ZKM | Center for Art and Media Karlsruhe, Karlsruhe
23 / 05 / 20 - 28 / 02 / 21

La mostra Critical Zones sullo stato critico della Terra si ritrova oggi a coincidere con la pandemia di coronavirus, e rivela questioni chiave sulla crisi ecologica di cui siamo testimoni. Questa situazione richiede una nuova politica globale, e implica inoltre nuove politiche per le mostre.

Pertanto, la mostra fisica Critical Zones, che al momento sta prendendo forma allo ZKM, sarà integrata da una piattaforma espositiva digitale e quindi connessa a un campo evento non locale in spazi reali e virtuali. Un festival in streaming di tre giorni, la cui programmazione comprende visite dell’esibizione reale e dello spazio virtuale, accompagnate da interviste e conferenze, farà da apertura alla mostra, la cui data di inizio è il 22 maggio 2020 (inaugurazione della mostra virtuale alle 19).

In questa comunicazione multidimensionale e multicanale, lo scopo è di trasformare i ricettori in trasmettitori attivi. La mostra diventerà una camera dell’eco, uno spazio risonante di forme di comunicazione simbiotiche; una risposta al pianeta simbiotico. Riconoscere che la vita sulla terra nasce e persiste attraverso la simbiosi di tutte le forme di vita richiede inoltre nuovi modi di comunicare.

Finora il “globo” ha informato la nostra relazione con la Terra. Un corpo celeste fra una miriade di altri, diviso da linee di latitudine e longitudine, e visto da una prospettiva impossibile esterna e lontana da noi. Questa immagine descrive la nostra relazione con il mondo in cui viviamo: distante, meccanico, e soprattutto controllabile.

La mostra Critical Zones prende come punto di partenza un cambio di prospettiva: ci esorta a riconoscere che non viviamo sul globo, ma nella zona critica, incorporata nel suo molteplice processo dinamico. L’espressione “zona critica” deriva dalle geoscienze e descrive lo strato fragile della Terra, dallo spessore di soli pochi chilometri e su cui si crea la vita. Bruno Latour ha esteso il concetto fino alla dimensione filosofica in cui diventa una relazione critica e partecipe di noi stessi nei confronti del nostro mondo della vita, il cui stato di pericolo ha raggiunto una scala senza precedenti nella storia della Terra, ormai scritta dall’uomo.

“Dobbiamo affrontare ciò che è letteralmente un problema di dimensione, di scala e di abitabilità: il pianeta è troppo ristretto e limitato per il globo della globalizzazione; al tempo stesso, è troppo grande, infinitamente troppo ampio, troppo attivo, troppo complesso per rimanere all’interno di confini locali ristretti e limitati di ogni sorta.” (Bruno Latour)

Al centro della mostra si pone la questione di quali politiche dovremmo intraprendere per garantire che la Terra rimanga per noi abitabile. In questo senso, dovremmo seguire Alexander von Humboldt, che affermò che in natura “tutto è connesso”, e i lavori scientifici rivoluzionari di James Lovelock, autore dell’ipotesi Gaia, co-sviluppata con Lynn Margulis, le cui ricerche, e in particolare la sua teoria del pianeta simbiotico, sono punti di riferimento di grande attualità per la creazione di un terreno comune attraverso nuove forme di coesistenza e di politica.

Insieme al filosofo francese Bruno Latour, lo ZKM ha installato un osservatorio, sotto forma di mostra articolata, che presenta su scala ridotta la diversità delle relazioni fra forme di vita sulla Terra. I visitatori diventano osservatori della mostra, il loro comportamento la modifica, e di conseguenza il comportamento della mostra cambia. Quest’ultimo, così, può cambiare anche il mondo. In tal senso, la mostra funge da laboratorio vivente dove sviluppare, con una cooperazione transdisciplinare di strategie artistiche e scientifiche innovative, un futuro potenziale di conoscenze e di opzioni per agire al di fuori di nozioni e concetti di “natura” ed “ecologia” prestabiliti.

L’inaugurazione della mostra nello spazio fisico è soggetta agli ulteriori sviluppi della pandemia di COVID-19 e verrà comunicata in breve tempo sul sito web dello ZKM.


zkm.de