Lunds konsthall – Lund
29 / 06 / 2019 - 22 / 09 / 2019

Il titolo della mostra The Measure of All Things: On the (In)Human, a cura di Hans Carlsson e Åsa Nacking, si riferisce alla famosa citazione del filosofo greco Protagora: “L’uomo è la misura di tutte le cose: di quelle che sono, in quanto sono, e di quelle che non sono, in quanto non sono.”

Molti sostengono che queste parole debbano essere prese in riferimento a quanto gli esseri umani utilizzino loro stessi come criterio di comprensione del mondo, e questo fa della verità un concetto relativo che può variare da individuo e individuo. Questo concetto viene problematizzato dagli artisti partecipanti alla mostra: Ulrika Gomn, Hanni Kamaly, Santiago Mostyn e Sandra Mujinga.

Nelle opere di Sandra Mujinga, il corpo umano viene sviluppato e messo in condizione di interagire con la tecnologia, la moda e i media digitali. Come in ILYNL (It’s Like You Never Left), 2016, dove sequenze provenienti da Malmo e dal Congo si alternano in un film dove la protagonista digitalizzata e manipolatrice sembra vivere attraverso il suo smartphone.

L’opera viene mostrata insieme al Touch face 1 – 3, 2018, che consiste in tre sculture fatte di elastan grigio e sottile. Questi oggetti, in un certo senso, sono uguali agli umani, ma non completamente, dato che le loro fisiologie sono ispirate all’abitudine degli elefanti di toccarsi la faccia con le proboscidi, un movimento che serve solamente a far provare una piacevole sensazione all’animale.

Nelle loro opere, sia Hanni Kaaly che Santiago Mostyn si riferiscono alle organizzazione repressive, spesso razziste, che limitano lo spazio delle persone per manovrare, escludendo così individui e gruppi dalle altre cose, i social network, il sistema sanitario e la tutela giuridica. Kamaly ha prodotto un nuovo film, DINGS, 2019, che sarà proiettato al Cultural History Museum di Lund.

Nello spazio della galleria ci sarà un altro film, HeadHandEye, 2017, e una selezione delle sue sculture caratteristiche fatte di sottili tubi di metallo, uniti a chiodi, viti, sbarre e filettature in equilibrio su oggetti simili a organi umani. Queste sculture a volte vengono denominate come le vittime di una violenza strutturale, per esempio STERLING, 2017 – 2019, prende il nome da Anton Sterling, il quale fu colpito a morte con una pistola dagli ufficiali della polizia americana nel 2016.

Santiago Mostyon presenta due installazioni, entrambe con elementi da poco fabbricati: The Warming Plateau, 2018, che fa della storia dell’isola di Tobago il suo soggetto principale, e Red Summer Edit, 2019, mostrato come una serie di immagini da tappezzeria al Lunds konsthall.

Quest’ultimo sottolinea in maniera molto chiara le conseguenze della politica di esclusione e deumanizzazione subita dai neri nella società americana. Un filmato storico viene affiancato a immagini dirette delle persone e dei paesaggi americani fotografati dall’artista in persona, in cui la violenza sembra ripetersi.

Urlika Gomm si avvicina al tema dell’esibizione con due installazioni che prendono come punto di partenza la visione che il governo svedese ha del corpo e dell’individuo durante l’ultimo secolo, così come il concetto di democrazia nella Cina autoritaria dei giorni nostri.

Builgin Nation and Bodies (1914-2014), 2013-2019, compila brani provenienti dal governo svedese tra il 1914 e il 2014. Questa installazione con testo e audio riguarda il concetto di corpo e i discorsi politici che mirano a controllare la sua esistenza.

L’opera di Gomm, Horizon, 2018, esposta alla Lund’s City Library, fu realizzata durante la permanenza dell’artista in Cina nel 2018. Consiste in una composizione grafica del titolo di ogni libro presente alla National library of Beijing nel settembre 2028 contenente le parole “democrazia” e “Cina”, inscritta in uno schema circolare su un tavolo basso.


Link:

www.lundskonsthall.se