Kunsthalle Wien Museumsquartier - Vienna
26 / 05 / 2019 - 06 / 10 / 2019

Sappiamo tutti che i pregiudizi legati agli algoritmi dell’apprendimento automatico portano a diverse forme di discriminazione – la più nota tra queste: il genere. “Tay”, l’intelligenza artificiale chatterbot, è diventato misogino, razzista e revisionista in meno di 24 ore. La tecnoscienza (con le sue applicazioni e prodotti) sembra riprodurre – anche se non del tutto – le ineguaglianze sociali, in generale attraverso la discriminazione del non-uomo, non-bianco, non-avente-possedimenti, non-parlante-di-una-lingua-dominante, non-dritto e del non-di-mezza-età.

L’intrinseca non-neutralità della tecnoscienza occidentale è stata diagnosticata alla fine degli anni Sessanta da una femminista che ne criticava le ragioni filosofiche, gli operatori e l’ambito istituzionale e legale. È sempre la solita vecchia storia: la tecnologia è una forza liberatrice e allo stesso tempo vincolante. Utopiche e post-industriali, molte analisi sottolineano che la tecnologia può (e dovrà) liberarci dalle regole del mondo lavorativo e del mondo domestico.

Tuttavia, la divulgazione delle tecnologie microelettroniche, internet e il mondo virtuale, la biotecnologia e la biomedicina non per forza cambiano le relazioni di genere – al contrario, gli artefatti tecnologici tramandano, contengono e favoriscono le relazioni di genere dominante sia in termini di design che di utilizzo.

Mentre le opportunità tecnologiche promettono di dar vita alle idee più folli e insolite (culminanti anche in un mondo post-genere), la realtà è più che deludente – spesso solo un’infinita riproduzione dei più ovvi cliché di genere.

Hysterical Mining si discosta dall’archetipo di genere e dalle questioni tecnologiche, sepolte dai sogni infranti del cyber femminismo. La mostra non sostiene che le donne siano vittime della tecnologia, e nemmeno cerca di opporsi alla tecnologia. L’esposizione crea le sue figure, metafore, storie e strumenti critici ispirandosi alle varie metodologie femministe dal 1960 a oggi – che siano esistenzialiste, costruttiviste, eco-femministe o tecno-femministe – che hanno ispirato gli artisti e sono diventate delle pietre miliari con la loro esplorazione delle nuove relazioni tra individuo e tecnologia e società e tecnologia.

Hysterical Mining unisce posizioni che utilizzano, si appropriano e giocano con le metodologie femministe al fine di reinventare le relazioni tra la tecnologia e il genere; violare, appropriarsi o inventare nuovi rituali, storie, rappresentazioni e relazioni con le entità tecnologiche non umane.

Testando il (sessista e imperialista) terreno fertile dell’intelligenza artificiale, offrono approcci complementari all’esperto attraverso la difesa del primitivismo, dilettantismo e la rappresentazione delle posizioni non-esperte—sfuggendo così ad alcune limitazioni che hanno controllato la produzione e la retorica della tecnologia nel XX e XXI secolo.

Fondamentale nella mostra è la dimensione attiva dell’utente: i comportamenti e le culture degli utenti. I limiti tra produzione e riproduzione, produzione e consumazione sembrano dissolversi nelle opere esposte, che celebrano l’incompiutezza, la conoscenza ideale e nuove forme di personificazione. Il razionalismo non è del tutto rigettato, ma vengono privilegiati gli approcci emotivi, l’intuizione e l’isteria.

Artisti: Trisha Baga, Louise Drulhe, Veronika Eberhart, Sylvia Eckermann & Gerald Nestler, Judith Fegerl, Fabien Giraud & Raphaël Siboni, Katrin Hornek, Barbara Kapusta, Marlene Maier, Miao Ying, Pratchaya Phinthong, Marlies Pöschl, Delphine Reist, Tabita Rezaire

Curatori: Anne Faucheret, Vanessa Joan Müller


Link:

www.kunsthallewien.at