Pace Gallery, London
10 / 09 / 2020 – 10 / 11 / 2020

La Pace Gallery è lieta di tornare nel suo spazio fisico con un’esibizione delle nuove opere dell’artista statunitense Trevor Paglen. Organizzata sia al 6 Burlington Gardens, sia sulla piattaforma digitale della galleria, Bloom sarà presentata dal 10 settembre al 10 novembre 2020 ed esplora i temi centrali di Paglen: intelligenza artificiale, politiche dell’immagine, sistemi di riconoscimento facciale e futuri alternativi. Si tratta della seconda mostra dell’artista alla Pace Gallery e coinciderà con una mostra personale presentata al Carnegie Museum of Art di Pittsburgh (4 settembre 2020 – 14 marzo 2021).

L’opera di Paglen, complessa e pionieristica, esamina i sistemi e le tecnologie che formano la società. I sistemi informatici che raccolgono, interpretano e rendono operativi i dati, i quali definiscono e tracciano l’identità, il movimento e le abitudini, accrescono l’ampia attività professionale dell’artista. Usando varie discipline in tutta la sua opera, dal giornalismo investigativo alla ricerca scientifica, la mostra includerà sculture, fotografie, disegni e componenti digitali nuovi che si legano all’uso aziendale e statale degli algoritmi di machine learning per monitorare, estrarre valore e influenzare la vita delle persone.

Insieme, le opere in mostra rievocano la tradizione artistica della “Vanitas” nella quale oggetti simbolici come teschi, fiori e libri rappresentano la mortalità, la fragilità della vita e la vanità dei piaceri terreni. In contrasto con i dipinti sulla vanitas del XV e XVI secolo, Paglen usa questi tropi simbolici e li traspone all’epoca attuale interpellando nuovi tassi di mortalità nell’era digitale come Zoom, l’Intelligenza Artificiale, i servizi di polizia e minacce tra cui il Covid-19.

“La Computer Vision e l’Intelligenza Artificiale sono diventati onnipresenti. In questa mostra le opere cercano di offrire una rapida occhiata al funzionamento delle piattaforme che tracciano i volti, la natura e il comportamento umano e ai dati fondamentali che strutturano il modo in cui le macchine “percepiscono” l’uomo e il paesaggio. In questa nuova opera sono interessato a esplorare i numerosi esempi di training set che creano i sistemi di Intelligenza Artificiale, i quali riflettono e perpetuano forme non riconosciute di razzismo, patriarcato e divisione di classe che caratterizzano gran parte della società”. – Trevor Paglen, giugno 2020.

Tra i punti salienti della mostra ci sarà Bloom, una serie di fotografie su ampia scala che raffigura formazioni floreali concettualizzate da vari algoritmi di Computer Vision, create per analizzare le parti costitutive delle fotografie della vita reale. I colori e le forme delle immagini rappresentano aree simili che l’Intelligenza Artificiale ha rilevato nell’apprendimento da altre immagini di fiori. Non rappresentano colori reali bensì quello che l’Intelligenza Artificiale pensa che siano le diverse parti delle immagini.

Conquista il centro della scena The Standard Head, una ricostruzione su ampia scala del modello matematico realizzato negli anni Sessanta dal pioniere e agente della CIA Woody Bledsoe.
Concepito dalle misure medie dei volti sperimentate da Bledsoe, Paglen ha ricostruito il modello della “standard head” (la “testa standard”) a partire da informazioni rare lasciate negli archivi di Bledsoe all’Università del Texas. Gli algoritmi per l’intelligenza artificiale sono progettati per cercare volti, punti chiave unici, linee, cerchi e aree di interesse mentre cercano di frammentare la realtà sottostante in una serie più semplificata di sezioni o forme. The Standard Head viene messo a confronto con Personality Model, un teschio frenologico placcato in bronzo che deriva dalle attuali categorie utilizzate nella polizia predittiva e negli algoritmi applicati nell’amministrazione pubblica per determinare il livello di criminalità di un individuo misurandone gli attributi e i comportamenti psicologici.

Accanto a queste sculture viene presenta una serie di nuovi disegni e dipinti composizionali che si basa in modo analogo su semplificazioni matematiche prodotte da diversi algoritmi di computer vision. Airlines and Sentiments e The Disasters presentano linee di testi selezionate da dataset che gli sviluppatori di IA utilizzano per insegnare ai sistemi informatici come analizzare e interpretare emotivamente il contenuto delle comunicazioni online. Da lontano queste opere appaiono come linee sottili di campi di colore che ricordano i dipinti astratti di Agnes Martin, ma dopo un’analisi più attenta, i colori si separano e le singole linee di testo, estratte dalle mail di spam, emergono dalla loro forma astratta.

The Humans mostra delle griglie composte da migliaia di piccole immagini, con cui si valutano i comportamenti delle persone a fini commerciali. Per esempio, uno dei dataset, che riguarda gli “autisti distratti”, è una raccolta di immagini usate per riconoscere se qualcuno viene distratto da un sistema di Intelligenza Artificiale mentre guida. Questo dataset è stato creato dalla compagnia assicurativa State Farm per regolare i propri premi assicurativi in tempo reale basandosi su queste informazioni. In una serie di disegni a penna realizzati su carta Paglen mostra come le immagini complesse siano “ricondotte” a versioni molto più semplici all’interno di sistemi di computer vision, tracciando un parallelo tra questi sistemi e le prospettive costruttiviste e cubiste.

ImageNet Roulette è un’opera d’arte interattiva che classifica i ritratti scansionati digitalmente delle persone secondo il dataset più utilizzato, cioè ImageNet, un programma che insegna ai sistemi di intelligenza artificiale come classificare le immagini, sviluppato presso le università di Princeton e Stanford nel 2009. Quando l’immagine di un membro del pubblico viene registrata da una fotocamera e proiettata simultaneamente sul monitor della galleria il modello di IA la classifica a seconda del dataset. Il progetto è una provocazione che apre una finestra su alcune delle categorizzazioni razziste, misogine, crudeli, non scientifiche, controverse e semplicemente assurde incorporate nell’ImageNet e in altri set di immagini di training su cui si basano i modelli di IA.

La mostra continua con l’installazione di Paglen From ‘Apple’ to ‘Anomaly’, presentata al The Curve del Barbican Centre da settembre 2019 a febbraio 2020, e Training Humans, una mostra delle opere di Paglen in collaborazione con Kate Crawford presentata presso la Fondazione Prada di Milano da settembre 2019 a febbraio 2020.

Trevor Paglen (nato nel 1974 a Camp Springs, MD) è noto per aver studiato l’invisibile attraverso il visibile, con un approccio di ampia portata che spazia dalla creazione di immagini alla scultura, al giornalismo investigativo, alla scrittura, all’ingegneria e a molte altre discipline. Gli elementi estranei e nascosti sono svelati in serie come The Black Sites, The Other Night Sky e Limit Telephotography, in cui si colgono i limiti visivi attraverso le storie della fotografia di paesaggio, dell’astrazione, del romanticismo e della tecnologia. È possibile vedere l’indagine di Paglen sull’epistemologia della rappresentazione nella sua serie Symbology and Code Names, in cui usa testo, video, oggetto e immagine per esaminare le questioni relative alla cultura e al linguaggio militare. Tra le sue principali preoccupazioni, c’è quella di imparare come vedere il momento storico in cui viviamo e di sviluppare i mezzi per immaginare futuri alternativi.

In concomitanza con le mostre museali, Paglen è noto per i suoi progetti pubblici site-specific, tra cui The Last Pictures (2013), un’opera d’arte che include un disco micro-inciso con cento fotografie nell’orbita geostazionaria intorno alla Terra, via comunicazione satellitare EchoStar XVI, prodotta in collaborazione con Creative Time e MIT. Nel 2015, Paglen ha creato Trinity Cube, una scultura pubblica radioattiva fatta con materiale ricavato dalla zona vietata di Fukushima, in Giappone, e con la Trinitite, il materiale radioattivo di sabbia fusa, dopo aver testato la Bomba Atomica al Trinity Site in New Mexico.

Inoltre, Paglen ha ottenuto il plauso della critica per il suo contributo alla ricerca e alla cinematografia sul film vincitore dell’Academy Award Citizenfour, diretto da Laura Poitras. Paglen è autore di cinque libri e di numerosi articoli su soggetti come la geografia sperimentale, il segreto di stato, la simbologia militare, la fotografia e la visualità. Il suo lavoro è stato profilato sul New York Times, Vice Magazine, The New Yorker, e Artforum. Nel 2017, ha ricevuto il premio MacArthur Genius e, nel 2014, l’Electronic Frontier Foundation’s Pioneer Award per il suo lavoro di “artista investigativo innovativo”.

Paglen ha conseguito un BA presso la University of California, Berkeley, un MFA presso l’Art Institute of Chicago, e un PhD in Geografia presso la University of California, Berkeley.

Pace è una galleria d’arte contemporanea di punta che rappresenta molti dei maggiori artisti internazionali e patrimoni del ventesimo e ventunesimo secolo.

Sotto la guida del Presidente e CEO, Marc Glimcher, Pace è una forza vitale nell’arte mondiale e gioca un ruolo cruciale nel plasmare la storia, la creazione e l’impegno nell’arte moderna e contemporanea. Fin dalla fondazione a opera di Arne Glimcher, nel 1960, Pace ha sviluppato un segno distintivo per i suoi rapporti vibranti e dediti con artisti rinomati. Nell’avvicinarsi all’inizio della sua settima decade, la missione di Pace continua a essere ispirata dall’impulso di supportare gli artisti internazionali più influenti e innovativi e di condividere il relativo lavoro visionario con le persone nel mondo.

Pace persegue la missione attraverso il suo programma dinamico globale, che include mostre ambiziose, progetti degli artisti, installazioni pubbliche, collaborazioni istituzionali, performance e progetti interdisciplinari con Pace Live, e ricerca e scrittura curatoriale.

Oggi, Pace ha 7 sedi in tutto il mondo: due gallerie a New York – compresa la sede recentemente aperta al 540 West 25th Street, e una sala esposizione adiacente di 8000 metri quadrati al 510 West 25th Street – così come a Palo Alto, Londra, Ginevra, Hong Kong e Seoul.


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