Biennale Warszawa - Warsaw
25 / 10 / 2019 - 29 / 12 / 2019

È impressionante il modo in cui, negli ultimi anni, l’hobby di coltivare piante sia diventato così popolare. Instagram si è riempita di foto di interni decorati con piante in vasi (le piante grasse sembrano essere particolarmente ben volute), nuovi blog dedicati alla cura delle piante spuntano quasi ogni giorno e il giardinaggio urbano è continuamente in crescita.

Che ragione c’è dietro questo maggiore interesse al mondo naturale casalingo? Nel suo saggio On Lyric Poetry and Society, Theodor W. Adorno sostiene che la natura è diventata sacralizzata a causa dell’alienazione dell’individuo in una società capitalista, inducendo lui o lei a cercare un luogo di fuga.

Inoltre, il prestigio della natura aumenta nei periodi di crisi politica, quando le speranze per una trasformazione sociale rivoluzionaria vengono deluse. La natura diventa uno spazio in cui l’individuo alienato trova conforto. Mentre non si riesce a eliminare la causa primaria di infelicità dello stato mentale, il contatto con la flora lo placa.

Ma una tale visione di natura – come mezzo completamente depoliticizzato per migliorare il nostro umore, un oggetto di consumo perfettamente funzionante – è l’unica a nostra disposizione? Decisamente no!

La mostra Floraphilia. Revolution of Plants, a cura di Aneta Rostkowska, libera il mondo vegetale dal contesto reazionario di riviste di interior design e di eco-trend, rivelando il suo potenziale emancipatorio, che può portare a una trasformazione sociale. La location della Biennale Warsaw si trasformerà in un laboratorio anarchico della “rivoluzione-che-verrà”, che sarà resa possibile attraverso uno scambio inter-specie.

Le piante che decorano le nostre mensole e davanzali diventeranno fonte di ispirazione per l’attività politica. Siamo affascinati dalla loro resilienza, adattabilità e capacità di comunicare oltre che dalla loro indifferenza ai confini di Stato. Ciò che segue è una riflessione sulla visione comune delle piante come “cose” meccaniche che reagiscono unicamente a semplici stimoli.

Le piante abbandonano l’ultima posizione nella gerarchia degli esseri, conducendoci a una visione di continuità fondamentale tra esseri umani e piante, quest’ultime – in quanto esseri dinamici, che respirano e crescono – sono dotate di consapevolezza e anche memoria. L’esclusiva architettura della mostra rafforza le tematiche rituali, comuni e scientifiche presenti nelle opere d’arte.

Tavoli ricoperte di vestiti, come altari, enfatizzano la necessità di andare oltre la strumentalizzazione della natura basata sul disincanto della realtà: credenze religiose o sciamaniche selezionate vanno di pari passo con le scoperte scientifiche moderne, presentando le piante come organismi molto più complessi rispetto a ciò che si potrebbe pensare.

Tavoli e sedie incoraggiano i visitatori a passare più tempo nello spazio della mostra: osservare le opere, leggere le pubblicazioni e parlarne con gli altri visitatori. Si tratta di un tentativo di introdurre nello spazio della mostra un diverso genere di temporalità, uno che sarebbe più vicino al mondo in lento sviluppo delle piante e in opposizione alle consuete pratiche di guardare le mostre.

Lo spazio espositivo è costruito anche in modo tale da ricordare un luogo di ritrovo di una setta misteriosa, che guarda le pratiche dell’osservazione e dell’esaminazione delle piante come gli inizi di una rivoluzione futura.

Artisti in esposizione: Agency of Singular Investigations (Stanislav Shuripa, Anna Titova), Magda Buczek, Igor e Ivan Buharov, Sadde Choua, Ruth Ewan, Dagna Jakubowska, Cecylia Malik, Katrin Mayer, Banka Rolando, Beatriz Santiago Muñoz, Åsa Sonjasdotter.

La Biennale Warszawa è un’istituzione artistica ad amministrazione locale che aderisce al Register of Cultural Institutions of the Capital City of Warsaw.


https://biennalewarszawa.pl/