Ian Potter Museum of Art - Melbourne
24 / 07 / 2018 – 28 / 10 / 2018

Un tempo le intercettazioni erano un crimine. Come afferma Blackstone nel suo “Commentaries on the Laws of England”(1769): “chi origlia, chi ascolta attraverso pareti o finestre o le grondaie di una casa, oppure chi intercetta una conversazione e si inventa in merito storie calunniose e maliziose, è un disturbo per la comunità e può essere portato in tribunale”. Ma questo reato risale almeno al XIV secolo.

Oggi le intercettazioni non sono solamente legali, ma anche molto diffuse. Quello che una volta era un insignificante reato contro l’ordine pubblico è diventato una delle più importanti questioni politico-legali dei nostri tempi, come è emerso nel caso delle rivelazioni di Snowden. L’intercettazione (in inglese “eavesdropping”) si definisce come: accesso sempre maggiore, registrazione e controllo delle nostre parole da parte dello Stato e delle aziende.

Ma l’intercettazione non riguarda solo big data, sorveglianza e sicurezza. Tutti noi ascoltiamo. L’ascolto in sé è eccessivo. Non possiamo far altro che sentire più del dovuto e più di quanto vorremmo. L’intercettazione, in questo senso, è la condizione e il rischio insito nella socialità, quindi la questione non è se intercettare o meno, ma quali siano l’etica e la politica insite in questa operazione.

Questa mostra segue una definizione allargata di intercettazione, che include meccanismi contemporanei dell’ascolto ma anche pratiche attiviste che riguardano le intercettazioni dolose e le responsabilità di un testimone auricolare. Le opere presentate in Eavesdropping ci portano a prendere in considerazione specifiche tecnologie (audiocassette, radio telescopi, intelligenza in rete) e temi politici (sorveglianza, colonialismo, detenzione).

Alcune di queste ultime sono molto intime, altre più lontane o di stampo legale. La loro gamma si estende dal microscopico al cosmico, dalla frazione di secondo all’infinito. Ciò che tutti i lavori hanno in comune è, però, un interesse non solo per il suono o l’ascolto, ma anche per cosa potrebbe significare per qualcuno o qualcosa essere ascoltati.

Eavesdropping è il frutto di una esclusiva collaborazione tra Liquid Architecture, Melbourne Law School e Ian Potter Museum of Art, e comprende una mostra, un programma pubblico, una serie di convegni e visite guidate con lo scopo di esplorare le politiche dell’ascolto attraverso il lavoro dei principali artisti, ricercatori, scrittori e attivisti australiani e di tutto il mondo.

Artisti in mostra: Athanasius Kircher; Fayen d’Evie e Jen Bervin con Bryan Phillips e Andy Slater; Joel Spring; Lawrence Abu Hamdan; Manus Recording Project Collective; Michael Green, André Dao, Jon Tjhia, Abdul Aziz Muhamat, Farhad Bandesh, Behrouz Boochani, Hass Hassaballa, Samad Abdul, Shamindan Kanapadhi; Samson Young; Sean Dockray; Susan Schuppli; William Blackstone

Talk e performance: Andrew Brooks; Anja Kanngieser; Brian Hochman; Ceri Hann; Sonia Leber e David Chesworth; Jake Goldenfein; Jasmine Guffond; Jennifer Stoever; Mark Andrejevic; Mehera San Roque; Morag Josephine Grant; Peter Szendy; Poppy de  Souza; Public Office; Robin James; Sam Kidel; Samson Young; Sara Ramshaw; Susan Schuppli; e altri.

Liquid Architecture è un’organizzazione australiana dedicata ad artisti che lavorano con il suono. LA indaga i suoni in sé, ma comunica anche le idee e il significato di suono e ascolto. Ian Potter Museum of Art è il museo d’arte della University of Melbourne. Potter è il più grande museo d’arte australiano all’interno dell’università e leader nazionale del settore.

La Melbourne Law School è la più antica facoltà di legge australiana e supporta borse di studio interdisciplinari a tema diritto, governance e giustizia. Il progetto è stato supportato da Australia Council for the Arts, City of Melbourne Creative Victoria,e assistito da Australian Centre for the Moving ImageMonash  University Art Design and Architecture, e System Sound.


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