Many venues - Stavanger
17 / 10 / 2019 - 30 / 10 / 2019

Teorie antropocentriche hanno evidenziato come l’essere umano sia il principale responsabile del cambiamento ambientale. Visioni del mondo ispirate da dualismi tra concetti come “natura – cultura” e un senso di distanza tra gli uomini e l’ambiente circostante hanno dato forma al nostro percorso di evoluzione e innovazione (e portato i nostri ecosistemi in uno stato di squilibrio).

Nel contesto nordico, una crescente attenzione per le problematiche ambientali e un’ecologia decadente nell’ambito artistico rispecchia un riconoscimento globale e l’urgenza di rivedere il ruolo dell’uomo nella biosfera e come siamo connessi con il mondo. La Screen City Biennial 2019 si prepara a presentare, facilitare e analizzare l’arte e l’indagine artistica, che sollevano domande su come l’azione umana influisca sull’ecologia con cui viene a contatto.

Con il tema Ecologies – lost, found and continued la biennale assume una visione del mondo post-antropocentrica: va alla ricerca di ecologie che potrebbero essere “scomparse” dall’immaginario dominante della società moderna, razionale e occidentale e poi ritrovate in qualcosa che alcuni considerano la sua periferia.

Eppure, forse non si tratta di periferie, piuttosto di centri di conoscenza ben radicati che potrebbero indirizzarci verso un futuro più sostenibile, consapevole e ancorato spiritualmente, se mantenuti. Con la creazione di ecologie attraverso l’arte, la biennale si domanda: in che modo visioni non antropocentriche e sistemi di conoscenza olistica possono continuare a essere le fondamenta sulle quali possiamo fare passi avanti – essere trasferiti in un nuovo contesto, ispirare processi di innovazione, così come modi di presentare e impiegare l’arte?

La Screen City Biennial 2019 è curata da Daniela Arriado e Vanina Saracino e porta avanti un percorso di ricerca iniziato con l’edizione del 2017 che esaminava il modo in cui arte e storie di persone migrano in nuove forme, realtà ed essenze. L’edizione del 2019 si focalizza su come al giorno d’oggi migrazione di ecologie culturali, sistemi di conoscenza e modi di vivere reindirizzino le culture, gli ambienti e le città.

Esplora quali tipologie di migrazioni ecologiche siano possibili, quali possono essere mantenute vantaggiosamente, al fine di evitare la crisi ecologica. La biennale presenta e impiega l’arte che interferisce con ecologie attraverso cui il contesto ibrido urbano, come ambiente natura-cultura, cambia nel tempo (Donna Haraway, Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene, 2016).

La biennale esamina l’intersezione tra ecologie attraverso tre dimensioni: spirituale (es. ecologie di conoscenza a partire da culture indigene e filosofie artistiche che esplorano le connessioni umane con la natura); materiale (es. ecologie di paesaggi fisici che stanno scomparendo o ritornando in relazione a problemi climatici, ecologie di tessuto urbano o il divenire di nuovi panorami geografici come conseguenza fisica dell’innovazione tecnologica); e virtuale (es. ecologie di strati tecnologici nella vita di tutti i giorni, connessioni online e nature ibride che non solo ci circondano visivamente ma viviamo anche sulla nostra pelle).

Nell’intersezione tra queste ecologie, la biennale esplora il pensiero sostenibile e le modalità di convivenza simbiotica tra natura e ambienti urbani. Questi ambienti creano nuove concezioni delle relazioni spazio/tempo/natura nelle filosofie artistiche e nelle ecologie indigene (come alternativa ai modi moderni di pensare e razionalizzare).

L’edizione del 2017 della biennale ha trasferito il concetto di “schermo” da una cornice rappresentativa a circuito fisso a un’interfaccia sensibile ai materiali e tridimensionale supportata da tecnologia digitale. Con il tema Ecology, l’edizione del 2019 prende spunto dallo “schermo” inteso come concetto di ecologie complesse attraverso la visualizzazione di contenuti e tecnologia; come dinamico e potenzialmente collegato alla rete nella visualizzazione di contenuti e/o “documentazione”; e come generatore di contatti, connettività e cultura (Andrew Murphy, The World as Clock: The Network Society and Experimental Ecologies, 2004).

Ricorrendo allo schermo come campo ecologico per l’arte (non necessariamente rettangolare ma potenzialmente mobile, come ambiente o attraverso la mappatura) la Screen City Biennial del 2019 anticipa una modalità artistica attiva e processuale nelle ecologie del contesto urbano di Stavanger e così connessa con il mondo. La biennale esamina le ecologie sia come una premessa per localizzare e generare conoscenza su come convivere con il mondo, sia come approccio al pensare-attraverso-la-pratica.

Per il 2019, il programma di conferenze della Biennale e l’SCB Journal approfondiranno domande come: quali sono le ecologie filosofiche e spirituali del pensiero che l’arte pratica e impiega? In che modo l’arte impiega le ecologie materiali e tecnologiche dello spazio? In che modo l’arte impiega e influenza le ecologie degli ambienti ibridi?

La biennale del 2019 utilizzerà la posizione architettonica del porto di Stavanger nel paesaggio nordico per presentare un’ampia gamma di artisti internazionali che lavorano nei campi dell’immagine in movimento e del video e cinema espansi, della realtà aumentata e virtuale, dell’audiovisivo, delle performance e delle installazioni. Una parte cruciale della SCB di quest’anno sono i nuovi lavori di Emilija Škarnulytė (LT), Saara Ekström (FI), Tuomas Aleksander Laitinen (FI), Michelle-Marie Letelier (CL), Enrique Ramírez (CL) e Band of Weeds (FI) che si confrontano con una visione del mondo post-antropocentrica.

La Screen City Biennial a Stavanger, la prima Biennale nordica dedicata all’immagine in movimento espansa nello spazio pubblico, presenta opere d’arte che esplorano la relazione tra immagine in movimento, suono, tecnologia e spazio pubblico. L’architettura della città portuale norvegese di Stavanger facilita l’esposizione dell’immagine in movimento espansa in esperienze tridimensionali, multisensoriali e tattili, insieme a programmi di screening e installazioni in galleria.

La Biennale presenta una nuova piattaforma che lavora per esplorare gli usi dell’immagine in movimento nella pratica artistica contemporanea.

Gli artisti in mostra saranno: Richard Alexandersson (SE), Jonathas de Andrade (BR), Band of Weeds (FI), Andrés Bedoya (BO), Ursula Biemann (CH), Paulo Tavares (BR), Sissel M. Bergh (NO), Vincent Carelli (FR/BR), Marjolijn Dijkman (NL), Toril Johannessen (NO), Saara Ekström (FI), Flatform (IT), Ximena Garrido-Lecca (PE), Mai Hofstad Gunnes (NO), Laura Huertas Millán (CO), Mikhail Karikis (GR/UK), Tove Kommedal (NO), Jakob Kudsk Steensen (DK), Tuomas Aleksander Laitinen (FI), Michelle-Marie Letelier (CL), Kalma (SP), Kristina Õllek (EE), Enrique Ramírez (CL), Oliver Ressler (AT), Luis Roque (BR), Momoko Seto (JP), Emilija Škarnulytė (LT), Andrew Norman Wilson (US).


http://2019.screencitybiennial.org/