CYLAND Media Lab è una delle organizzazioni no-profit più attive in Russia nel campo della New Media art. CYLAND ospita il più grande archivio di video arte online dell’Est Europa, organizza mostre in tutto il mondo ed  promotore del CYBERFEST, il più grande evento artistico di New Media Art in Russia. La settiman edizione del CYBERFEST si è svolta lo scorso Novembre 2013. CYLAND è stato cofondato da Marina Koldobskaya e Anna Frants. Il Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) è il primo centro universitario in Italia nato con lo scopo di fare emergere la ricerca e la disseminazione della traduzione culturale della Russia. Le sue attività includono una serie di workshop permanenti e temporanei, nonchè conferenze internazionali, film festival e supporto alle Performing Arts.

Capital of Nowhere exhibition: Cyland Media Lab

Panel a cura di Marco Mancuso

Lectures di: Marco Mancuso, Alessio Erioli, Bertram Niessen, Domenico Quaranta, Valentina Tanni


CYLAND Media Art Lab (San Pietroburgo, Russia) & Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR), l’Università Ca’ Foscari di Venezia presentano un panel curato e introdotto da Marco Mancuso (Direttore Digicult), con la partecipazione di alcuni esperti e Autori del Network di Digicult come Alessio Erioli, Bertram Niessen, Domenico Quaranta, Valentina Tanni. L’incontro vuole focalizzarsi sull’analisi di quei territori intermediali connessi all’impatto delle tecnologie digitali e dei network aperti sull’arte, il design e l’arte contemporanea.

Panel
We’re on the road to Nowhere

..and we’re not little children, and we know what we want, and the future is certain, give us time to work it out David Byrne

Siamo su una strada di cui non si conosce la destinazione finale, a mala pena riusciamo a scorgerne i bordi, i confini, le regole di percorrenza. Ma in fondo non ci importa molto, stiamo velocemente adattando le nostre professionalità, i nostri interessi, i nostri campi di ricerca e di analisi per comprendere la complessità del contemporaneo.

Non siamo preoccupati, non siamo confusi. Osserviamo l’arte, la cultura, i mercati, il design nella nostra Era dell’Informazione immaginando scenari futuri nel confronto con le esperienze del passato, osservando elementi di sovrapposizione tra discipline nelle pieghe delle possibili differenze tra ambiti di ricerca, vivendo in un’età matura che conosce i limiti sociali, economici, creativi delle tecnologie ma che guarda con professionalità e curiosità al loro sviluppo e impatto sulla società.

Siamo su una strada fatta quindi di incongruenze, di cambiamenti repentini, di estremi a volte destabilizzanti. Viviamo la complessità che la caratterizza, non la studiamo solamente, la rendiamo parte delle nostre vite e del nostro lavoro. Cerchiamo di illustrarla attraverso mostre, incontri, articoli, tavole rotonde, lecture, attività didattiche. Non siamo più bambini e sappiamo cosa vogliamo, sappiamo di che materiale è fatto il nostro futuro, che tecnologia utilizza per prendere quella forma che però ancora non conosciamo. Ma se ci date il tempo lo scopriremo, la nostra curiosità è quella di tutti e riflette quella tensione di comprensione della società in cui viviamo.

Alessio Erioli, Bertram Niessen, Domenico Quaranta e Valentina Tanni ci guideranno lungo questa strada. Ci parleranno di dinamiche di diffusione delle informazioni, di reti e network per le collaborazioni artistiche e professionali, ci illustreranno come osservare la natura e il paesaggio che ci circonda per replicarne forme, progettualità e parametri, ci guideranno verso la complessità e la varietà tecnologica, di stili, di espressioni e di linguaggi che caratterizzano l’arte contemporanea ma al contempo rifletteranno sul senso di identità e medializzazione che ci caratterizza in quanto uomini e donne del XXI Secolo. Saltate a bordo, il viaggio è appena iniziato…

Sono stati evidenziati 4 differenti processi rappresentativi del contemporaneo:

DECOSTRUZIONE: la morfologia della cultura contemporanea è un territorio complesso caratterizzato da una progressiva decostruzione di strutture espressive, disciplinari, linguistiche, creative e progettuali, a discapito di quel processo di progressiva apparente omologazione di codici (sociali, politici, produttivi) ed estetiche (visive, sonore, espressive in senso ampio) che caratterizzano l’universo online e offline nel quale operiamo e viviamo

COMPLESSIFICAZIONE: gli sviluppi tecnologici, i network, le scienze moderne, contribuiscono a un progessivo assottigliamento dei paradigmi quasi dogmatici che governavano (e in parte ancora governano) la creazione di significato nelle società Occidentali: separazione, specializzazione, caratterizzazione sono parole chiave di un passato che tende rapidamente a scomparire a favore di un linguaggio nuovo e complesso, i cui confini sono ancora sconosciuti e che sottende il mondo dell’arte, del design, della scienza e della società contemporanea

NON IDENTIFICAZIONE: nell’ambito dei mercati contemporanei, quello della cultura, dell’arte o del prodotto, i soggetti in gioco hanno ruoli professionali meno caratterizzati, determinati e modellati da differenti esperienze ibride, studi transdisciplinari e ricerche cross mediali. Creativi, artisti e designer, critici, curatori, esperti ed operatori culturali in senso ampio, interiorizzano e modellano il concetto di brand, sia esso estensione del modello corporate, di quello cultural-istituzionale o persino di quello reputativo-personale. Aiutati in questo dalle dinamiche di valutazione collettiva su internet, dalle reti sociali condivise, dalle strutture produttive in network

OSSERVAZIONE: si dice che l’artista osserva, traduce e interpreta il mondo e la società che lo circonda. Mai come in questa epoca contemporanea, grazie alla diffusione di tecnologie software e hardware, di dinamiche open e peer-to-peer, gli artisti e i progettisti di oggi sono quasi “oltre” il ruolo di tramite, vivendo una completa identificazione di mezzi espressivi, linguaggi e dinamiche di lavoro che sembrano replicare e identificarsi completamente con la complessità di dati, informazioni, strutture che caratterizzano il panorama, naturale, urbano o sociale che viene osservato e interpretato

Come si ricolloca il concept in un panorama culturale più ampio

Le tematiche e gli ospiti selezionati,  in funzione delle loro ricerche e percorsi professionali, riflettono una serie di considerazioni che collocano il corpus teorico, nell’ambito di un contesto culturale i cui punti nodali sono stati così individuati:

CRITICA UFFICIALE: la necessità di categorizzare, identificare, racchiudere dentro confini linguistici, espressivi e culturali precisi e definiti, la difficoltà di comprensione degli strumenti tecnologici utilizzati e dei loro codici rappresentativi fa si che la critica ufficiale, i media generalisti, gli spazi espositivi, le istituzioni facciano spesso un po’ di fatica a comprendere il livello di complessità raggiunto nell’espressione creativa contemporanea

PROFESSIONISMO: il contesto contemporaneo spinge spontaneamente verso l’ibridizzazione, la collaborazione, la condivisione di esperienze, studi, capacità tecniche e linguaggi. Gli ambiti non solo della media art, ma quelli del cinema, dell’audiovisivo, del design, dell’interaction, delle tecnologie elettroniche e diy, delle stesse scienze moderne, conoscono oggi un momento di estrema compenetrazione e collaborazione

FORMAZIONE: si rivela una certa difficoltà degli istituti formativi, dei corsi accademici sulle nuove tecnologie, degli stessi workshop di artisti e designer, nel focalizzare l’attenzione sulle complessità tecnologica, sulle dinamicità nei linguaggi nonché su un tipo di progettazione ibrida (teorica e pratica) a favore di un tipo di formazione basata su dinamiche standardizzate e ancora troppo settorializzate di un insegnamento iper-specializzato a livello hardware e software o altresì teorico sugli studi dell’arte mediale

Bertram Niessen

Le forme di produzione e di riproduzione digitale, stanno distruggendo il nostro modo consolidato di pensare alla cultura, all’arte, all’informazione e alla scienza. Ciascuno di questi settori, è caratterizzato oggi da una fase di continua trasformazione segnata dall’incremento costante di un gap tra le forme tradizionali e istituzionalizzare di elaborazione della conoscenza e le nuove pratiche di networking che ridefiniscono i confini dell’azione sociale. A livelli diversi, tutto ciò sta condizionando la nozione di società, producendo una crescente segmentazione dei significati, del senso comune, del sistema di valori, delle nostre credenze e dei nostri comportamenti. Con questo talk, si vuole evidenziare alcuni dei percorsi di sviluppo più importanti in questo senso, all’incrocio tra cultura e tecnologia.

Alessio Erioli

The contemporary framework has finally recognized complexity and emergence as the dominant paradigms of our era as we have finally stepped out of linear deterministic paradigms (i.e. the machine paradigm: man as a machine, Fordist models of society and labor, la machine à habiter, etc.), and physics of matter put information at the core of our reality.  In such framework and with the power to program information not just as abstract but as the constituent part of living matter and direct our own evolution, what consequences and opportunities open for creative disciplines? More than observation and imitation by repetition, there is an urge to call for creative projection: an imagination that does not embraces only the narrative (such as utopian/dystopian visions did so far) but also the aspects linked to processes, costs, information/matter and the energetics involved, joining design and making in a simultaneous, intertwined ongoing process.

Domenico Quaranta

Un luogo comune sulla rete la descrive come ruolo di relazione, di interazione e di scambio. Questa prospettiva trova la sua traduzione nel software di ciò che oggi viene chiamato “social web”. Tuttavia, la struttura della rete favorisce più il monologo che il dialogo. La costruzione identitaria, più che l’attivazione di relazioni. In un contesto in cui le relazioni si sviluppano “fuori dal corpo”, come scrive Douglas Rushkoff, l’identità digitale va costruita, e a questa costruzione concorrono i dati che disperdiamo sui social network, ma anche le relazioni che vi costruiamo e il modo in cui decidiamo di svilupparle. Al centro del flusso ininterrotto di tweet, like, reblog, amicizie date e ricevute, immagini e video non c’è mai l’altro, ma il sé. Non c’è la relazione, ma l’autoritratto.

Valentina Tanni

Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti. La perdita definitiva di un centro culturale definito – la fine della cultura mainstream e del mercato di massa così come lo conosciamo – è il capitolo conclusivo di un lunghissimo processo storico, iniziato molte decadi or sono. La suddivisione della nostra cultura in una collage di diverse tribù, è qualcosa che potrà suonare spaventoso ma che in realtà apre le porte a un oceano di possibilità di conoscenza, educazione e creatività. La sfida più grande che ci troviamo oggi ad affrontare, è quella di individuare la maniera più corretta per affrontare questa interazione con la diversità e la complessità realmente senza sosta, una nuova “condizione” resa possibile da Internet. Gli strumenti a disposizione sono la curiosità, la creatività e il coraggio di essere diversi. E in questo, l’arte può essere sicuramente una guida molto utile…