L’ottavo appuntamento di Inner_Spaces 2017/2018 vedrà esibirsi il neozelandese Oliver Peryman, in arte Fis, protagonista, assieme a Roly Porter e Paul Jebanasam, di un nuovo sound in campo ambient rifluito nelle pubblicazioni dell’etichetta Subtext, con la quale ha pubblicato l’album solista “From Patterns to Details” e “Clear Stones” in collaborazione con Rob Thorne, musicista esperto della tradizione musicale Maori.

Il suono di Fis è scolpito in maniera complessa e intricata, nonché dotata di un’inquietante e soverchiante fisicità. Stravolgendo qualunque spazio acustico in cui lo si collochi, il suo sound scuro e in continua espansione fa sì che l’area circostante venga percepita come sotto pressione e prossima al collasso. Enormi strati di frequenze basse si accumulano assieme a distorsioni e melodie acquatiche, occasionalmente attraversati da ritmi violenti come schiocchi di frusta. Il suo immaginario sonoro è un vortice, una corrente distruttiva, la colonna sonora di un viaggio nei più oscuri recessi dell’esistenza.

Bernard Parmégiani, il più noto rappresentante mondiale della musica acusmatica, è un riferimento imprescindibile di tutte le edizioni di INNER_SPACES. Il videoartista australiano Andrew Quinn proporrà, nella prima parte della serata, una nuovissima versione con videomapping di un’opera fondamentale della produzione del maestro francese: la Création du Monde, solenne affresco sonoro che ripercorre la storia dell’universo dalla sua origine con il momento del Big Bang fino alla comparsa della vita e dell’uomo.

Andrew Quinn è un artista da anni in residenza a San Fedele. Inizialmente noto come curatore degli effetti digitali di film quali The Matrix e Nirvana, negli ultimi anni si è dedicato a video-installazioni per ambienti multischermo e immersivi e alla grafica digitale interattiva per produzioni di spettacoli di danza e musica contemporanea.

“Ho iniziato il mio viaggio con la musica di Parmégiani a San Fedele 3 anni fa. Per me è stata un’esperienza di grande sintesi perché ho dovuto mediare tra una musica straordinaria e la possibilità di dare una rappresentazione visiva “illuminando” l’Auditorium San Fedele con la tecnica del video mapping. L’acusmonium è uno strumento che consente di far viaggiare l’orecchio io ho cercato di far viaggiare i sensi. Il punto di partenza è stata la proiezione acusmatica che mi ha permesso di generare delle “creature” quasi fossero degli ologrammi. Negli anni successivi sono ritornato su altri lavori di Parmégiani e la mia conoscenza di questo autore si è notevolmente arricchita al punto da sentire l’esigenza di ritornare sulla Création du Monde con uno sguardo rinnovato” (Andrew Quinn)

La Création du monde, assieme al De Natura sonorum, costituisce l’opera maggiore del musicista francese, lavoro fondamentale del repertorio per acusmonium. Si tratta di un grande affresco di 72 minuti con l’ambizione di ritracciare sul piano sonoro le grandi tappe della formazione dell’Universo a partire dai suoi primi istanti fino all’apparizione dell’uomo.

L’opera segue un piano cronologico della Creazione: dalle forze del Big Bang e la formazione dell’Universo all’apparizione dell’uomo. Ma d’altra parte, il compositore distingue tre sezioni differenziate sul piano della struttura sonora – come indica lo stesso Parmégiani. All’inizio il materiale è senza colore, dominano i suoni bianchi, senza altezze precise per rappresentare la forma in evoluzione. Nella seconda parte, le forme sonore sono più colorate. Per arrivare, nella terza parte, a un incrocio tra brevi sviluppi sonori e una vera e propria musicalità di tutto il materiale.

Bernard Parmégiani (1927-2013)

Cresciuto “tra due pianoforti”, ascoltando gli esercizi pianistici giornalieri e il repertorio virtuosistico del suo patrigno. Del suono ha appreso le diverse tecniche (film, radio, televisione, radio centro di ricerca) e raffina l’orecchio diventando un tecnico del suono. Inoltre, la pratica di mimo per quattro anni alla scuola di Lecoq e Decroux Mr. J lo rende consapevoli della pratica del gesto, la plasticità dello spazio. Nel 1959 entrò nel Groupe de Recherches Musicales, dove, sotto la direzione di Pierre Schaeffer, ha seguito per due anni il corso di musica elettroacustica. Nel 1962, scrive il suo primo brano che servirà come musica per un balletto. Pierre Schaeffer gli affida la responsabilità del settore musica-immagine. Poi si avvicina al cinema e scrive le musiche per numerosi cortometraggi e lungometraggi. In quest’occasione inizia una ricerca personale in musica, dovrà armonizzare una certa libertà con un tempo misurato e imposto dalla lunghezza dell’immagine e dei contenuti di cui non è l’autore. Eccellente apprendistato per affrontare i problemi della forma legati a quelli del tempo. Quest’ultimo concetto è anche spesso sottolineato in molte opere, in particolare in L’instant mobile, Capture éphémère, Le présent composé. nel momento mobile, Capture effimero. Durante un viaggio di studi negli Stati Uniti, la sua ricerca si estende al video. Di ritorno in Francia realizza dei video musicali: L’œil écoute (1973), Jeux d’artifices (1979) e L’écran transparent (1973) a Colonia, invitato dalla WDR. Si interessa all’incontro tra le tecniche di improvvisazione del jazz e quelle di musica elettroacustica. Ha lavorato con vari gruppi free-jazz libero: Chautemps, Vitet, Portal, così come con The Third Ear Band, gruppo Pop di Londra. Oltre a comporre sigle per la Radio, la Televisione francese e l’aeroporto di Parigi, e drammi radiofonici e televisivi, ha composto alcuni brani musicali, la maggior parte sono acusmatici, alcuni misti (uno strumento e nastro), mentre altri sono azioni musicali che hanno coinvolto attori e musicisti.

Fis (Oliver Peryman)

Cresciuto nei pressi di Christchurch, nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, da adolescente Oliver Peryman fu affascinato dalla drum’n’bass e la jungle che ascoltava sulla radio studentesca locale. Le sue prime uscite sono state la sua personale interpretazione di questo sound, influenzato anche dalla UK grime ma, con il progredire della sua carriera, la sua attenzione si è spostata verso esplorazioni ancora più astratte e sperimentali delle basse frequenze. I fatali terremoti che hanno colpito duramente la natia Christchurch nel 2011 hanno avuto un impatto duraturo sulla sua musica, e il costante senso di terrore e claustrofobia è aumentato solo da quel momento. Nel 2016 pubblica “From Patterns to Details”, primo sconvolgente manifesto di una visione musicale sconfinata, in grado di evocare le vertiginose proporzioni dell’universo conosciuto a livello micro e macroscopico.
I suoi studi universitari sono stati dedicati all’influenza coloniale britannica in Nuova Zelanda, che pesa tanto sul suo sound quanto su progetti recenti come quello che ha portato avanti con il musicista Maori Rob Thorne nell’album “Clear Stones” (Subtext, 2017). Nel 2015 si è trasferito a Berlino per sviluppare ulteriormente la sua carriera musicale e da allora si è guadagnato la reputazione di live act imperdibile.

Andrew Quinn

Andrew Quinn è un artista australiano di grafica digitale e musicista residente a Milano. Ha curato gli effetti digitali di film quali “The Matrix” e “Tomb Raider”, “Nirvana” e “Vajont”. Negli ultimi anni si dedica a video-installazioni per ambienti multischermo e immersivi e alla grafica digitale interattiva per produzioni di spettacoli di danza e musica contemporanea. Nel 2011 ha realizzato i sound reactive visuals per la serie Koine dei Pomeriggi Musicali, al Teatro dal Verme di Milano, e nel 2012 per La Biennale Musica a Venezia. Nel 2011 ha fatto la scenografia virtuale in 3d stereo per una produzione de “il Castello di Barbablu” di Bartók per l’Opera di Budapest. Nel 2013-2014 ha fornito la sua consulenza artistica per il concorso per giovani musicisti e videoartisti presso il Centro Culturale San Fedele a Milano. Nel 2013 ha curato gli interactive visuals per uno spettacolo di ballo al Melzo International Film Festival. Nel 2014 ha creato live visuals per un performance con l’Orchestra Tito Schipa di Lecce (“Children’s Corner” di Debussy e “Pictures at an Exhibition” di Mussorgsky), poi per uno spettacolo di musica contemporanea al Mereyhold a Mosca. Nell’agosto 2014, utilizzando proiezioni e LED, ha creato la scenografia virtuale per “L’Orfeo” di Monteverdi a Canberra, Australia. Ha dato lezioni alla NABA di Milano, all’Istituto Quasar di Design a Roma, allo IUAV di Venezia, all’Australian Film School di Sydney e alla UCLA.