Il ruolo dei designer nel plasmare il modo in cui pensiamo al futuro è l’argomento di una grande mostra che sarà presentata in anteprima al Philadelphia Museum of Art questo autunno. Designs for Different Futures riunisce circa ottanta opere che affrontano le sfide e le opportunità che gli esseri umani potrebbero incontrare negli anni, decenni e secoli a venire.

Organizzata dal Philadelphia Museum of Art, dal Walker Art Center di Minneapolis e dall’Art Institute of Chicago, Designs for Different Futures sarà presentata al Walker e all’Art Institute of Chicago dopo la sua presentazione a Philadelphia.

Tra le domande a cui i designer di oggi cercano di rispondere ci sono: quale ruolo la tecnologia può svolgere nel migliorare o nel sostituire una vasta gamma di attività umane? È possibile mantenere l’intimità anche a distanza? Come possiamo negoziare la privacy in un mondo in cui la condivisione e l’utilizzo di informazioni personali hanno offuscato i confini tradizionali? In che modo potremmo utilizzare il design per aiutare a guarire o a trasformare noi stessi, fisicamente e psicologicamente? Come nutriremo una popolazione in costante crescita?

Mentre nessuno è in grado di prevedere in modo preciso ciò che avverrà, le opere nella mostra sono fortemente orientate verso il futuro, proponendo soluzioni di design per diversi possibili scenari. In alcuni casi, queste proposte sono cariche di un senso d’ansia, e in altri di un senso di eccitazione per le possibilità che possono essere create attraverso l’uso di materiali innovativi, nuove tecnologie e, soprattutto, nuove idee.

Timothy Rub, il direttore del George D. Widener e Chief Executive Officer del Philadelphia Museum of Art, ha dichiarato: “Spesso pensiamo ai musei d’arte come luoghi che promuovono il dialogo tra passato e presente, ma possono e dovrebbero anche ispirarci a pensare al futuro e a come artisti e designer possono aiutarci a farlo in modo creativo.

Siamo lieti di poter collaborare con il Walker Art Center e l’Art Institute of Chicago su questo stimolante progetto, che offrirà ai nostri visitatori l’opportunità di capire non solo il modo in cui i designer immaginano – e rispondono – alle diverse visioni di diversi futuri, ma anche per capire quanto un design profondamente lungimirante contribuisca, nel nostro tempo, a modellare il mondo che occupiamo e che lasceremo in eredità alle generazioni future.”

Pensare al futuro ha sempre fatto parte della condizione umana. È anche sempre stato un perenne campo di indagine per designer e architetti, le cui speculazioni sull’argomento – sia concrete che astratte – possono influenzare profondamente il modo in cui ci immaginiamo ciò che verrà.

Tra i molti progetti lungimiranti in mostra, i visitatori di Designs for Different Futures incontreranno cibo cresciuto in un laboratorio, compagni robotici, messaggeri di baci digitali, proposte politiche di congedi familiari e tessuti fatti di alghe. “Alcune di queste possibilità si realizzeranno, mentre altre rimarranno sogni o addirittura minacce” ha detto Kathryn Hiesinger, il J. Mahlon Buck, Jr. Family Senior Curator of European Decorative Arts after 1700, che ha coordinato la mostra di Philadelphia con il precedente Assistant Curator Millar Fisher.

“Vorremmo che i visitatori si unissero a noi nel presentare dei design che considerano il possibile, dibattono sull’inevitabile e soppesano le alternative. Questa mostra esplora il modo in cui il design – inteso in modo espansivo – possa aiutarci tutti ad accettare ciò che potrebbe esserci all’orizzonte e permetta alla nostra immaginazione di spiccare il volo.”

La mostra è divisa in undici sezioni tematiche. In Resources, i visitatori potranno osservare una capsula gonfiabile dal diametro di circa 4,5 metri, parte dell’opera Another Generosity, inizialmente creata nel 2018 dall’architetto finlandese Eero Lundén e progettata in questa incarnazione in collaborazione con Ron Aasholm e Carmen Lee. La capsula si espande e si contrae lentamente nello spazio, in risposta ai mutamenti dei livelli di diossido di carbonio dovuti al respiro dei visitatori intorno a essa, e stimola domande riguardo all’impronta del genere umano sull’ambiente.

La sezione intitolata Generations esplorerà i modi in cui le scelte che facciamo oggi potrebbero contribuire al benessere o alla sofferenza di coloro che verranno dopo di noi. Qui, i visitatori troveranno un modello dello Svalbard Global Seed Vault, un deposito che conserva la più grande collezione di semi di colture. Situata all’interno di una montagna su un’isola remota vicino al Circolo Polare Artico, la struttura è progettata per resistere a disastri naturali o causati dall’uomo.


La sezione Earths della mostra specula sulle sfide della comunicazione extra-terrestre nell’installazione Alien Nations di Lisa Moura e presenta i caratteri della lingua del film di fantascienza Arrival del 2016. In Bodies, i designer si confrontano con le scelte riguardanti come il nostro io fisico e psicologico potrebbe apparire, sentire e funzionare in diversi scenari futuri.

Qui viene presentato uno degli esoscheletri più leggeri e avanzati al mondo, progettato per aiutare le persone con problemi di mobilità a restare in piedi e attivi. Degno di nota è anche il CRISPR Kit, una cassetta degli attrezzi per l’editing genetico accessibile e conveniente, che ha il potenziale per rivoluzionare la ricerca biomedica e offrire opportunità per la terapia genica e l’ingegneria genetica.

Intimacies è una sezione che esplora come le tecnologie e le interfacce online possono influenzare l’amore, la famiglia e la comunità. Le esperienze urbane di sesso e amore sono il fulcro di Intimate Strangers di Adrés Jaque, un’installazione audiovisiva incentrata sull’app d’incontri gay. Attraverso dispositivi abilitati a internet, i designer esplorano la possibilità dell’amore e del sesso mediati digitalmente, dal Kissenger di Adrian David Cheock e Emma Zhang, che può trasmettere la sensazione tattile di un bacio su lunghe distanze, a strumenti per il cybersex che suggeriscono ciò che le reti digitali avanzate hanno in serbo per la sessualità umana.


Foods contiene progetti che esplorano il futuro della dieta umana. Tra questi c’è una fattoria modulare di insetti commestibili, Cricket Shelter, di Terreform ONE, che offre una fonte proteica pronta per crisi alimentari imminenti. Un’installazione per la cucina suggerisce come la tecnologia e il design possano contribuire a nuove modalità di produzione alimentare, tra cui una bistecca a base di cellule umane.

Altre sezioni della mostra di concentreranno sul futuro del lavoro (Jobs) e su come le Cities (città) funzioneranno e appariranno tra cento anni – con alimentatori robotici per bambini, auto senza conducente e altri sviluppi – offrendo uno sguardo su come potremmo gestire la vita al di là di questo pianeta.

Le scarpe create dal sudore sono tra le innovazioni che i visitatori troveranno in una sezione dedicata ai Materials, mentre Power studierà come il design può influenzare la nostra cittadinanza e aiutarci a mantenere il potere su elementi essenziali come il nostro DNA, le nostri voci, le nostre comunicazioni elettroniche in un futuro in cui i confini tra registrazione, comunicazione e sorveglianza si confondono. Data riconosce e si interroga sui diversi modi in cui le informazioni possono essere raccolte e utilizzate, con tutti gli intrinseci preconcetti e le asimmetrie, per dare forma a futuri diversi.

Come parte della mostra, i visitatori delle gallerie del Philadelphia Museum of Art troveranno anche uno spazio per incontri comunitari, programmi pubblici, visite scolastiche e attività autogestite. Il Futures Therapy Lab intreccerà connessioni personali tra i visitatori e la mostra come parte di una collaborazione tra il Dipartimento Educazione e il team dei curatori.

Programmi settimanali, molti dei quali si svolgeranno il mercoledì sera a pagamento, metteranno in contatto i visitatori con designer, artisti e creativi locali. Il Futures Therapy Lab conterrà una Futures Library basata sul crowdsourcing che include tutto, dai libri di fantascienza al catalogo della mostra.

“Pensare al futuro possibile è al tempo stesso esilarante e ansiogeno”, ha detto Emily Schreiner, la curatrice dei programmi pubblici per l’educazione di Zoë e Dean Pappas. “Il Futures Therapy Lab è un luogo di conversazione, critica e creatività in cui i visitatori possono immaginare le proprie speranze, paure e soluzioni per il futuro attraverso la riflessione, la discussione e la produzione artistica.”


Link:

https://philamuseum.org/