Kunsthalle Wien - Vienna
17 / 11 / 2017 – 14 / 01 / 2018

Florian Hecker è un artista che crea opere acustiche usando come materiali i suoni sintetici e i processi uditivi dei visitatori. Le sue composizioni spaziali generate al computer drammatizzano riflessioni su psicoacustica, stimoli fisico-oggettivi, e i loro effetti individuali, psicologici e fisici.

Dalle sue complesse installazioni multicanale emerge una presenza scultorea che rappresenta un punto di rottura rispetto alla concezione di un mondo coerente e continuo, fatto di coordinate identificabili e punti di riferimento. Per Hallucination, Perspective, Synthesis, curata da Vanessa Joan Müller, lo spazio espositivo della Kunsthalle Wien diventa una cassa di risonanza e un set per eventi sonori che vanno oltre la descrizione e la categorizzazione linguistica.

Collocata nel centro dello spazio espositivo, Resynthese FAVN è un’ampia elaborazione di FAVN, un lavoro presentato all’Alte Oper di Francoforte nel 2016. FAVN è un’opera astratta che rievoca le riflessioni della psicofisica tardo-ottocentesca, nonché il Preludio al pomeriggio di un fauno di Debussy, a sua volta riadattamento musicale de Il pomeriggio di un fauno di Stéphane Mallarmé.

Prendendo queste coordinate come punto di partenza, Resynthese FAVN è il prodotto di un’analisi minuziosa e computerizzata che trasforma e risintetizza l’opera originale di Hecker. La poetica di Mallarmé già traccia i confini sfocati tra realtà e immaginazione, percezione sensoriale e allucinazione, e così pure la composizione di Debussy.

Resynthese FAVN fa leva su queste ambivalenze, costringendo gli ascoltatori ad esplorare il proprio modo di percepire realtà acustiche fluttuanti attraverso processi algoritmici di generazione del suono. Durante la mostra, nel corso della giornata, è possibile ascoltare otto diverse versioni di questo pezzo, e ad ogni ripetizione l’opera gradualmente si cristallizza, acquisendo un profilo più nitido e definito.

Significativa è l’intensificazione concettuale delle tendenze tardo-ottocentesche incarnate dall’opera di Debussy: in particolare la quantificazione dei sensi e l’esplicita esposizione del timbro. Prodotti sullo sfondo di una scena ridotta all’essenziale, questi suoni complessi sono presentati come un qualcosa che non può essere ricondotto ad alcuna sorgente conosciuta.

In definitiva, la nostra percezione acustica decodifica questi suoni come oggetti sensoriali che provengono da diverse fonti. Resynthese FAVN in tal modo problematizza anche la nozione di percezione singolare o autonoma. Lo stesso accade nelle altre due opere esposte in sale più piccole.

Con arpeggi ascendenti, glissando distorti, toni completamente statici ed esplosioni di rumore, Affordance (2013) sfida qualunque aspettativa che possa emergere da quanto ascoltato in precedenza. Totalmente sintetico, il brano è basato su suoni letteralmente “mai uditi prima d’ora”, dando vita ad un’ontologia musicale che nessun processo di ascolto è pienamente in grado di cogliere.

Basata su un sistema di accordatura altamente standardizzato, la seconda opera creata per Hallucination, Perspective, Synthesis, si concentra anche su che tipo di intensità si inneschi nel sistema uditivo dell’ascoltatore e attraverso quale tipo di stimolo acustico. Con la loro messa in scena rigorosamente formale, i lavori di Hecker esaltano uno spazio sensoriale capace di sconvolgere la coesione strutturale dell’esperienza e di aprirsi a quella che Mallarmé ha definito come un’esperienza “allucinatoria” di qualcosa che non può essere definito attraverso una chiara descrizione verbale.

Florian Hecker crea scenari che richiedono un pubblico la cui ricezione da sola li porti prima di tutto ad impiegare il loro intero spettro tonale e psicoacustico. Le opere producono una forma di immaterialità che viene percepita e materializzata attraverso il processo strettamente soggettivo dell’incontro con le stesse.

L’esame della modernità compositiva post-bellica e dell’audiologia incontra le riflessioni dell’Arte Concettuale e del Minimalismo sul coinvolgimento dello spettatore e la soggettivazione dell’oggettività data: sulla prospettiva e sulla situazione.

Florian Hecker (nato ad Augusta nel 1975) vive e lavora a Funchal, Madera e a Edimburgo, Scozia. Ha studiato arte all’Accademia di Belle Arti di Vienna oltre a linguistica computazionale e psicolinguistica all’Università di Monaco. Attualmente Hecker è Chancellor’s Fellow all’Università di Edimburgo.


http://www.kunsthallewien.at/#/en

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