Wet Dreams affronta il tema dell’acqua al di là della sua mera concezione come risorsa, esplorando il suo ruolo di catalizzatore nelle relazioni eco-sociali. La mostra celebra le pratiche che mobilitano i fluidi per creare legami di solidarietà, incarnazione e desiderio.
Le opere degli artisti che hanno contribuito alla mostra si addentrano in acque curative, tossiche e residuali, oltre che nei fluidi corporei. Invitano a confrontarsi con pioggia, fiumi, bacini e fanghi. Evocano le fogne, le valvole che regolano i flussi e i condotti nascosti nelle pareti, nelle cantine e nei soffitti. Invocano il mondo dei tubi e delle tubature e gli orifizi che fanno entrare i liquidi che impregnano i nostri mondi, così come le perdite, i gocciolamenti e gli occasionali traboccamenti del represso.
La mostra è organizzata intorno ai seguenti temi:
Emanazioni e Impregnazioni: architetture rituali che circondano le acque medicinali e ricche di minerali sgorganti dalle profondità della terra, collegando i corpi umani con il corpo del pianeta.
Pioggia e altri Efflussi: creazione di formule, riti ancestrali e tecnologie di modificazione del tempo per invocare la pioggia e aumentare la fertilità della terra.
Traboccamenti del represso: azioni per liberare i corpi idrici e smantellare le ambizioni antropocentriche e di controllo dei moderni progetti infrastrutturali.
Orifizi e Fluidi condivisi: uso delle secrezioni corporee come materiali di progettazione di spazi e dispositivi dedicati all’igiene, agli impulsi erotici, alle transazioni sessuali e alla cura umana e più che umana.
Valvole a pressione e tubi traboccanti: in che modo elementi solitamente nascosti come tubi e valvole siano parte essenziale delle architetture dei liquidi, dell’acqua e del clima.
Perdite e rifiuti edonistici: pratiche progettuali legate al residuo, al tossico e al cattivo odore, che si traducono in nuove vibrazioni materiali, sensazioni e spazi di divertimento.
Protesi sensoriali: dispositivi che collegano i corpi ai processi climatici multiscalari.
Wet Dreams esplora i desideri e le ansie legati alla scarsità e all’abbondanza di liquidi attraverso approcci decoloniali, queer e idrofemministi. La mostra, curata da Marina Otero Verzier, è il risultato di una collaborazione tra il CentroCentro e MAYRIT, la Biennial of Design and Architecture di Madrid. Wet Dreams è anche il tema generale del MAYRIT 2024, ideato da Otero Verzier. La mostra prosegue la ricerca sviluppata per la 13ª Biennale di Shanghai, Bodies of Water, diretta da Andrés Jaque con un team curatoriale che comprende You Mi, Otero Verzier, Lucia Pietroiusti e Filipa Ramos.
Partecipanti: Yi-Fei Chen, Matilde Cassani, Elsa Casanova Sampé, Lluis Alexandre Casanovas Blanco, Patricia Coelho, elii [oficina de arquitectura], Mariam Elnozahy, Pol Esteve Castelló, Marco Ferrari, Ignacio G. Galán, Elise Misao Hunchuck, Institute for Postnatural Studies, Andrés Jaque / Office for Political Innovation, María Jerez, La Cuarta Piel, Elena López Riera, Miguel Montoya, Ivan L. Munuera, Marc Navarro Fornós, Claudia Paredes, Philippe Rahm, Joel Sanders, Jan Christian Schulz, Rebecca Schedler, Ariadna Silva Fernández, Ana Robles Pérez, Serina Tarkhanian, Susan Schuppli.
