Tai Kwun - Hong Kong
05 / 10 / 2019 - 04 / 01 / 2020

Fin dall’inizio, il cyberpunk ha rappresentato progressi tecnologici radicali (coscienza innestata, androidi indistinguibili dalle persone), ma anche mondi divisi da disparità di accesso alla ricchezza e alle risorse, dove si muovono le multinazionali, gli stati sovrani, gli hacker e le imprese del mondo criminale per ottenere il controllo.

Lungi dall’essere diventate obsolete, le scene distopiche del cyberpunk (i suoi protagonisti, collegati in rete e tuttavia isolati, si muovono per le strade di città neo-noir illuminate dal bagliore delle insegne) assomigliano a una notte qualsiasi nelle città nel 2019, che si tratti di Hong Kong, Los Angeles, Jakarta o New York.

Come gran parte di ciò che una volta era visto come “cyber” o virtuale (inteso come esterno a noi, un terreno separato e distinto da esplorare o conquistare) i regni del cyberpunk hanno cominciato a sembrare meno un piano ultraterreno e più come uno specchio distorto del nostro mondo, delle nostre vite e della nostra storia. Eppure, più il futuro del cyberpunk si trasforma in un riflesso delle nostre insignificanti esperienze quotidiane, più la fantascienza prodotta si trova in una posizione scomoda rispetto al futuro. Invece di narrazioni rivolte al futuro, la fantascienza contemporanea è diventata dominata da modalità di crisi e fantasie di calamità continue.

Ispirata al 2019, l’anno in cui molti futuri cyberpunk iconici sono stati ambientati o previsti (come Bladerunner, Akira, Running Man, The Island, e altri ancora…), questa mostra, Phantom Plane, Cyberpunk in the Year of the Future, considera la presa che il cyberpunk mantiene sul nostro immaginario collettivo. Mentre le prospettive del genere sono state esplorate principalmente in altri generi oltre l’arte, come il cinema e la letteratura così come l’animazione e i manga, i videogiochi e le graphic novel, Phantom Plane esplora come i suoi tropi si sono insinuati anche nell’arte e nella cultura visiva, ed esamina criticamente le sue fantasie e il suo sistema di rappresentazione.

La mostra è incentrata sulla “meta-città”, come lo scrittore cyberpunk William Gibson ha definito l’Internet: uno spazio urbano tanto virtuale quanto reale. Sia attraverso spettacolari panorami di mega città virtuali, edifici o superfici urbane, sia attraverso rappresentazioni più affettive o psicologiche della vita al suo interno, la mostra si interroga sui modi in cui la metropoli del cyberpunk si è trasformata da metafora fantastica della vita nel futuro in un presente ineludibile e ciclico.

In alcune delle opere in mostra, la città, i suoi abitanti virtuali e gli spazi digitali che vi si affacciano, indugiano come fantasmi di futuri passati. Alcuni artisti guardano allo skyline della città da lontano, rappresentandolo in modo spettacolare, strano o del tutto ordinario; altri iniziano a conoscere le persone e le macchine che popolano una metropoli, sovvertendo o mettendo in discussione i modi stereotipati in cui le città asiatiche sono spesso apparse nelle narrazioni fantascientifiche occidentali e giapponesi: artificiali, affollate di insegne neon, potenzialmente minacciose.

Alcune opere esplorano le pratiche di sfruttamento del lavoro che vengono trascurate nel nostro desiderio di immaginare lo spazio virtuale come un campo di gioco perfettamente equo. Altre opere d’arte in mostra tracciano come il capitale intellettuale fluisce da un paese all’altro, diffondendo le ramificazioni nodose della vita nell’era digitale. Altre ancora attingono alla nostra fascinazione per l’attrazione del cyberpunk nei confronti di sottoculture oppositive, con baraccopoli e vicoli, con bricoleurs punk che ripropongono lo spreco elettronico del consumo di massa.

Come scrisse una volta Gibson, “le città possono essere esponenzialmente più ricche durante periodi di relativa disgiunzione”. Notando che “le città, per sopravvivere, devono essere capaci di fughe estese di retrofitting“, ha sottolineato che “la rovina relativa, la diserzione relativa, è una fase comune di crescita urbana complessa e necessaria. Le città di successo (vale a dire persistenti) sono costruite in una laccatura di innumerevoli strati: di vite, di scelte incontrate e fatte”. Questi strati crescenti e laccati di vita metropolitana (contrassegnati dalla rovina e dalla diserzione, ma anche dal retrofitting e dal rinnovamento) potrebbero essere paralleli o addirittura incarnare la metamorfosi dei futuri immaginati dal cyberpunk nei modelli familiari della nostra vita di oggi? Nel cercare di rispondere a questa domanda, Phantom Plane mira a rivelare la reinvenzione e l’avanzamento nei momenti più drammatici e distopici, o anche solo incerti.

Artisti in mostra: Nadim Abbas, Bettina von Arnim, Chan Wai Kwong, Chen Wei, Cui Jie, Aria Dean, Ho Rui An, Tishan Hsu, Tetsuya Ishida, JODI, Lee Bul, Seiko Mikami, Takehiko Nakafuji, Shinro Ohtake, Yuri Pattison, Sondra Perry, Seth Price, Jon Rafman, Hiroki Tsukuda, Nurrachmat Widyasena, Zheng Mahler.

La Tai Kwun Contemporary è il braccio di programmazione dell’arte contemporanea di Tai Kwun dedicato alla presentazione di mostre e programmi di arte contemporanea come piattaforme per un discorso culturale in continua espansione a Hong Kong.

Lavorando con altre istituzioni e gruppi artistici affini per presentare i più alti standard di produzione espositiva e programmazione artistica, la Tai Kwun Contemporary ospita da sei a otto mostre ogni anno, oltre a entusiasmanti programmi pubblici. Riflettendo e contribuendo al panorama artistico contemporaneo di Hong Kong, queste mostre confermano la posizione della città come uno dei principali centri artistici internazionali in Asia.


www.taikwun.hk