Dall’8 Novembre gli spazi della Traffic Gallery in Bergamo hanno ospitato la mostra “op7”, del collettivo milanese otolab, a cura di Marco Mancuso e Claudia D’Alonzo per Digicult.

La mostra ha voluto documentare e reinterpretare uno dei più importanti lavori live di otolab, performance audiovisiva nata nel 2006 in occasione del festival Mixed Media all’Hangar Bicocca di Milano. E’ presentata in mostra attraverso un’installazione video dell’opera, un trittico, sette stampe fotografiche tratte da stills del materiale video originale, un oggetto (Pepposcopio) e un Dvd realizzato in tiratura di 5 copie. E’ stato anche stampato un catalogo, a cura di Marco Mancuso con all’interno anche testi di Claudia Attimonelli.

Il concept dell’opera op7 nasce da una commissione di Marco Mancuso/Digicult nell’ambito della curatela del festival Mixed Media, allo scopo di invitare il collettivo milanese a dialogare in modalità site-specific con l’opera I sette palazzi celesti dell’artista belga Anselm Kiefer, sette torri post-industriali installate in modo permanente nella location del festival, l’Hangar Bicocca di Milano.

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Otolab mette così in scena, in una proiezione a cinque schermi, un percorso optical attraverso sette tunnel nei quali l’occhio precipita e si lascia trasportare, in un alternarsi di bianco e nero minimale. I suoni generano forme bidimensionali architettate intorno ad un orizzonte, unico fulcro visivo nel vuoto, asse intorno al quale op7 gioca con l’occhio dello spettatore, inganna la retina generando spazi tridimensionali illusori, nati dall’intarsio dinamico di geometrie piatte.

Ciascuno dei sette percorsi è introdotto da momenti di sospensione sensoriale che accompagnano lo spettatore ad abbandonare il tunnel precedente per prepararsi ad un nuovo viaggio. Sei zone di confine caratterizzate da suoni pulviscolari e visioni pittoriche create dal Pepposcopio, strumento ottico/analogico progettato dal gruppo ed esposto in mostra: grazie alla sua natura rimtica (oltre i 25 ps), viene usato dal vivo per creare flash, sospensioni percettive in attesa dell’ingresso nei tunnel.

Otolab nasce nel 2001 come un’unica identità entro la quale collaborano musicisti, djs, vjs, video-artisti, video makers, web designers, grafici e architetti legati dalla ricerca di compenetrazione tra immagine e suono. Attraverso una prassi di tipo laboratoriale, incentrata sulla condivisione di esperienze e saperi, otolab ha prodotto negli anni progetti collettivi ed individuali, che vanno dal live media all’installazione, dall’elettronica sperimentale alla techno, modi differenti attraverso i quali sperimentare percezioni ibride di suoni e visioni sintetici.

Opere in mostra

La mostra di otolab per gli spazi della Traffic Gallery nasce con l’intento di estrapolare dal materiale originale del progetto op7 dei nuclei sia concettuali che estetici, attraverso i quali documentare e reinterpretare il concept del lavoro live. Il processo di traduzione attuato da otolab porta alla creazione di un dvd, di cinque stampe digitali e di un’installazione audiovisiva.

Il dvd, realizzato in tiratura di cinque copie, è presentato attraverso una proiezione su schermo unico che riproduce i cinquanta minuti di immersione audiovisiva del live e da un’installazione a parete del packaging progettato da otolab per la mostra. Le cinque stampe digitali su alluminio sono state estrapolate direttamente dai file sorgente originali, utilizzati nella performance dal vivo.

Si tratta di composizioni grafiche attraverso le quali lo spazio visivo del live è estratto e riportato su una superficie materica. Le stampe sono saggi, nuclei chiave che documentano la chiusura del processo creativo.

Op7 è infatti un lavoro che nasce ispirandosi all’illusione del movimento della grafica optical, la rielabora attraverso il video ed il suono elettronici, e torna infine alle matrici grafiche alla base dal materiale audiovisivo, isolate e fissate nelle stampe digitali.

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I primi tre soggetti, stampati in formato quadrato (100×100 cm), riproducono fasi introduttive, che nel video rappresentano varchi di passaggio tra un tunnel e l’altro (tunnel 01, tunnel 08, tunnel 04).

Le prime due, esposte in posizione speculare, visualizzano attraverso forme geometriche circolari il primo e l’ultimo gate di op7, l’inizio e la fine del viaggio. Segue il tunnel 06, trittico composto di tre moduli (80×60 cm) affiancati che, attraverso la ripartizione della superficie, sottolineano e ripropongono il formato e lo spazio della proiezione live su tre schermi. L’ultimo soggetto esposto è tratto dal tunnel 05, il cui formato (150×38 cm) segue anch’esso la proporzione della cornice creata dai tre schermi.


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