei film fantascientifici. I temi che Delarue affronta non vengono comunicati con metodi narrativi o didattici (ad esempio utilizzando filmati o diagrammi), ma vibrano intensamente quando tutti gli elementi dell’installazione si incontrano. Vengono create associazioni sensoriali, quasi sinestetiche, in una specie di delirio tecnologico. Un aspetto fondamentale risiede nella connessione che il carattere fisico e formale dell’opera, ottenuto mettendo insieme materiali ibridi, forma con l’ambiente circostante della mostra. L’universo dell’artista, nel quale gli osservatori vengono immersi, allude a un futuro prossimo in cui le tecnologie automatizzate esistenti, attraverso il mescolarsi di corpi organici e macchinari inorganici, si saranno sostanzialmente evolute a uno stato di eccesso magmatico. In questo senso, la sua opera può essere letta come rappresentazione di un capitalismo postindustriale accelerato e sregolato, in cui esseri umani e sistemi d’informazione diventano un tutt’uno.

Laurent Güdel

Il suono è un elemento chiave nelle opere di Laurent Güdel, che con la componente acustica vanno oltre il fascino per analizzare le dimensioni sociali, politiche e storiche del sonoro. L’artista e compositore intraprende pratiche multidisciplinari e collaborative, impiegando materiali di fortuna e di recupero. Per l’esposizione al HEK, Güdel presenta una serie di opere recenti che fanno parte del suo progetto State Music. Come suggerisce il titolo, quest’ultimo osserva il rapporto tra interessi politici, evoluzione delle nuove tecnologie e sviluppo della musica sperimentale, con uno sguardo specifico alla nascita della musica elettronica negli studi pubblicamente sovvenzionati delle stazioni radio nazionali. La sua opera più recente, Over the horizon, realizzata appositamente per l’esposizione, è una composizione sonora basata su un archivio online che contiene campioni di onde radio insieme al relativo grafico audio (sigidwiki.com). Questi suoni molto diversi tra loro corrispondono, per esempio, a impulsi provenienti da stelle distanti, segnali di aerei civili o militari, comunicazioni via radar o satellitari, canzoni di stazioni pirata e notiziari trasmessi da radio locali. La sua opera video Radio Belgrade mostra un frammento di storia della musica elettronica, associata alla radio nazionale durante la guerra fredda. Unknown Artist è costituita da un file audio trovato casualmente dall’artista in un registratore digitale acquistato online. Dai suoni, Güdel finge che il pulsante REC sia stato premuto per sbaglio da un impiegato del negozio in cui il dispositivo è stato confezionato. La registrazione funge quindi da perfetto artefatto per fare riferimento alle connessioni tra ambiente di lavoro, distribuzione internazionale e commercio di dispositivi elettronici.


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