La breve storia dalla Scuola di Design è segnata dalla costante attenzione verso linee di sviluppo sperimentali e innovative, che incontrino la reale domanda del mercato e della società contemporanea.

Sin dalla sua fondazione nel 1999, il corpo docenti della Scuola di Design del Politecnico di Milano ha rappresentato una grande varietà di culture, unendo gli argomenti scientifici e accademici che vengono insegnati sia nella Scuola di Architettura che in quella di Ingegneria con quei settori professionali che danno un contributo fondamentale alla cultura del design Italiano. Un’ampia squadra di professionisti, esperti, designer nel campo dei servizi, della cultura e del management si sono quindi uniti nel corso degli anni al corpo docenti, giocando un ruolo essenziali per lo sviluppo del programma educativo.

Scuola di Design – Politecnico Milano, Bovisa

Relatore: Marco Mancuso


Digicult è stato invitato dal Politecnico di Milano / Scuola di Design dal Prof. Pierluigi Salvadeo per condurre un seminario riguardo le possibili ricerche ed espressioni interdisciplinari a cavallo tra arte audiovisiva, design e architettura (spazi urbani).

L’Arte Audiovisiva, la capacità cioè di creare forme artistiche, narrative o astratte, mediante l’utilizzo del suono e delle immagini, ha subito nel corso degli ultimi anni una considerevole spinta innovativa. Nell’ambito più ampio della così detta new media art, essa si è ormai ritagliata un ruolo polivalente, sicuramente più complesso e sfaccettato di quello che a mio avviso la limita al contesto puramente performativo.

Seminario: Audiovideodrome
L’audiovisivo digitale nello spazio fisico e impermediale
tra arte, architettura e design

Prendendo linfa vitale dai progressi tecnologici compiuti nell’ambito di hardware e software open source (e non solo) per la gestione di flussi audiovisivi in tempo reale, l’Arte Audiovisiva contemporanea appare oggi come un territorio ancora in gran parte inesplorato, sul confine tra pura espressione artistica e creativa, sperimentazione e design. Con solide basi storiche che affondano le proprie radici da un lato sulla tradizione della sound art e della spazializzazione del suono e dall’altro dalle esperienze artistiche a cavallo tra cinema espanso e utilizzo immersivo dello spazio architettonico, l’Arte Audiovisiva pare approdare oggi ad una sorta di maturità che grazie all’utilizzo dei nuovi media digitali riunisce esperienze artistiche e professionali anche molto diverse.

Lo spazio diventa un luogo/non-luogo fluido da esplorare, un vero e proprio elemento di progettazione, un attore in grado di innescare un dialogo fisico ed emotivo con l’uomo, guidandolo verso nuove esperienze emotive e percettive. Spazio che può essere sia quello chiuso di una stanza che quello infinitamente aperto del contesto urbano che ci circonda, fatto di elementi architettonici sui quali poter intervenire, di superfici da usare come tele, di infrastrutture digitali sulle quali veicolare sia flussi di informazioni che prodogmi di indefinita arte astratta. L’utilizzo integrato dei media digitali garantirà a breve lo sviluppo di un vero e proprio layer digitale negli spazi che siamo soliti “abitare”, creando un ambiente sia materiale che immateriale con il quale confrontarsi per ridefinire la funzione stessa di questa struttura in inesorabile crescita.

Immersività, spazializzazione, sinestesia, interattività sono alcune delle parole chiave con cui gli artisti che si occupano di integrazione suono-immagini-luci sono chiamati oggi a confrontarsi in maniera sempre più consapevole e matura. Non è un caso che quegli artisti, designers o studi che nel mondo stanno seguendo questo percorso di indagine (Chaos Computer Club, Art+Com, Lab-Au, Ito, Mader-Stublić-Wiermann, Realities United, Edwin van der Heide-Nox Architects, Kurt Hentschlager, Uva, Lozano-Hammer, Limiteazero, Otolab tra gli altri), siano essi stessi elementi polivalenti in grado di lavorare con suoni, musica, video, immagini, luci, sensori, software e hardware. Musicisti, video artisti, designer, sound artists, architetti e coreografi: la figura dell’artista audiovisivo contemporaneo si confonde sempre di più con quella del professionista in grado di maneggiare gli strumenti e i codici della modernità, integrandoli nello spazio circostante.

E’ un territorio di analisi questo sicuramente nuovo e per molti versi ancora ingenuo, che cade a volte nel sottile tranello dell’arte come forma di intrattenimento, ma che risulta al contempo ricco e vitale. Indissolubilmente legato allo sviluppo delle tecnologie digitali da un lato e dal overload sensoriale degli spazi sociali dall’altro, figlio della modernità e della tradizione, oggetto di indagine per i prossimi anni a venire.