NONE Collective - Rome

Simposio è un programma di incontri, performance e installazioni che indaga il rapporto tra uomo e macchina nella società contemporanea, nato con lo scopo di attivare un network, un confronto pubblico e una riflessione sulla contemporaneità digitale e le sue implicazioni di carattere percettivo, cognitivo, sociale ed economico.

Simposio è a cura di NONE collective e si svolge a partire da Gennaio 2018 fino a Giugno 2018, con un incontro al mese e con ospiti di varia estrazione e provenienza, in via Giuseppe Libetta, 21 – Roma. Ingressi limitati, per prenotarti visita http://simposio.none.business/

Siamo in grado di creare un immaginario autentico? un’idea di futuro diversa da quella incanalata dal flusso tecnocratico?

Simposio è un incontro conviviale che parte da questi interrogativi per approfondire la conoscenza e la consapevolezza del rapporto uomo-macchina e per indagare la metodologia con cui l’arte può agire e l’espressività con cui si manifesta.

Immaginario autentico

Sembra quasi superfluo parlare oggi di come il digitale stia cambiando la nostra vita, si leggono sempre più articoli, la bacheca di Facebook è ricca di video, talk, post di denuncia, persino in televisione sembra essere il tema del momento.

La letteratura e il cinema d’altronde sono stati dei precursori e tutt’ora primeggiano nella rappresentazione del futuro, nella creazione di un immaginario rapporto tra uomo e macchina, per lo più distopico, fino alla rappresentazione di un futuro presente, digitale, più umano ma sempre lontano dall’idea di umanità.

Partendo da un interesse storico, che però non è proprio di questi incontri, si potrebbero analizzare le epoche, persino i decenni del XX secolo ricostruendo le idee e le rappresentazioni del futuro di ciascun periodo, ovvero lo studio del retrofuturo. Chi, ad esempio, non ha scrollato qualche pagina di visioni tecnologiche bizzarre degli anni del boom economico del dopoguerra? È evidente che al tempo il benessere generava una visione positiva del futuro, in cui la tecnologia era uno strumento che assolveva a delle funzioni semplici, pratiche, umane. È ugualmente evidente come oggi l’idea di futuro rispecchia i disagi e le contraddizioni della società attuale.

Sono state coniate diverse parole, definizioni, neologismi per descrivere i fenomeni che caratterizzano la condizione contemporanea: post-ideologia, post-internet , post- verità , post-capitalismo, post-fail.

La tendenza è narrare il presente come successivo a qualcosa, “post” appunto. Sicuramente c’è stata una rottura verso la fine dei Duemila, con la crisi economica, con la crisi dell’idea di innovazione, di tecnologia al servizio dell’uomo, della democrazia digitale. Nel campo della percezione estetica e delle arti, si è passati da un’esaltazione della componente tecnologica in tutti i suoi aspetti, dall’idea di perfezione estetica del minimal, fino al glitch ovvero l’esaltazione dell’errore della macchina. Si è glorificato il software, l’ideologia del software, la libertà del DIY, l’infinita possibilità della rete.

Ad eccezione di casi particolari in cui la mentalità digitale è stata effettivamente usata come strumento di espansione del reale, di produzione autonoma di soggettività e di un modello di sviluppo alternativo, siamo tutti caduti nella rete che cattura l’individuo prima ancora dei gruppi di individui. Così, senza che nessuno se ne accorgesse o capisse il perché, è rinata una gran voglia di umano, di emozione, di semplicità e di naturalità. In musica ad esempio, che esprime al meglio il sentire comune, ricorrono strumenti acustici, cori malinconici e sentimentali, paesaggi sonori che riverberano memorie nostalgiche.

La stessa nostalgia che ritroviamo nei filtri di Instagram, nella passione per il vintage, per i mercatini, per le cose della nonna.

Viene da chiedersi quindi se oggi sia possibile avere una visione positiva del futuro, se è possibile immaginare qualcosa di nuovo e diverso da ciò che sentiamo ormai definito e prestabilito dalla macchina tecnocratica, dal flusso dell’algoritmo che ci domina e ci identifica economicamente, socialmente, cognitivamente e infine emotivamente.

Lo studio di come il Flusso si adatti, si insinui e catturi l’umanità pilotandone i bisogni, ha identificato diverse strategie e procedure definendo una nuova terminologia: delega cognitiva, memoria procedurale, profilazione, bolla percettiva, gamificazione[1].

L’algoritmo è in uno stato abbastanza avanzato di controllo dell’umanità, intesa anzitutto come proprietà intrinseca dell’uomo, sia per quanto concerne la mente, le capacità cognitive, sia per la socialità e quindi l’economia.

È da notare anche come la nascita e la crescita di pensieri critici verso il Flusso viene catturata e ricondotta ad una dimensione di spettacolarizzazione sui media (serie tv e post fb) il che produce una sorta di immunizzazione o comunque affievolimento del sentimento originale. Assorbendo gli opposti e la critica interna il Flusso sembra rendere vana ogni intenzione sovversiva, di attivismo e sviluppo alternativo.

L’obiettivo di Simposio è mettere in atto un processo di indagine sulla condizione contemporanea e di creazione di autonomia espressiva artistica, non intesa come la creatività dell’arte ma arte come principio di strategia sovversiva.

Il Flusso cattura elementi di umanità, la singolarità li assorbe e se ne appropria, li rende linee guida per la computazione dell’algoritmo, ovvero per la massificazione e lo sfruttamento economico, generando valore dal controllo di emozioni e impulsi, producendo desiderio e quindi mercato. L’arte è espressione di singolarità, autonomia e autenticità, qualunque sia la percezione estetica che produce e il modo con cui avviene questa espressione di singolarità viene catturata nel momento in cui raggiunge una certa rilevanza. Il fenomeno dell’arte Post-Internet non rappresenta forse l’acquisizione da parte del mercato di un principio critico, riportato sul piano dell’oggetto e in un’ottica di valorizzazione economica con conseguente svuotamento di contenuto, di autenticità e coerenza?

Al contempo il livellamento avviene anche perché l’industria della creatività è dominante nel posizionamento e assorbimento di necessità espressive, soddisfacendo ogni vanità di creazione e trasformando tutti in “artisti di se stessi” ovvero nella spettacolarizzazione del nulla. Basti pensare ai fenomeni talent , ai xxxartist o xxxdesigner, agli youtuber, e in fondo, al selfie.

In questo svuotamento sostanziale sarebbe logico immaginare un intervento delle istituzioni pubbliche, che nel proprio interesse, per necessità di sopravvivenza fondano e infondono cultura, pensiero. Sarebbe logico credere che il pubblico si occupi della tutela e dell’indagine dell’umano quindi della promozione e del sostegno di studi umanistici. Ma non possiamo fare altro che constatare il fallimento del pubblico di fronte alla finanza digitale tecnocratica, che segue naturalmente il profitto e svuota di valore la ricerca umanistica. Oggi, in Italia in particolare, le università e le istituzioni non offrono particolare apporto e sostegno allo sviluppo di una cultura contemporanea, rimangono sostanzialmente scollate da una partecipazione attiva per la formulazione di una proposta. Gli apparati culturali pubblici italiani, in un certo senso, hanno cessato di rinnovarsi con il crollo delle ideologie, della politica e rimangono congelati su approcci datati, inappropriati a comprendere l’evoluzione del contenuto.

È ancora possibile costruire un immaginario umano autentico? Com’è possibile farlo? Attraverso l’attivismo e le pratiche artistiche è possibile condizionare consapevolmente il Flusso e costruire un’idea di futuro diversa da quella incanalata?

Simposio parte da questi interrogativi per approfondire la conoscenza e la consapevolezza del rapporto uomo-macchina e per indagare la metodologia con cui l’arte può agire e l’espressività con cui si manifesta.

Poiché la fruizione del presente si è in gran parte spostata nel virtuale, ovunque ed eternamente presente, vorremmo interrogarci sul “qui e ora”:

  • quanto dipendo dall’algoritmo? quanto seguo procedure predeterminate?
  • cosa ricordo?
  • come mi oriento?
  • ho fiducia nell’uomo?
  • come immagino il futuro?
  • quali sono gli strumenti per la produzione di un immaginario autentico?
  • qual è il ruolo dell’arte nella creazione di questo immaginario?
  • è possibile contagiare il sistema stesso, le istituzioni pubbliche e il capitale?

[1] Ippolita. Tecnologie del dominio. Lessico minimo di autodifesa digitale. (Meltemi editore, 2017)

Ingressi limitati, per prenotarti visita http://simposio.none.business/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn