MACRO Museo d'Arte Contemporanea di Roma - Roma (Italia)
21/03-25/08/2024

Il programma 2024 di MACRO continua con quattro nuovi protagonisti, diversamente legati a Roma. Il 21 marzo sono entrati negli spazi della mia sede per i capitoli finali di alcune sezioni del Museo dell’Immaginazione Preventiva, sotto la direzione artistica di Luca Lo Pinto.

L’artista e musicista Carsten Nicolai (Karl-Marx-Stadt, 1965), noto anche come Alva Noto, rappresenta la chiusura ideale per la mia attenzione alla sperimentazione sonora, con la sua ricerca che mescola e confonde i confini tra arte e musica.

Presenta HYbr:ID (21 marzo – 25 agosto), un progetto iniziato nel 2021, parzialmente basato sul modello spaziale di Hermann Minkowski.

HYbr:ID è segnato dalla presenza simultanea di modalità compositive eterogenee che convergono in un insieme di brani in cui Noto genera una cosmogonia sonora che ricombina geometrie e distopie in un’alternanza tra ritmi più stilizzati e dilatati e atmosfere sognanti indotte dalle basse frequenze. Il paesaggio sonoro, denso di una combinazione di toni meditativi e risonanti, emana una vibrazione estesa che suggerisce distese cosmiche. HYbr:ID Vol. 1 (2021) raccoglie le musiche commissionate per Oval, un pezzo coreografico diretto da Richard Siegal ed eseguito dallo Staatsballett Berlin. HYbr:ID Vol. 2 (2023) raccoglie invece le composizioni create per il balletto Ectopia, anch’esso diretto da Richard Siegal e messo in scena dal Tanztheater Pina Bausch.

In occasione della mostra, Alva Noto presenta in anteprima il terzo capitolo inedito della serie HYbr:ID. Questa narrazione è completata da una serie di notazioni grafiche sviluppate sulla base dell’immaginario acustico e sonoro del progetto HYbr:ID. Combinando il disegno tecnico e la visualizzazione dei principi compositivi con segni più strettamente poetici, le notazioni testimoniano l’obiettivo costante di superare i limiti imposti dalle partiture musicali classiche.

Laura Grisi (Rodi, 1939-Roma, 2017) è un’artista che ha sempre operato al di fuori delle categorie del suo tempo. La mostra Cosmogonie (21 marzo – 25 agosto) contestualizza il suo lavoro in relazione a quello di altre artiste, come Leonor Antunes, Nancy Holt e Liliane Lijn.

L’approccio artistico della Grisi è stato messo in relazione con molteplici correnti artistiche, ma si sottrae alle categorie e alle correnti che le sono state assegnate. Il suo lavoro conserva una vicinanza alle ricerche ottiche dell’Arte Cinetica, alla conformità con la società dei consumi tipica della Pop Art, ai materiali e alle geometrie industriali della Minimal Art americana e all’atteggiamento di smaterializzazione dell’Arte Povera, ma incarna comunque una posizione autonoma e insolita all’interno della storia dell’arte. L’artista ha scelto un’esistenza nomade, sfidando la politica dell’identità, la singolarità della rappresentazione e il costrutto lineare del tempo.

Sette grandi opere dell’artista, realizzate con diversi media (suono, pittura, video e installazioni luminose), offrono una nuova opportunità di entrare nelle sue riflessioni sulla percezione dell’immagine e nelle sue esplorazioni delle tensioni tra natura e artificio. La mostra comprende un’installazione di Leonor Antunes (1972) che assembla briglie di cavallo per creare una presenza fluida e sospesa nello spazio, concentrandosi sui materiali e sulle tecniche di lavorazione artigianale, in contrasto con la solidità dell’architettura circostante. La mostra presenta anche una fotografia di Nancy Holt (1938-2014) che ritrae le condizioni mutevoli di luce e ombra dell’installazione Sun Tunnels, situata nel deserto dello Utah, durante una lunga giornata estiva, e una scultura di Liliane Lijn (1939), che nasce dalla sua ricerca degli anni Ottanta sulle forme organiche e sulle sensazioni percepite tenendo in mano materiali naturali, come una pietra bagnata appena presa dal letto di un fiume. 

Luigi Serafini (Roma, 1949) è un artista, architetto, autore e designer la cui ricerca si è sempre sviluppata al di fuori dei contesti artistici più convenzionali.

Una casa ontologica (21 marzo – 25 agosto) è concepita come un’opera ampliata, uno spazio in cui Serafini ha creato un meta-ritratto che trasporta il suo atteggiamento immaginativo all’interno del museo, attraverso la rielaborazione degli interni della sua casa romana. Realizzata come un enorme Codex Seraphinianus tridimensionale e sospesa tra una scenografia onirica in un linguaggio indecifrabile e un’opera di architettura geometrica e catalogatrice, la casa dell’artista testimonia quasi 40 anni di vita e di lavoro, che adesso rischiano di scomparire a causa dello sfratto.

Il Codex è il suo lavoro editoriale più conosciuto, costituito da oltre 1000 disegni realizzati tra 1976 e il 1978 e pubblicati nel 1981 da Franco Maria Ricci Editore: un’enciclopedia visiva, dove ogni oggetto e immagine riproduce o raffigura un elemento della conoscenza zoologica, meccanica, botanica, mineralogica, tecnologica e aliena, in costante metamorfosi.
La mostra raccoglie una selezione delle eclettiche produzioni di Serafini, che spaziano dalla scultura alla progettazione di oggetti di uso quotidiano, dal disegno a mano libera alla fotografia, dalle pubblicazioni all’invenzione delle lingue.

Stefano Tamburini (Roma, 1955-1986) è stato un profetico “ingegnere dei media”, la cui variegata produzione grafica, che va dal design alla musica per mezzo  della moda, l’editoria e la pubblicità, può essere reinterpretata attraverso la lente del concetto di accelerazione, la pietra angolare della sua poetica e un tema cruciale nel dibattito odierno sull’automazione, l’evoluzione meccanica, la singolarità tecnologica e l’utopia/distopia tecno-capitalistica.

Conosciuto nel mondo del fumetto soprattutto come l’inventore del personaggio Ranxerox, il cyborg ultra-violento ispirato al tumulto del Settantasette italiano e precursore di personaggi come Terminator, Stefano Tamburini era in realtà un polivalente interprete del passaggio epocale dal clima rovente del lungo ’68 italiano alla realtà ipermediale degli anni ’80.

La mostra Accellerazione (21 marzo – 25 agosto), curata in collaborazione con Valerio Mattioli, riflette l’attitudine al saccheggio e al mix di immagini tipici del suo lavoro, presentando un apparato visivo che abbandona il concetto di originalità per smantellare la visualizzazione del feticcio a favore di una riformulazione che mette in evidenza le trasformazioni della sua ricerca nel periodo 1980-1986.

La mostra è corredata da testi commissionati per l’occasione al filosofo Franco “Bifo” Berardi, alla teorica Amy Ireland, al DJ e musicista Steve Goodman e al designer Silvio Lorusso, che dallo slancio dello stesso Tamburini ampliano il concetto di accelerazione, collegandolo alle questioni più urgenti del mondo contemporaneo ipercapitalista.


Link: www.museomacro.it