Lo sviluppo costante e incontrollato dell’Internet delle cose (IoT) con scarsi o assenti standard e regolamentazioni [i] sia negli Stati Uniti che in Europa, apre le porte a problematiche inerenti non solo lo sfruttamento dei dati aziendali e i controlli esercitati dallo Stato, ma anche la sorveglianza, la coercizione e il controllo delle relazioni personali.

Si stima che entro il 2020 circoleranno circa 12,9 miliardi di dispositivi dotati di sensori e connessi ad Internet [ii], e che, sempre entro lo stesso anno, una famiglia di un Paese economicamente sviluppato potrebbe essere dotata di centinaia di oggetti smart [iii], dalle lampadine alle serrature, dai termostati agli altoparlanti.

La maggior parte di questi dispositivi non sarà dotata di schermo né somiglierà a quelli a cui oggi siamo abituati, come i computer portatili o gli smartphone, ma piuttosto sarà incorporata nella struttura del nostro ambiente, relegata sullo sfondo, intenta a raccogliere e scambiare dati con altri dispositivi ed esseri umani, senza che gli utenti si rendano conto di quello che sta succedendo.

Se non si vuole condividere le proprie playlist o permettere al proprio partner di sapere quando e dove ci si trovi all’interno dell’appartamento, oppure se non si vuole che la temperatura della propria casa sia controllata in remoto da qualcun altro, la tutela della privacy e la sicurezza tra gli individui nelle smart home è un motivo di preoccupazione  crescente.

Recenti studi nel Regno Unito [i] e in Australia [ii] dimostrano che i dati personali raccolti attraverso le tecnologie digitali, vengono usati sempre di più per controllare e intimidire le vittime di violenze domestiche. Lo studio britannico rivela che il 47% delle vittime di abusi domestici ha dichiarato di essere stato controllato sfruttando le tecnologie digitali, nella maggior parte dei casi a propria insaputa.

I ricercatori evidenziano che queste conclusioni sono in linea con uno studio del Women’s Aid che attesta che il 45% delle vittime ha subito una qualche forma di molestia online quando la relazione era in corso, e il 48% dopo che la storia era finita. Oltretutto, e contrariamente a quanto si pensi, da ricerche precedenti è emerso che la maggior parte delle azioni di stalking è intrapresa soprattutto da partner o ex-partner, e non da sconosciuti [iii].

Nell’ambito delle relazioni personali, l’abuso tecnologico e lo stalking spesso si manifestano tramiterthoughted,ters and smart TVs.y affluent country could be equioed with development now, while it’d, falls short of cosidering sumanmanide geolocalizzazione, registrazioni video realizzate di nascosto ed intercettazioni, per non parlare del monitoraggio dei social media. Tali risultati possono essere ottenuti in modo facile ed economico anche da chi non è esperto di tecnologia grazie ad appositi software, gli stalkerware, oggi disponibili in commercio.

Una volta installati su un dispositivo, gli stalkerware registrano e rendono disponibili tutte le comunicazioni inviate e ricevute (email, messaggi di testo e messaggi Facebook) da quel dispositivo, per metterle a disposizione alla terza parte che ha acquistato il software. Questo programma inoltre è in gran parte invisibile alla vittima.

Una ricerca di Google Trends su alcune delle marche di stalkerware più popolari ha rivelato un continuo aumento dell’interesse dei consumatori verso tali prodotti negli ultimi cinque anni, il che significa che le persone sono sempre più interessate all’utilizzo di software per spiare il proprio partner e/o gli altri membri della famiglia.

Anche se gli stalkerware sono attualmente disponibili solo per dispositivi mobili, non sembrerebbe esserci motivo né ostacolo per impedirne l’ingresso nel regno dei dispositivi smart e delle smart home, una produzione che sta diventando sempre più prolifica e remunerativa.

I dispositivi IoT sono costruiti per poter essere controllati da più di un utente di un qualsiasi nucleo familiare, per cui offrono ben poco in termini di protezione dei dati e della privacy reciproca dei singoli membri della famiglia, che diventano così un target interessante per i software di sorveglianza.

 Il tanto atteso Regolamento Generale sulla protezione dei dati [i] dell’Unione Europea, pur fornendo una base normativa più solida in tema di protezione dei dati e della privacy dei cittadini dallo sfruttamento da parte delle imprese e dello Stato,  non affronta in modo specifico il tema dei dispositivi IoT e dei dati raccolti all’interno di contesti abitativi condivisi.

Tuttavia, è di fondamentale importanza che queste considerazioni vengano integrate nello sviluppo dell’Internet delle cose e nella protezione dei dati, ora che questo è ancora nella sua fase iniziale, e prima che diventi un sistema troppo diffuso e complesso per poter cambiare in maniera significativa. Per sua natura, lo spionaggio viola la fiducia di coloro che ripongono la propria sicurezza nelle norme della vita sociale e comunitaria stabilite dalle società democratiche.

Nel caso di rapporti abusivi le informazioni raccolte mediante la sorveglianza digitale possono essere utilizzate successivamente per controllare, forzare e intimidire le vittime. Spesso i responsabili utilizzano la tecnologia per creare un senso di onnipresenza, di conoscenza di ogni dettaglio della vita della vittima, che a sua volta si sente impotente e incapace di sottrarsi all’abuso.

Pertanto, in quanto individui, è essenziale che la nostra privacy venga rispettata non solo nella sfera aziendale e pubblica, ma anche in quella privata. L’individualità e il diritto alla privacy di ciascun abitante devono essere tenuti in considerazione non soltanto durante la convivenza, ma anche nel caso in cui questa venga meno, come in caso di separazione, divorzio o lutto.

In caso contrario la smart home, con la sua miriade di dispositivi dotati di sensori, potrebbe facilmente trasformarsi in una smart prison, non solo per il controllo dello Stato e delle aziende, ma anche come strumento di sorveglianza tra partner e membri di una stessa famiglia.


Note:

[i] – “GDPR Portal”, October 2017, http://www.eugdpr.org/eugdpr.org.html

[ii] – Snook, Chayn and SafeLives, “Tech vs Abuse: Research Findings”, January 2017, http://media.wix.com/ugd/f86f13_366b6514c8fc4e9488fc15edf2148d52.pdf

[iii] – Woodlock, Delanie. “The abuse of technology in domestic violence and stalking.” Violence against women 23.5 (2017): 584-602.

[iv] – Spitzberg, Brian H., and William R. Cupach. “The state of the art of stalking: Taking stock of the emerging literature.” Aggression and Violent Behavior 12.1 (2007): 64-86.

[v] – Meddeb, Aref. “Internet of things standards: who stands out from the crowd?.” IEEE Communications Magazine 54.7 (2016): 40-47.

[vi] – “Gartner Says 8.4 Billion Connected “Things” Will Be in Use in 2017, Up 31 Percent From 2016”, October 2017, https://www.gartner.com/newsroom/id/3598917

[vii] – “Gartner Says a Typical Family Home Could Contain More Than 500 Smart Devices by 2022”, October 2017, https://www.gartner.com/newsroom/id/2839717

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