Negli ultimi decenni l’atteggiamento nei confronti della moda si è avvicinato di più alle sperimentazioni tecnologiche, coniugando l’importanza nel creare abiti caratterizzati da un fascino elegante, con una continua necessità di rispondere alle esigenze che la vita di oggi rivolge all’abbigliamento.

Finora ci sono diversi esempi  di come combinare le questioni tecnologiche alla moda: abbiamo visto le creazioni di Hussein Chalayan (http://chalayan.com/) col suo vestito rivoluzionario che si trasforma quando la modella lo indossa (si tratta di dispositivi tecnologici cuciti sul vestito tipo i sensori di movimento e stecche verticali che si gonfiano o allungano la canotta), come il Transformer dresses della  collezione 2007. Oppure alcuni anni prima, nei primi anni  ’80, l’opera estremamente raffinata con plissé del famosissimo designer giapponese Issey Miyake in cui la tecnologia è concepita come strumento per una nuova concezione di abito (http://www.isseymiyake.com/).

Negli Stati Uniti la tendenza a combinare la tecnologia e la moda è stata molto apprezzata sin dall’inizio, e ci sono molte realtà importanti dove questa relazione è portata avanti con notevoli risultati, dalle accademie, reti di designer, convegni particolari. Un centro internazionale importante in tutto il mondo come il MIT- Massachusetts Institute of Technology, per esempio, ha diversi progetti e programme dedicati agli studi di wearable computing e all’inter – connessione con i designer e gli scienziati per creare un nuovo concetto of di tecnologie indossabili nella moda, nello sport, nella salute, nel quotidiano, ecc. (http://www.media.mit.edu/wearables).

Oltre a  New York abbiamo FIT-Fashion Institute of Technology, un college noto per il design e l’arte della moda. Ci sono anche diversi designer provenienti da Stati Uniti, che hanno cercato di realizzare uno stile diverso di abbigliamento fuori dagli schemi tradizionali e da un lato sono al margine della moda e dall’altro ai confini dell’arte e dello spettacolo hi – tec.

Lo scorso marzo ad Austin, in Texas, ha avuto luogo una delle fiere più importanti fiere del Nord America dove in quattro giorni si sono affermate molte mosrte comprese le innovazioni sui tre campi di interattività, music and film. La fiera SXSW si è svolta dall’8 al 17 marzo 2012: era la quindicesima edizione e durante gli ultimi anni l’elemento chiave di questo evento è stata l’esibizione nell’industria collegata alla fiera. Solitamente la fiera coinvolge gli artisti, le eitchette e le industrie all’avanguardia della ricerca tecnologica, applicata in modi diversi – dai video, ai sistemi interattivi 3D, fino alla musica e all’abbigliamento.

Questa edizione 2012 ha avuto un’importante Technology and Fashion session, mostrando il linguaggio dell’arte e del design espresso attraverso l’intrecciarsi della tecnologia e della moda. Usando le recent e le nuove tecnologie, notiamo cose incredibili ai vestiti: le mascherine che stanno su perfettamente usando una scnasione 3D, scarpe stamapte in 3D, abiti che mostrano una luminosità progettata con attenzione come l’arte e parole “stampate” in modo interattivo sul tessuto da Twitter and da altre fonti.

Questa sessione mette in evidenza solo alcune delle cose incredibili che si possono fare quando la tecnologia è combinata con la creatività. Le persone che sono intervenute e che hanno preso parte a questa session sono (in ordine): Join Ping Fu, Alison Lewis, Janet Cooke Hansen and Sheridan Martin.  Hanno mostrato i processi e i pensieri che vanno a produrre opere tecnologiche indossabili e ognuno di loro rappresenta un importante atteggiamento per approcciarsi a questo lavoro.

Uno di loro, Janet Cooke Hansen, è il presidente e ingengnere capo di Enlighted Designs Spa, la sua attività nata dal sogno di diventare un designer di vestiti che si illuminano (http://enlighted.com/index.html).

I suoi quindici anni di lavoro sugli abiti che si illuminano l’hanno fatta diventare un pioniere in questo campo, e i risultati sono un meltin’ pot di moda, arte e tecnologie. L’idea è quella di creare costumi e vestiti con particolari luci LED colorate. Possono essere giacche, pantaloni, guanti, abiti lunghi e indumenti particolari, che il suo team crea soprattutto per gli artisti del settore dello spettacolo. Le creazioni illuminate, infatti,  sono molto apprezzate da acuni cantanti pop quali Daft Punk, Muse, e moltri altri e anche da artisti come  Cirque du Soleil e altri artisti internazionali per i loro live, caratterizzati da importanti effetti visivi e da grandi scenografie. 

Ad esempio, Enlighted Designs ha creato un abito luminoso per Matthew Bellamy, leader e voce dei Muse, rock band alternativa britannica, durante il Resistance Tour, nel 2010. La giacca aveva centinaia di strisce colorate a LED e, nel buio del palcoscenico, queste luci particolari scomponevano la forma del corpo attraverso il suo stesso movimento. Gli spettatori del concerto, così, non riuscivano a riconoscere le fattezze precise del cantante, perché il suo corpo diventava un insieme di luci adesive nello spazio, creando un effetto spettacolare e suggestivo.

Per la performance di Maya Arulpragasam, meglio nota con lo pseudonimo M.I.A., esibitasi il 18 aprile 2009 al Coachella Music Festival, lo staff di Enlighted ha installato fili elettroluminescenti su una varietà di abiti sia per la cantante sia per i ballerini, oltre ad accessori per diversi altri membri della band. Tutti i ballerini di supporto indossavano classici vestiti hip-hop, con led lungo tutte le cuciture: mentre danzavano, quindi, si presentavano come figure vuote che, muovendosi, creavano accattivanti coreografie simil-virtuali.

Tutto ciò ha fatto tornare alla memoria, in effetti, una specifica e celeberrima sperimentazione di danza virtuale, come quella creata nel 1999 da Paul Kaiser e Shelley Eshkar (OpenEnded Group  – http://openendedgroup.com/) e dal coreografo americano Bill T. Jones, Ghostcatching. In quel caso, il corpo del ballerino, sintetizzato da un software particolare, divenne una massa simile a linee da disegno e colori pastello, che dipingeva la sua danza nell’ambiente digitale. Per fare questo, sono occorsi molti passi intermedi, tra cui il lavoro con le immagini in movimento, il passaggio digitale e la rielaborazione della figura umana, cancellata, o, piuttosto, trasformata in un personaggio virtuale. 

Nell’opera di Janet Cooke Hansen e dei suoi collaboratori di Enlighted Designs, anche se l’effetto potrebbe risultare abbastanza simile, il processo è più semplice e quasi interamente fatto a mano.  E, ancora una volta, è in tempo reale, con ballerini in carne e ossa, con un pubblico “qui e ora” e questa idea consente così tante soluzioni diverse e un modo più veloce di attirare immediatamente l’attenzione del pubblico. Ma il concetto di base è enfatizzare il movimento umano, in una sorta di assenza del corpo, lasciando a un complesso di led e indumenti particolari e bellissimi il compito di portare il ritmo, peso e intento dell’artista.

Ovviamente, Janet ha un interesse artistico viscerale per la tecnologia. Dipinge con uno stile geometrico astratto e crea pannelli a muro e sculture di luce, oltre agli indumenti illuminati.

Un altro partecipante di spicco del SXSW Trade Show è stata Alison Lewis, direttore generale di iHeartSwitch.com. Ha scelto l’importante evento texano per mostrare il suo ultimo progetto: Presence of Heart, un abito emotivamente funzionale che utilizza il battito cardiaco come espressione alla moda e connessione umana (http://heartbeat.agentofpresence.com/).

La dimostrazione è stata molto intensa e interessante, a riprova di come le tecnologie possano essere impiegate nella moda e come possano interagire con il corpo umano. Questo abito “rileva-cuore” mostra il battito cardiaco di chi lo indossa sotto forma di luce e invia il battito via wi-fi a dispositivi mobili. Non appena la modella camminava, l’abito scintillava con una cascata di luci a ritmo del suo cuore. Alison allora teneva in mano un iPad che riceveva il segnale dall’abito e attivava il grafico del cuore pulsante a tempo con quello della modella. E’ un esempio perfetto di moda e stile interattivi, nati dall’idea di Lewis e del suo entourage di un tipo di moda come intersezione con la tecnologia attraverso i principi di interazione, comunicazione e bellezza.

Questo tipo di abito ha messo in evidenza qualcosa che solitamente non possiamo vedere, come il battito cardiaco, ma al contempo i dispositivi non erano altrettanto visibili agli spettatori e non invadenti per la modella, grazie alla funzione wireless.

Per Alana Yoel, cofondatrice di Agent of Presence, l’illuminazione dell’abito è stata così sottile che la modella è stata il centro dell’attenzione senza esserne lo spettacolo. E inoltre tale reazione ha dimostrato a Yoel che un mercato di massa alla moda è pronto per l’abbigliamento interattivo.

Inoltre, le due opere di Janet Cooke Hansen, prima, e Alison Lewis sono diametralmente opposte l’una all’altra, è evidente: la prima punta tutto su una tecnologia semplice da applicare e molto più visibile, come i led colorati; mentre la seconda richiede una realizzazione molto più complessa, un settaggio grazie al duro lavoro di tecnici informatici specializzati, e la presenza tecnologica, sotto forma di dispositivi quali video, software, computer che non sono visibili, ma è possibile vedere il prodotto finale e i suoi incredibili effetti.

Il SWST Trade Show di Austin, è un’importante vetrina per le nuove tendenze tecnologiche nelle differenti aree quali musica, film e così via; il recente interesse nella moda è un segnale di come in un futuro molto vicino la nostra life-wear potrà essere sempre più qualificata da questo tipo di ricerca, in tutti i diversi aspetti delle nostre vite, come lo sport, la medicina, il lavoro e così via. La moda non è più solamente per i designers, ma è evidente che sta diventando una disciplina importante, un melting-pot di conoscenze diverse e scientifiche.

http://sxsw.com/