: Copenhagen Contemporary – Copenhagen (Denimarca)
14/06-29/12/2024

Con le loro opere stimolanti e visivamente suggestive, Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme riempiono due dei più grandi centri artistici di Copenaghen con paesaggi sonori elettronici, materiale d’archivio campionato, antiche maschere realizzate con stampanti 3D e versi poetici sovrapposti a immagini. Composta di due parti, la mostra The song is the call, and the land is calling, che ha luogo in entrambe le istituzioni contemporaneamente, si immerge nelle profonde connessioni tra identità e patrimonio culturale e traccia collegamenti tra racconti di lotta e sogni comuni sulla liberazione di terre, storie e contesti politici diversi. Questa è la seconda mostra della collaborazione triennale tra il Copenhagen Contemporary e la Glyptotek.

Nel cuore della pratica artistica di Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme troviamo una profonda indagine sulla memoria collettiva e sul potere dell’espressione culturale. Con una formazione in ambito sonoro e del cinema sperimentale, Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme hanno sviluppato una produzione artistica rinomata a livello internazionale che comprende video, suoni, immagini, testi, installazioni e performance. Evolvendosi spesso in progetti di ricerca a lungo termine, le loro opere si sviluppano in installazioni multimediali immersive e stratificate, approfondendo i temi dello spirito collettivo, del senso di appartenenza e dell’autodeterminazione tra storie di perdita, di violenza e di sfollamento.

In The song is the call and the land is calling sono presenti molte delle opere chiave di Abbas e Abou-Rahme in versioni nuove e ampliate. Dispiegandosi tra cancellature e riapparizioni, espropriazioni e resistenza, storie di colonialismo e tentativi di nuovi metodi di sostentamento, la mostra esplora il modo in cui storie di resilienza collettiva risuonano nelle nostre culture contemporanee. Riferendosi alle loro opere come a una “poetica della resistenza”, gli artisti evidenziano il loro costante interesse per come le comunità marginalizzate possano mobilitare la speranza e incoraggiare collettivamente nuove possibilità politiche e sociali nonostante vivano in sistemi politici oppressivi.

Con la mostra di quest’anno, il Copenhagen Contemporary e la Glyptotek cercano di indagare le profonde connessioni tra identità e patrimonio culturale chiedendo: qual è il luogo e il potere del patrimonio culturale quando le potenze dell’occupazione coloniale e dell’imperialismo minacciano di sradicare ed eliminare intere comunità da una terra? Come si può rafforzare la percezione del patrimonio culturale, non solamente come reliquia del passato, ma anche come cultura immateriale, fungendo da testimonianza vivente della resilienza e dell’ingegno umano? E come può il patrimonio culturale essere una questione di diritti umani e libertà di autodeterminazione?

Le opere al Copenhagen Contemporary

Al Copenhagen Contemporary, Abbas e Abou-Rahme presentano tre opere combinate: l’immersiva installazione multicanale sonora e video chiamata May amnesia never kiss us on the mouth: Only sounds that tremble through us (2020–22), l’installazione scultorea Where the soil has been disturbed (2022) e il pezzo di banner tessile Low cloud hum (2023).

L’opera principale, May amnesia never kiss us on the mouth, è un progetto di ricerca diviso in più parti che esamina come le comunità disintegrate sono testimoni di violenze, perdite, sfollamenti e migrazioni forzate tramite la performance. Fin dall’inizio degli anni 2010, Abbas e Abou-Rahme hanno raccolto le registrazioni online di persone che ballavano e cantavano negli spazi comuni in Iraq, Palestina, Yemen e Siria. Accompagnata da nuove composizioni sonore ed estratti di testi poetici, l’opera riunisce queste registrazioni con nuove performance filmiche concepite dagli artisti con ballerini e musicisti palestinesi.

Le opere alla Glyptotek

Gli artisti presentano alla Glyptotek il loro progetto di ricerca a lungo termine And yet my mask is powerful Part 1, 2, 3 (2016–18) insieme ad una nuova opera commissionata legata proprio all’antica collezione del museo.

And yet my mask is powerful esplora idee di emancipazione e resistenza attraverso un’opera video multischermo, un brano sonoro e un’installazione scultorea. Il progetto si focalizza su una collezione di maschere neolitiche di 9000 anni, rinvenute in Cisgiordania e nelle zone limitrofe. Per molti anni queste maschere sono state conservate in collezioni private nascoste al pubblico fino a quando non sono state esposte nel Museo di Israele nel 2014. Visitando la mostra online tramite un tour virtuale, gli artisti hanno “hackerato” le maschere riproducendole usando la tecnologia di stampa 3D e successivamente restituendo le copie alle rovine di alcuni degli oltre 500 villaggi palestinesi distrutti o spopolati da Israele nel 1948, come atto di ritorno a casa.

In una nuova opera basata sulla collezione della Glyptotek, gli artisti hanno scannerizzato tramite la tecnologia 3D e stampato statuette e idoli antichi provenienti da regioni della Turchia, della Siria, della Palestina, del Libano e della Giordania.

La mostra è curata da Aukje Lepoutre Ravn (CC) e da Anna Kærsgaard Gregersen (Glyptotek).

Biografia

Vivendo e lavorando tra le città di New York e Ramallah, Basel Abbas (nato a Nicosia, Cipro, 1983) e Ruanne Abou-Rahme (nata a Boston, USA, 1983) collaborano in coppia dal 2007. Il lavoro degli artisti è profondamente radicato nella storia e nelle circostanze delle vite e dell’identità palestinesi, plasmato dalla loro educazione nelle comunità di Ramallah, di Gerusalemme e nella Galilea. Tuttavia, il loro lavoro è sempre situato al di là dell’individuo in quanto incorporano molteplici prospettive e risorse nella loro ricerca, tra cui il lavoro sul campo, la testimonianza orale, gli incontri personali e testi autoprodotti, documenti storici, reperti archeologici, ricerche d’archivio e filmati trovati su Internet.

Le recenti mostre includono: MIT List Visual Arts Center, Cambridge, MA (2024), Astrup Fearnley Museet, Oslo (2023); the Museum of Modern Art, New York (2022); Common Guild, Glasgow (2022); Art Institute of Chicago (2021) and Centraal Museum, Utrecht (2020). Il loro lavoro è stato incluso in importanti biennali internazionali come la Biennale di Sharjah (2023, 2015), la Biennale di Berlino (2022), La Biennale di Busan (2018), la Biennale di Gwangju e la Biennale di San Paolo (entrambe 2014), la Biennale di Istanbul (2013), la Biennale di Liverpool (2010) e la Biennale di Venezia (2009). Sono i destinatari del Premio della Biennale di Sharjah del 2015 e del Premio Abraaj del 2016.

Sulla collaborazione

Hosting Histories: Revisiting Cultural Heritage of the Middle East and Beyond è una collaborazione di tre anni tra la Glyptotek e il Copenhagen Contemporary che rivisita il patrimonio culturale dell’antichità e il suo significato al giorno d’oggi.


copenhagencontemporary.org