het Glazen Huis – Amsterdam
18 / 03 / 2018 – 06 / 05 / 2018

Diverse cosmologie tradizionali e la scienza moderna hanno stabilito che tutto ciò che si trova nell’universo, dalla più piccola particella subatomica alla stella più grande, vibra con  un movimento ritmico che lo tiene in forma. Frequenza e risonanza ordinano la natura, in costante movimento verso armonia, equilibrio, caos e polarità, in perenne cambiamento.

La mostra riunisce quattro artisti che da anni lavorano con il suono, l’acustica e l’architettura, accomunati dall’interesse per l’esplorazione della risonanza. In Resonance quattro artisti formulano un concetto unico, secondo il quale ogni opera è strettamente legata e risuona non solo con l’ambiente del het Glazen Huis  e i dintorni ma anche l’una con l’altra, per concentrarsi sul fenomeno e sull’esperienza della risonanza in natura.

Ogni opera approfondisce concetti ed esperienze diversi della risonanza, servendosi dei più disparati mezzi fisici e concettuali. Attraverso configurazioni mutevoli, le opere interagiscono tra di loro creando uno spazio dinamico e risonante di suoni e idee, in continuo cambiamento.

Martijn Tellinga è un artista, compositore e performer occasionale. Le sue installazioni recenti esplorano l’idea secondo cui, all’interno di un paesaggio, il senso dello spazio e di ciò che ci circonda si realizza attraverso l’esperienza e la creazione di risonanze. Il punto di partenza di queste opere è una lettura in parte poetica e in parte scientifica delle risonanze acustiche di un determinato spazio, al fine di renderle tangibili come se fossero un’estensione architettonica e percorribili come una superficie musicale ed esperienziale.

Le Songlines (Vie dei Canti) fanno parte delle culture aborigene dell’Australia; sentieri invisibili che attraversano l’intero continente, usate per percorrere, a volte, distanze di centinaia di chilometri mediante le canzoni. Durante il movimento, le canzoni, cantate secondo determinate sequenze ritmiche, descrivono (antichi) luoghi di riferimento e fenomeni (sopra)naturali, indicando la direzione al viaggiatore che canta.

Per Songlines II alla het Glazen Huis, Tellinga monterà alcune coppie di altoparlanti, che riprodurranno costantemente intervalli diversi di toni puri, scandendo lentamente lo spettro risonante della stanza. Delle registrazioni di una voce che intona un canto sommesso, si accordano occasionalmente con i toni. La combinazione delle sue sorgenti da vita ad una varietà di sfumature melodiche in punti specifici dello spazio; la voce, grazie alla sua ricchezza timbrica, in un attimo canta corpo e spazio nei toni puri dell’ambiente circostante.

Dal 2010 Sagi Groner esamina e approfondisce le tradizioni terapeutiche e le conseguenze del suono dei tamburi sciamanici, così come la realizzazione di tamburi in sé. Le sue ricerche sono iniziate in Mongolia e in Cina e poco dopo lo hanno portato in America del Nord e del Sud, attraverso un’esplorazione comparativa di questa conoscenza.

Skin Vibrations consiste in una grande quantità di percussioni tradizionali (usate per la guarigione sciamanica) realizzate a mano dall’artista. Ispirato dai classici insegnamenti sciamanici e dalle esplorazioni degli artisti stessi sull’azione curativa del suono rituale dei tamburi e dei loro toni complessi, Groner costruisce uno spazio di guarigione attraverso una risonanza sperimentale.

Quando si suona un tamburo in uno spazio, le sue onde emettono un feedback di risonanza con lo spazio e gli oggetti al suo interno. Se l’oggetto in questione è un altro tamburo, allora i due tamburi instaurano una risonanza congiunta che oscilla, e i tamburi cominciano a risuonare insieme. Utilizzando dei tamburi computerizzati, all’interno dello spazio si creano una serie di situazioni vibrazionali di cui poter fare esperienza e con cui poter interagire.

L’opera di Adi Hollander ha a che fare con l’esperienza intima del suono e con il modo in cui questo riecheggia all’interno del corpo. La sua opera è guidata dalla sua personale condizione di non udente e il desiderio di esplorare altri aspetti del suono che possono essere percepiti ma non sentiti. My City is Silence è un’installazione sonora basata su ricerche riguardo la materialità del suono, condotte da Adi Hollander presso la REACH School per non udenti e bambini autistici di Kolkata, in India.

Insieme ai bambini, ha studiato i sensi dell’udito e dell’ascolto e l’uso del corpo come principale veicolo di trasmissione di una grande varietà di esperienze di ascolto e di udito. Per la sua installazione, Hollander ha creato una traccia a partire dalle registrazioni chiare e filtrate dei suoni della città e della natura che usava inizialmente quando lavorava con i bambini della scuola per sordi.

La traccia comprende anche un testo letto da una voce fuori campo e scritto da lei stessa con osservazioni e domande riguardo alla possibilità della mente di ricordare e archiviare vibrazioni nello stesso modo in cui un udente ricorda e archivia i suoni. Lo spettatore è invitato ad utilizzare un giocattolo gonfiabile dotato di altoparlante tattile per sperimentare fisicamente la traccia. L’installazione comprenderà anche una collezione di disegni realizzati dai bambini tra il 2016 e il 2018. Quest’opera è parte di un progetto più ampio chiamato KARADA, che Hollander sta sviluppando dal 2016.

L’opera di Mark Bain si approccia alla risonanza attraverso le sue interazioni con l’architettura, il corpo e l’ambiente. L’arista si interessa dell’aspetto meccanico della risonanza, facendo oscillare l’edificio vicino alla sua frequenza naturale e dando vita come ad una sorta di essere acustico ronzante.

Transparant Structures lavora direttamente con la risonanza intrinseca dell’edificio, e innescandola meccanicamente, la porta ad un livello a cui sia percepita, più che sentita, nel corpo. Utilizzando otto finestre della het Glazen Huis, quest’opera trasforma l’edificio in un altoparlante gigantesco attraverso un sistema di trasduttori collegati direttamente alla superficie in vetro.

Gli attivatori sono accordati sulla frequenza di risonanza della struttura e vibrano in simbiosi con i programmi audio creati. Due microfoni sono posizionati all’esterno sul  tetto per catturare il paesaggio sonoro del parco che circonda il padiglione.

Questo segnale è riprodotto dal vivo attraverso le vetrate in modo sincronico e a-sincronico. Le finestre lasciano filtrare la luce proveniente dall’esterno, e in questo modo permettono anche al suono esterno di entrare.


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