PALAZZO CAVOUR, SPAZIO ATRIUM, AB+, THE BEACH - TORINO
24 FEBBRAIO - 02 MARZO 2005

1 Il Festival

Sharing, la Regione Piemonte, la Provincia e il Comune di Torino, organizzano la prima edizione di PIEMONTE_SHARE_FESTIVAL dedicato alla cultura digitale e ai new media. PIEMONTE SHARE FESTIVAL rappresenta l’edizione italiana dei più importanti festival internazionali (Transmediale a Berlino, Ars Electronica a Linz, Sonàr a Barcellona) ed è aperto a collaborazioni con le realtà italiane più disposte a condividere creatività.La Regione Piemonte si pone come sede del festival per la sua vocazione all’innovazione e per la sua ricchezza di proposte culturali. Torino ne è il cuore in quanto vetrina privilegiata di importanti avvenimenti internazionali, all’interno dei quali sarà possibile far emergere nuove idee ed eventi.Per inaugurare questo festival si è scelto come tema guida il flusso culturale (wave) che si genera attraverso l’utilizzo della tecnologia digitale e di Internet. Il flusso digitale è anche punto di riferimento per le comunità virtuali che agiscono sul web generando nuove forme di interattività e nuove ondate di sperimentazioni nell’arte, nella cultura e nella comunicazione. Le manifestazioni del festival animeranno una molteplicità di spazi nella città di Torino e nella Regione Piemonte. La sede principale è palazzo Cavour nel centro storico di Torino, scelto come segno di confronto tra la tradizione e le tecnologie della comunicazione di rete.

Gli altri spazi di Torino che aderiscono al progetto sono: Atrium, Piazza Solforino; AB+, via della Basilica 13; Amantes, via Principe Amedeo 37, Bu.net, via San Quintino 15, Hiroshima Mon Amour, Via Bossoli 83, Teatro Juvarra – Cafè Procope, via Juvarra 15, The Beach, Murazzi del Po, Arcate 18-20-22, Spapò, centro polifunzionale Bruno Longo, Carmagnola; Epicentro, Grugliasco.

2 Cultura e arte digitale – a cura di Simona Lodi

Di cosa parliamo quando parliamo di cultura digitale e di cyberarte? La definizione di Pierre Levy fa coincidere la cyberart con le realizzazioni creative che comprendono varie espressioni tra cui le musiche tecno, i mondi virtuali, le installazioni interattive, etc. Anche se questa caratterizzazione sembra ancora valida per essere usata come griglia interpretativa, si va sempre più affermando il termine cultura digitale. Ma che cosa è la cultura digitale? Per spiegarlo si potrebbe citare Manuel Castells quando parla di cultura Internet: “la cultura di internet è la cultura dei creatori di internet” e applicare il concetto a un ambito più vasto che riunisce, oltre Internet anche i nuovi media, dove cultura dei nuovi media si identifica in un insieme di valori e convinzioni che guidano il comportamento degli utenti stessi. La cultura digitale è frutto di una costruzione collettiva che trascende le preferenze individuali e influenza le pratiche delle persone. Ma se Castells identifica il concetto chiave della cultura di Internet nell’apertura e nella libera modifica del software e del suo codice sorgente, cosa sta alla base della cultura digitale e della arte digitale? Quale è il sistema di valori che vi sottostanno? Si può riprendere Levy quando parla di interconnessione dei messaggi tra loro, e del loro perenne riferirsi a comunità virtuali in divenire? Per Lev Manovich, è attorno al 1990 che il termine “media digitali” entra nell’uso comune (accanto a quello di computer graphic) con la convergenza tra informatica e le tecnologie mediali. Quindi caratteristica principale è la traduzione di tutti i media preesistenti in dati numerici accessibili tramite computer, la loro modularità e la conseguente automazione e variabilità. E’ questo aspetto preso in considerazione da Manovich a riguardare da vicino il nostro festival: la capacità dei nuovi media di operare una transcodifica culturale. Ciò significa che anche per le pratiche creative si assiste ad un trasmigrazione, sia a livello di linguaggio che di significato, verso nuove estetiche e nuovi valori concettuali che nascono dall’uso dei computer. A questo punto come si esprimerà la creatività digitale? Quali sono le manifestazioni e gli eventi on sintonia con l’arte e la cultura digitale? Nel festival le espressioni della creatività digitale sono accomunate dallo stesso codice, accessibili in modalità random, riproducibili senza perdita qualitativa, multimediali, sempre interattive e in questo senso saranno opere aperte (Umberto Eco), quindi tautologiche ma con caratteristiche dinamiche di creazione di dati al momento (run in time). Una manifestazione come un festival si presta così ad essere la forma ideale per soddisfare alcune esigenze proprie della cultura digitale. Rifacendoci a quanto sostiene in “Post production” Nicolas Bourriaud, co-direttore del Palais de Tokyo di Parigi e critico d’arte, che l’universo della musica ha banalizzato con lo shareware o il sampler l’utilizzo della firma, soprattutto con le “white labels”, distribuite a tiratura limitata e con copertine anonime, possiamo anche noi affermare che l’autore digitale realizza un ideale del collettivo/individuale realizzando quei prodotti che mantengono le caratteristiche dell’arte e della cultura digitale. In tal modo il festival di matrice musicale, così come il sampler diventa l’evento ideale in cui raccogliere espressioni diverse di creatività digitale e necessario per creare un clima di partecipazione diretta del pubblico/utente. Uno degli scopi di share festival è collocare la cultura digitale in relazione alle arti di ieri e di oggi. Se l’arte degli anni sessanta, continua Bourriaud, dalla Pop all’arte concettuale va di pari passo con l’apogeo della coppia formata da produzione industriale e consumo di massa, si può dire che l’arte digitale si sviluppa con la coppia computer-internet.

3 Paese ospite: Brasile – a cura di Mario Suarez

La rete è una realtà globale che contamina generi e linguaggi, ma che ha sempre un radicamento locale. In ogni edizione del festival sarà presente l’anima digitale di un paese e di una cultura. Per l’edizione di apertura del 2005 il paese protagonista è il Brasile con una visione sudamericana della digital culture. La rassegna, curata da Mario Suarez con la collaborazione di Angelo Palombo, presenta una panoramica artistica (pioners) del periodo 1974-1080, opere di autori di cine/video arte, il movimento degli artisti di strada (tupinaodas) degli anni ’80, alcuni rappresentanti della Poesia Concreta, le Installazioni di Giselle Beiguelman, Lucas Bambozzi, Luis Duva. Saranno inoltre organizzate serate musicali con la presenza dei dj Ramilson Maia, Mau Mau (UNIVERSO GLOBAL), Dolores (UNIVERSO REGIONAL – POPULAR) e del VJ – Angelo Palombo e Spetto.

4 Fiestas Populares – a cura di Chiara Gariboldi

Piemonte Share Festival 2005 presenta a Torino l’anteprima internazionale di “FIESTAS POPULARES” di Juan Navarro, Gonzalo Cunil, Ignasi Duarte, in collaborazione con il Mercat de les Flor di Barcellona.Fiestas Populares, è una prova di teatro all’interno del teatro, un improvvisato terreno di gioco sul quale esprimere problematiche e tematiche provenienti da altre discipline, oltrepassando i limiti scenici tradizionali. La vicenda è semplice e racconta di due uomini che investono tutti i loro soldi in un viaggio. Accompagnati da un gruppo di musicisti: applaudono ad un ingorgo stradale; festeggiano la passeggiata di uno zoppo; fanno un picnic sulle impalcature di un cantiere; fanno la ola a una vetrina di Hugo Boss. Ma i veri protagonisti dello spettacolo sono il pubblico e la musica: il pubblico è invitato a partecipare e seguire gli attori lungo il percorso, la musica costituisce il filo conduttore che lega le diverse azioni che si succedono sul palco.Lo spettacolo sarà rappresentato nelle ultime due serate di Piemonte Share Festival 2005. La rappresentazione si terrà al Teatro Juvarra / Cafe’ Procope.

5 POL / Performance interattiva e multimediale di Marcel.lì

Antunez RocaMarcel.lì Antunez Roca (Moià 1959)Tra i fondatori de La Fura dels Baus, è conosciuto per le sue performances mecatroniche e per le sue istallazioni robotiche. Negli anni ‘90 elabora concetti come Bodybots (robots per il controllo del corpo), Sistematurgy (narrazioni interattive) e dresskeleton (interfacce tecnologiche indossate come vestiti). Questi concetti costituiscono la struttura portante delle performances che realizza a partire da quel periodo: IoAn, l’uomo di carne (1992), Epizoo (1994), Afasia (1998) e Pol (2002), Requiem (1999), le installazioni Rinodigestio (1987) e Agar (1999). POL è una storia interattiva generata dal dialogo tra tecnologie meccaniche, attori e spettatori. Lo spunto narrativo trae origine dalla tradizione popolare europea ed è il racconto del travagliato viaggio di un coniglio alla ricerca dell’amore.Questo viaggio, una metaforica odissea, si costruisce attorno a due poli di interesse. Il primo è il recupero dei denti, segno della forza e del coraggio, che permetteranno al protagonista di avere ragione dei suoi nemici; il secondo è la lotta che deve sostenere per raggiungere l’amata Princepollu, figlia del perfido diavolo Cervosatan che gli scatena contro i suoi sbirri Jaba, Lopa, Sap e Serpe.

La performance si sviluppa in uno spazio interattivo dove si muovono attori con exoskeletons e robots e dove l’ambientazione è data da tre grandi schermi. Una batteria di computer regola l’interazione tra gli attori e i robots e tra il pubblico e l’ambientazione scenica si modifica in base a impulsi trasmessi dagli spettatori.Le tematiche che emergono dallo spettacolo POL sono quelle del rapporto tra tecnologia e arte. I movimenti delle membra degli attori con l’exoskeletns e i suoni del pubblico generano variazioni imprevedibili che influenzano l’andamento del racconto: l’interattività di questo spettacolo mecatronico unisce i corpi, le interfacce, i computer e il sistema multimediale in un nuovo percorso narrativo, flessibile e divertente, che può trasformarsi in un rito catartico.

In collaborazione con Piemonte Share Festival, Malafestival/Servi di Scena opus rt organizza per il 22 febbraio 2005, un seminario condotto da Marcel.lí Antúnez Roca. Il Seminario è organizzato con il Corso di laurea in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi Di Comunicazione del Politecnico di Torino e Multidams di Torino ed è inserito all’interno del Progetto “Nuovo Golem”.

6 Digital movie – a cura di Volumina e De Gaetano

Il panorama attuale è un panorama ibrido, dove nascono opere interamente digitali ma più sovente a metà fra l’analogico e il digitale e dove coesistono insieme opere analogiche e digitali. Nel cinema, autori sperimentali come Lars Von Triers affiancano registi come George Lucas o come Robert Rodriguez che firma i suoi film non più digital film ma digital file. Nel campo della videoarte, l’avvento del video digitale ha significato un “cambio della guardia”: la generazione degli anni 70’/‘80 ha smesso di fare video, a favore delle videoinstallazioni, lasciando spazio ad autori più nuovi e giovani che nel compositing digitale hanno (ri)trovato materiale su cui sperimentare. Cambia il modo di pensare alle immagini in movimento perché muta anche il modo di fruirle: i dvd, ma soprattutto internet, rappresentano nuove maniere di essere spettatori-autori. E la pratica del vjing sta reinventando il modo di promuovere la musica e di vivere la danza nei club.

Nel programma di Piemonte share festival Volumina e di Domenico De Gaetano hanno curato una rassegna di film che rappresentano una tappa significativa nella produzione e postproduzione in digitale e una rassegna di corti che rappresentano la categoria di ibridazione tra tecnologia cinematografica, elettronica e digitale. Cinema d’animazione a SHARE.

Cinema d’animazione

Il programma del festival proporrà, a partire da alcuni lavori di Larkin, una panoramica sulla ricerche sviluppate fra gli anni ’70 e ‘80 da alcuni riconosciuti maestri dell’animazione, con cortometraggi di Norman McLaren, Peter Foldes, Jerzy Kucia, Lejf Marcussen. Ryan, il film digitale di Chris Landreth sull’artista animatore Ryan Larkin che sarà presentato al festival, rappresenta un punto di riferimento per meglio comprendere i complessi rapporti fra l’arte dell’animazione e la “rivoluzione digitale”.

Le performance chimiche di Jurgen Reble

Il cinema sperimentale, specialmente quello tedesco, ha rappresentato il fondamento estetico e iconografico di molta videoarte. In questo senso, film come “Staadt in Flammen” o “Aus den Algen” di Jürgen Reble, ottenuti con procedimenti di aggressione chimica della pellicola, suonano come critica al realismo della riproduzione video ed esprimono nuove relazioni tra tecnologia e creatività, come raramente accade nel circuito della MediaArt. Le opere di Jürgen Reble, musicate da Thomas Köner con richiamo ai rumori reali che la pellicola produce sotto lo stress di agenti chimici, mettono in crisi il concetto di riproducibilità dell’opera d’arte contemporanea e costituiscono spunto di riflessione sull’opera elettronica sempre uguale e riproducibile. Documedia: labirinto digitaleIl digitale è uno sguardo “totale” sul reale, capace di entrare dove non riescono altre tecnologie meno agili: basti pensare all’effetto devastante delle fotocamere digitali utilizzate dai militari americani con i prigionieri iracheni ad Abu Grahib. Il digitale rappresenta anche l’integrazione tra tecnologie diverse, come documenta l’iniziativa di un gruppo di artisti/attivisti no-global che durante l’incontro degli 8 ‘Grandi’ a Davos proiettavano sul ghiacciaio di fronte all’albergo dei Capi, a mezzo laser, gli sms con domande e opinioni provenienti da tutto il mondo.Le nuove tecnologie di comunicazione possono quindi influenzare la storia: senza la compattezza della fotocamera, l’universalità del formato e soprattutto la velocità di diffusione delle immagini, probabilmente nessuno sarebbe mai venuto a conoscenza di quei fatti, a riprova che una tecnologia nuova e veloce può provocare smagliature nella rete solitamente compatta della comunicazione.

7 Cyberart/Wave.it – a cura di Simona Lodi, Marco Mancuso

L’onda, nella sua rappresentazione metaforica in share festival riproduce il passaggio da un’era di produzioni digitali chiuse in una nicchia di pochi esperti/sperimentatori a un onda di spostamento al digital-popolare. In questo senso, l’onda del pop umanizza i prodotti creativi, ovvero li utilizza in modo conforme alla distribuzione: maggiore univocità interpretativa, serialità, generalizzazione formale e iconografica comune. In questo senso vanno lette le video-proiezioni di Gregory Chatonsky.

Sul tema della gravità, è basato l’ambiente audio-visivo interattivo di “gravicell” dei giapponesi Seiko Mikami e Sota Ichikawa. L’assimilazione ad un oggetto quotidiano come lo specchio del linguaggio ASCII è alla base dell’installazione di Tobias Grewenig (DE) dove l’applicazione di uno dei più eleganti espedienti nella computer graphic rappresenta le espressioni facciali e le interazioni fisiche con il pubblico, animando i movimenti dei visitatori in forme astratte e riproducendole in una sintesi sonora. L’italiano Motor ha progettato una video proiezione sensibile dove lo spettatore esplora un ambiente deserto e ricoperto di rottami, che si modifica percettivamente quanto più si cerca di avvicinarsi. Tra gli artisti invitati al festival parteciperanno 0100101110101101.ORG . conosciuti per l’utilizzo di metodi non convenzionali di comunicazione mediatica.

Audiovideo

All’interno del Share Festival viene introdotta una sezione che va a interrogarsi su quali sono i confini esplorati e quali quelli non ancora esplorati della sperimentazione audiovideo, attraverso le performance, le installazioni e i progetti di alcune delle realtà più interessanti del panorama digitale italiano, proposte da Marco Mancuso e da Digicult, magazine online di cultura digitale, ente promotore della cultura e delle arti digitali in Italia e all’estero e media partner del festival

Oltre quindi all’installzione Scribble Test presentata da Mario Canali allo Spazio Atrium, ci saranno le esibizioni live di: Otolab project – Live Media performance/Atrium e Pirandèlo project (MouLips + Claudio Sinatti) – Live Media performance /Atrium

8 Cyberart /GameScenes – a cura di Domenico Quaranta,

I videogiochi hanno arricchito il nostro immaginario di nuovi ambienti, nuovi paesaggi e nuove icone. Ma soprattutto, l’industria videoludica ha inventato e sperimentato le forme e i linguaggi dei media interattivi. Questi temi saranno affrontati in una conferenza con Alessandra C, Jamie D’Alessandro, Matteo Bittanti e un rappresentante di Molleindustria, laboratorio di game design indipendente. GameScenes propone una mostra con opere di arte figurativa come i Solid_Landscapes del milanese Mauro Ceolin e i New York Romscapes di Jeremiah Johnson alias nullsleep; videogiochi d’artista, come The Great Game dell’americano Jon Klima, sulla guerra in Afganistan, e Vigilance 1.0, un gioco sulla videosorveglianza del francese Martin Le Chevallier; giochi modificati, dalla versione per Wolfenstein di My Boyfriend Came back from the War del duo olandese Jodi, ai lavori dello spagnolo Retroyou, al sensazionale 9/11 survivor, del Kinematic Collective, dedicato alle Twin Towers; videogame politicamente impegnati, da September 12th del collettivo Newsgaming, a STOP BUSH! degli attivisti di TWCDC (Together We Can Defeat Capitalism).

La mostra sarà inaugurata da una performance di Tonylight, artista italiano e suonatore di gameboy, e animata da musiche di nullsleep (USA) e di altri membri della community 8bitpeople.com.

Scrittura mutante

In collaborazione con la Biblioteca Multimediale di Settimo e l’Osservatorio della scrittura mutante sarà organizzato un incontro sulla poesia in ambiente digitale e dall’integrazione fra mezzi di comunicazione, editoria, musica, video, grafica e fumetti, con lo scopo di riflettere sulle contaminazioni della cultura contemporanea attraverso la ricerca formale sulla lingua e il crossover tra i vari generi letterari fino ai blog. DIGITAL STORYTELLERSDIGITAL STORYTELLERS vuole tracciare un percorso all’interno del multiforme mondo della net-art. Un sentiero lungo un percorso che segue i raccontastorie digitali, gli stilemi utilizzati, le metafore, le immagini. Gli artisti incrociati nel percorso sono:Philip Wood —–>http://www.sign69.com UKAndrew Forbes —–>http://rnd.net-art.ws UKArea 3—->http://www.area3.net SpainMargareth Penny—->http://www.dream7.com U.S.AArchangel Costantini—–>http://www.unosunosyunosceros.com MexicoSnarg—-http://www.snarg.net U.S.A.Peter Horvath—– http://www.6168.org CanadaFernando Llanos——– http://fllanos.com MexicoMichiaki Abiko —— http://http://tam.southspace.org.uk/3code Japan CHAOS progetto collettivo del gruppo no-such del marzo 2000, nel quasi tutti gli artisti presentati hanno fatto parte.____

FORUMUn forum particolare realizzato e ospitato da ISLAND degli 80/81 per SHARING FESTIVAL. Un luogo in rete dove discutere delle varie tematiche, mostre, eventi, conferenze del festival.

9 Share fest Musica – a cura di Alberto Campo

Sezione musicale a cura di Alberto CampoLa declinazione in musica della rivoluzione digitale riguarda tanto la produzione quanto i consumi. Ed è perciò su entrambi i versanti che lo Share Festival indirizza la propria attenzione. Da un lato, quindi, la ridefinizione dell’atto creativo nel formato della laptop culture, nuova dimensione del fai-da-te sonoro. E dall’altro la smaterializzazione della musica stessa come oggetto mercantile nelle maglie della rete. Trasformazioni che inevitabilmente tendono a ridisegnare l’identità sia dell’artista, sia dell’ascoltatore. Ed è appunto sul cambiamento in atto che saranno chiamati a riflettere in veste di conferenzieri personaggi come Madaski (Africa Unite), Ernesto Assante (la Repubblica) e Sergio Messina (Radio Gladio). Ma ovviamente maggiori attrazioni della sezione musicale del festival saranno gli eventi dal vivo. Come in una geometria concentrica, si parte dalla scena locale, rappresenta -secondo le indicazioni di Piemontegroove, a cui è affidata inoltre la scelta dei DJ che animeranno il festival: su tutti lo statunitense Daniel Bell – da Strek vs Aztmo, allargando progressivamente il raggio all’Italia (ecco il laptop show di Popolous, giovane pugliese reclutato dall’etichetta discografica tedesca Morr Music), all’Europa (e alla sua naturale capitale elettronica, Berlino, di cui è testimonial Olaf Bender del team Raster Noton diretto da Karsten Nicolai) e al mondo (il corredo sonoro fornito dagli artisti ambasciatori del paese ospite nella prima edizione di Share Festival, il Brasile). Il colpo d’occhio offerto rispecchierà così, ancorché in modo parziale, le nuove geografie del suono delineate su scala planetaria dai processi di digitalizzazione e le loro strette relazioni con altri media e forme d’espressione.Alberto Campo

PRODUZIONE E ORGANIZZAZIONE

Produzione e ideazione Il festival è promosso e prodotto dall’Associazione culturale The Sharing.Comitato artistico-scientificoAndreas Broeckmann (direttore di Transmediale Berlino), Andrew Morrison (professore InterMedia Università, Oslo), Marco De Michelis (Preside dello IUAV – Venezia), Gerfried Stocker (Ars Electronica)Consulenti per la selezione del programmaDomenico Quaranta (cyberart), Alberto Campo (musica), Alessandro Amaducci (immagini in movimento), Luca Pastore (documentari), Chiara Magri (animazione), Luca Barbeni (cyberart), Popi Giovandoli (scrittura), Mario Suarez (paese ospite Brasile), Marco Mancuso (Cyberart).Organizzazione Chiara Garibaldi (Coordinamento generale), Simona Lodi (Direzione artistica), Cristiano Buffa (Comunicazione).AllestimentoElenaD’Agnolo Vallan, Direttore tecnico Andrea Costa, Grafica Ludovica Candiani e Paolo Schenoni, Amministrazione Studio Commercialista Dr. Montalcini, Consulenza legale Studio Nunziante e Magrone, Web editor Luca Barbeni e Antonio Rollo, Catalogo Tatiana Mazali, Segreteria generale Margherita Dionisio www.toshare.it – info@toshare.it

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