“Art Industries” – MCD magazine, Issue #72

Carte Blanche a cura di Marco Mancuso


Marco Mancuso è stato contattato nuovamente da Anne-Cécile Warms, capo redattore di MCD Magazine, per curare questa volta una sezione speciale (una “Carte Blanche”) nell’ambito di una issue focalizzata sulla possibile relazione tra il mondo della media art e quelle delle industrie nel campo dell’ICT, delle scienze applicate, della medicina, delle biotecnologie, della meccanica e dell’elettronica, nei termini di nuove forme di produzione e distribuzione di oggetti artistici e prodotti culturali.

Testo di presentazione della Carte Blanche

Testi critici e interviste: Marc Garrett (Furtherfield), Caroline Heron (Metamute), Nikolaus Hafermaas (Ubersee), Claudia D’Alonzo (Digicult), Gerfried Stocker (Ars Electronica Center and Futurelab), Michal Gorman (Science Gallery), Alex Barchiesi e Jeffrey Huang (Sinlab), Carlo Ratti (MIT Senseable City Lab), Joachim Sauter (ART+COM), Philip Dean (Aalto Media Factory)

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Dobbiamo iniziare a conviverci, il futuro è arrivato. Chi non lo assimila, è perduto. I modelli di sostentamento della produzione artistica e culturale del Ventesimo secolo stanno scomparendo: la nostra generazione non ha fatto in tempo a sperimentarli fino in fondo. Nei paesi occidentali, il supporto statale alla cultura, così come i fondi forniti da sponsor illuminati (e interessati) sono sempre più rarefatti, limitati e concentrati nelle mani di pochi soggetti che rappresentano una élite economica e sociale che consolida e occupa ruoli e posizioni.

Nel corso dell’ultimo trentennio, le economie necessarie per attivare processi di produzione nel campo della Media Art, sono giunti da istituzioni in primis, ma anche da banche, mecenati, sponsorship nell’ambito di mercati apparentemente vergini ma ovviamente pronti a una contaminazione commerciale che garantisse la propria sopravvivenza. La sensazione comune è che questo grande meccanismo assistenzialista che, diciamolo, si credeva forse eterno, non sia più sostenibile e debba necessariamente dare spazio a processi di produzione e diffusione dell’arte maggiormente virtuosi.

Presentazioni: NUMA cultural venue (Paris), Bozar Festival (Brussels)

La capacità di quelle che, in questa pubblicazione, vengono denominate “Art Industries”, è quella di agire come catalizzatori e incubatori di una sempre più diffusa forma di produzione artistica, economica e culturale dal basso legata all’utilizzo delle (nuove) tecnologie. Ed è interessante osservare come, per la verità, sia piuttosto lunga la lista di esperienze analoghe già compiute sia in epoche recenti sia nell’ambito delle avanguardie del secolo scorso.

Le interviste e le testimonianze riportate all’interno di questa pubblicazione, hanno quindi l’ambizione di raccontare un’esperienza comune. Dall’Ars Electronica Lab di Linz alla Science Gallery di Dublino, dall’Aalto Media Lab di Helsinki al Sinlab di Losanna, allo studio ART+COM di Berlino eal MIT Seansable City Lab. Ciò che emerge è un tratto comune, caratterizzato da percorsi di compenetrazione tra arte, design, scienza e ricerca sulle nuove forme di produzione artistica e culturale, che prevedono la stretta collaborazione con il mondo dell’industria e della ricerca scientifica. Le domande sono state poste con uno spirito d’indagine, di analisi dei meccanismi e delle dinamiche che sottendono l’operatività e l’economia di strutture produttive prese a riferimento in tutto il mondo. Il tentativo è stato quello di estrapolare esperienze, evidenziare strategie, ricercare forme di collaborazione spesso nascoste. Rendere cioè condiviso un possibile modello economico alternativo, nell’ambito di un circuito produttivo tanto all’avanguardia quanto ancora troppo trascurato da istituzioni, governi e mercati.