STUDIO 1 - BERLINO (Germania)/trasmesso in streaming online
23-25/06/2023

Come è possibile conciliare arte e attivismo per far fronte a questioni sociali scottanti, allo spionaggio, agli enti non etici ai governi corrotti?

Dal 23 al 25 giugno 2023, ARTIVISM: The Art of Subverting Power (ARTIVISMO: L’arte di sovvertire il potere) si occupa di valutare come l’arte e l’attivismo possono essere combinati per spostare l’attenzione dei media su questioni sociali importanti, come gli enti non etici e i governi corrotti che operano contro il bene pubblico. Il programma presenta tecniche e metodi per creare giustizia sociale e politica grazie all’uso delle tecnologie digitali per la consapevolezza sociale e la critica politica. I relatori invitati spaziano da artisti, attivisti politici e sviluppatori a difensori dei diritti umani e narratori della verità. 

L’artivismo, una pratica che combina arte e attivismo, si configura attraverso le azioni di artisti e collettivi, per generare disagi sociali e politici (Bazzichelli 2006; 2013). Per tutto il mese di giugno 2023, Disruption Network Lab celebra il 30° anniversario della sua conferenza con un programma di meetup, workshop, keynote, tavole rotonde e produzioni artistiche, che si concentra sull’importanza di costruire reti di fiducia per smascherare i sistemi di potere e ingiustizia. L’obiettivo degli eventi è riflettere sull’impatto della tecnologia e dei media sulla società in generale, collegando progetti artistici e di rete che indagano sulle asimmetrie di potere e sulle violazioni dei diritti civili.

Fin dai tempi delle Avanguardie l’arte è stata un mezzo per comprendere la nostra società. La storia dell’artivismo in relazione alla cultura digitale risale ai primi anni Novanta, collegando progetti di hacktivismo e cultura di rete. Tuttavia, il punto di partenza di questo concetto può essere identificato negli anni ‘80, quando gli artisti sperimentarono diverse forme d’arte, dalla performance, alla media art, alla video art, alla street art e al culture jamming, per denunciare gli abusi di potere e criticare il consumismo.

La storia di questo approccio è lunga e coinvolge una varietà di pratiche (l’elenco è incompleto): dai progetti artistici delle Avanguardie al movimento Fluxus; le sottoculture artistiche di base degli anni Ottanta-Novanta, dalla mail art, la Chiesa del SubGenio, il Neoismo e Luther Blissett ai progetti di net art degli anni Novanta; gli interventi degli hacktivisti dagli inizi del cypherpunk e del cyberfemminismo (ad esempio VNS Matrix, Old Boys Network, Cornelia Sollfrank) a oggi; le prime pratiche di adbusting, culture jamming (sabotaggio culturale) e subvertising realizzate da Billboard Liberation Front, Guerrilla Girls e The Yes Men; il netstrike e altri interventi da parte dell’Electronic Disturbance Theater (Ricardo Dominguez, 1997); i netstrike, le telestreet (televisioni di strada), Indymedia, Candida Tv e altri progetti di mediattivismo e movimenti dal basso, sia in Italia che a livello internazionale, nei primi anni 2000; il progetto AHA: Activism-Hacking-Artivism (mailing list ed eventi espositivi sul mediattivismo) di Tatiana Bazzichelli (2002) e il suo libro Networking: La rete come arte (2006); l’analisi di Matteo Pasquinelli nel libro Media Activism (2002); il saggio monografico sull’artivismo in ambito dell’arte performativa, redatto dall’accademico sloveno Aldo Milohnić (2005); la monografia autobiografica dell’artista italiano Giacomo Verde Artivismo tecnologico (2007); un decennio di interventi critici su Internet e sui social media prima e dopo la metà degli anni 2000 (vedi: Tatiana Bazzichelli, Networked Disruption, 2013); svariati attacchi da parte di Anonymous e LulzSec (Gabriella Coleman, 2014; Marco Deseriis, 2015); il recente dibattito su whistleblowing, privacy e data surveillance a seguito delle rivelazioni di Snowden.

La conferenza ARTIVISM: The Art of Subverting Power analizza l’impatto politico delle forme d’arte e di attivismo (artivismo) odierne nell’ambito del social networking, dell’hacking, del whistleblowing e del leaking, oltre che dell’intelligenza artificiale e del machine learning. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione una piattaforma vivace di dibattito e di scambio, per analizzare la trasformazione attuale della critica politica e tecnologica e per riflettere sulla necessità, da parte delle pratiche artistiche di oggi, di rivelare le strutture interne e le logiche dei sistemi politici, economici e tecnologici. Abbiamo ancora bisogno dell’artivismo? E cosa significa oggi combinare arte e attivismo?

L’approccio curatoriale si sviluppa tramite il confronto tra progetti basati su diverse forme di artivismo e l’analisi del loro impatto politico sulla nostra società. Lo scopo è quello di creare un’atmosfera interdisciplinare di condivisione e comprensione attraverso la presenza di esperti di varie aree per analizzare i meccanismi nascosti tramite i quali la tecnologia influenza le nostre vite, oltre che quello di interpellare i gruppi attivi in questo campo sia a Berlino che nel mondo.

Questo programma segue una serie di pubblicazioni ed eventi che si sono tenuti in Italia dopo la morte dell’attivista Giacomo Verde, i cui lavori vengono ricordati durante la conferenza attraverso la proiezione in suo omaggio della sua ultima performance del 2019 “Il piccolo diario dei malanni”.


Link: https://www.disruptionlab.org/artivism#intro