Design Museum Den Bosch's-Hertogenbosch – Netherlands
14 / 03 / 20 - 07 / 06 / 20

Come appare il futuro del corpo umano? Nella mostra Bodydrift – Anatomies of the Future, artisti e designer esplorano i confini morali e tecnologici del corpo. Gli esseri umani sono migliorati, più protetti, più attraenti. Questo processo va avanti da secoli, ma ha raggiunto il suo apice alla luce degli attuali progressi tecnologici. Bodydrift – Anatomies of the Future offre una panoramica dello scenario attuale e presenta un’esplorazione speculativa del nuovo umano. Bart Hess e Harm Rensink creano uno spettacolare progetto espositivo.

Il punto di partenza della mostra è la collezione di gioielleria contemporanea del Design Museum Den Bosch. Queste sculture indossabili sono accompagnate dai primi e rivoluzionari tentativi di collegare l’uomo e la tecnologia, come il famoso “casco tv” – un salotto portatile del designer d’avanguardia Walter Pichler.

Ma anche la fusione tra uomo e macchina viene sottoposta a interrogativi: nel suo Biometric Mirror (Specchio Biometrico), per esempio, Lucy McRae invita gli spettatori a guardarsi allo specchio, dove, anziché un’immagine invertita della realtà, quello che vedono è un volto idealizzato generato da algoritmi. BodyDrift presenta anche progetti che lasciano il corpo naturale. Fredrik Heyman realizza esuberanti monumenti funebri digitali, Neri Oxman sviluppa raffinate maschere mortuarie e il collettivo di moda The Fabricant crea abiti virtuali.

“BodyDrift – Anatomies of the Future” non solo mostra come il corpo umano sta cambiando, ma cambia anche il vostro stesso corpo. Entrate nel salotto portatile di Walter Pichler, sdraiatevi nella Dream Machine di Frank Kolkman, rimiratevi nel Biometric Mirror di Lucy McRae, lasciate tracciare le vostre emozioni da un braccio robotico biometrico, o prendete posto nello Smart Automatic Full Body Manipulator di Arvid + Marie: il vostro corpo non sembrerà mai più lo stesso.

La studiosa di bioetica Sarah Boers l’ha detto chiaramente nella sua intervista al giornale Volkskrant dell’11 gennaio 2020: “Vorrei incoraggiare a riscoprire noi stessi insieme alle nuove tecnologie… i cui sviluppi sono scaturiti direttamente dalla fantascienza. E penso che l’arte sia il mezzo perfetto per interagirci.” Ma neanche questo è uno sviluppo del tutto nuovo: lo scienziato Manfred Clynes, che nel 1960 coniò il termine “cyborg”, una volta disse che chiunque indossi un paio di occhiali sta già integrando la tecnologia nel proprio corpo cambiandolo radicalmente. In breve, il futuro è qui, e gli artisti e i designer protagonisti di “BodyDrift” possono aiutarci a capire questi sviluppi, a interrogarli e, allo stesso tempo, a immaginare le nuove prospettive che si aprono per il corpo umano.

La mostra BodyDrift – Anatomies of the Future” è la prima di una serie di presentazioni incentrate sulle nuove correnti “Posthuman” all’interno della collezione del museo, che raccoglie gioielli dall’inizio degli anni Ottanta, disciplina del design che nel corso del tempo ha perso un po’ della sua importanza sociale. Il nuovo orientamento all’interno della politica di raccolta del museo dà nuova vita al passato dell’istituzione. Porta i visitatori in un mondo in cui la gioielleria moderna, che si proponeva di agire sul corpo, si è evoluta ulteriormente in un’estensione tecnologica del corpo di grande rilevanza. Molte delle opere presenti nella mostra “BodyDrift” sono state quindi acquistate per la collezione permanente del museo.


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