Nel cuore dell’Europa un esperimento innovativo – e già consolidato – è stato lanciato circa un decennio fa da iMinds, un’organizzazione di ricerca che ha fatto del digitale il suo fulcro d’indagine, offrendo anche alle aziende e alle organizzazioni un sostegno attivo nello sviluppo della ricerca e del business.

Come annunciano sul loro sito web: “Conduciamo l’innovazione digitale per la società e l’economia, grazie agli studi strategici applicati alle tecnologie digitali”.

E infatti la loro missione è di mettere insieme la competenza di circa 1000 ricercatori – nella ricerca strategica e applicata – con l’imprenditorialità. iMinds aiuta le persone e le organizzazioni a trasformare idee innovative in aziende di successo, concentrate specialmente sulle aree di TIC, Media, Sanità, ecc.

Per capire meglio i valori, la missione e in particolare le attività di iMinds, abbiamo incontrato Wim Van Daele, Manager della Comunicazione e Media Relations di iMinds, per una chiacchierata motivante e interessante.

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Silvia Bertolotti: Qual è il ruolo attuale dei partenariati commerciali nel campo della ricerca? In iMinds, lavorate perlopiù con IT/compagnie di telecomunicazione, c’è un motivo specifico nella scelta di queste industrie?

iMinds: La collaborazione con l’industria è al centro di iMinds. Abbiamo anche sviluppato il nostro strumento di ricerca collaborativo – ICON – dove i ricercatori di iMinds lavorano insieme con i partner industriali in consorzi più ampi, per trovare soluzioni ad un bisogno del mercato specifico.

iMinds ha fondato sotto ICON circa 150 progetti di ricerca digitale cooperativi, rappresentando più di 330 milioni di Euro in investimenti da parte di iMinds e l’industria. Un’altra cosa interessante è vedere l’impatto di tutto questo. Stando a un’indagine recente:

–       Il 95% circa delle aziende oggetto dell’indagine indicano che gli strumenti iMinds permettono loro di condurre ricerche su larga scala, ampliare le loro reti e sviluppare nuovi prodotti;

–       Più del 70% afferma di poter migliorare i prodotti esistenti, pianificare investimenti follow-up e aumentare le entrate;

–       In un quarto dei casi, le aziende hanno evidenziato il potenziale per creare una separazione basata sui risultati della ricerca.

E ancora più importante, forse, è uno studio di impatto relativo alla ICON del 2014 che ha dimostrato che ogni Euro del denaro pubblico investito in ICON porta a 5 Euro di investimenti privati follow-up (in termini di investimenti effettivi e per la creazione di posti di lavoro).

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Esempi di progetti ICON che hanno fatto la differenza in questi anni comprendono: TRACK (che ha permesso alla compagnia tecnologica fiamminga Televic di vincere un importante contratto con Eurostar); Telesurgery(i cui risultati sono stati integrati nel prodotto Nexxis di Barco per le sale operatorie digitali e sono stati applicati a più di 100 sale operatorie nel Benelux); e ASCIT(che ha creato le basi per Bednet, una piattaforma che permette l’istruzione online a bambini malati a lungo termine per almeno dieci anni).

Un altro modo di iMinds di collaborare con l’industria comprende iMinds’ Living Labs, grazie ai quali iMinds offre alle aziende un mix personalizzato di metodi e strumenti di ricerca per coinvolgere gli utenti finali in tutti i passaggi del processo d’innovazione. La metodologia dei laboratori viventi comprende una combinazione di sessioni di co-creazione, interviste con gli stakeholder, prove dei prototipi, test nella vita reale e workshop di validazione.

Dopotutto, seguire attivamente i potenziali fruitori mentre sviluppano un prodotto innovativo o un servizio, apre la strada a un possibile mercato di successo. In un living lab, gli utenti finali sono attivamente coinvolti nel processo d’innovazione fungendo da co-designer e testatori. Questo approccio incentrato sull’utente non solo permette agli sviluppatori dei prodotti di registrare, capire e validare l’interazione degli utenti con i prodotti e i servizi in una fase iniziale, ma permette anche ai destinatari finali di comprendere meglio il nuovo prodotto o servizio.

iMinds fornisce alle imprese tutti i tipi di strumenti (living lab) e tecniche di cui hanno bisogno per seguire attivamente gli utenti finali nel processo di innovazione. Aiutiamo le aziende a trasformare le loro idee in prototipi reali e prodotti attuabili, incontrando fortemente le necessità e le aspettative dei fruitori finali attraverso una traiettoria quasi sperimentale:

–       Pre-test in cui viene valutato l’attuale stato dell’arte nell’ambito innovativo; questa fase funziona anche come calcolo di riferimento per stimare il valore aggiunto dell’innovazione nella fase post-test.

–       Fase di intervento che comprende tutti gli stadi di sperimentazione e la ricerca sul campo.

–       Post-test stage dove viene stimato il valore aggiunto dell’innovazione.

Le aziende con cui stiamo lavorando, superano, in un certo senso, l’industria delle telecomunicazioni. È vero che le TIC – nel senso più ampio – sono il comune denominatore, ma vediamo davvero le TIC come una tecnologia che comprende innovazione in settori industriali quali Media, Sanità, Industria manifatturiera (Industria 4.0) e Città intelligenti; settori che affrontano sfide sociali ed economiche significative.

Abbiamo optato per quei settori commerciali specifici, perché crediamo che siano particolarmente rilevanti per la crescita socio-economica delle Fiandre, in unione con i nostri ricercatori che hanno conoscenze e competenze adatte per svolgere un ruolo fondamentale e dare vita a ulteriori sviluppi.

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Silvia Bertolotti: Perché iMinds? Qual è il principale bisogno attuale – e sfida – nel campo dell’innovazione digitale?

iMinds: iMinds è strumentale nel posizionamento delle Fiandre come una delle regioni europee digitali principali. Ogni giorno, aziende (grandi e piccole), governi e organizzazioni di promozione sociale usano abilmente la competenza dei nostri team di ricerca accademici per affrontare le sfide sociali ed economiche. Il nostro obiettivo è infondere l’innovazione digitale nelle (nuove) aziende, o convertire queste innovazioni in prodotti e servizi che migliorino e arricchiscano la vita delle persone, giovani e anziani.

Silvia Bertolotti: Come e in che termini supportate nello specifico i progetti di start up? E quali sono i mercati principali?

iMinds: iMinds supporta ricercatori, giovani imprenditori e progetti start up nel presentare con successo le loro idee (digitali) sui mercati principali, tra cui ICT, Media, Salute, Città Intelligenti e Industrie manifatturiere.

iStart, il programma di incubazione aziendale di iMinds, è uno degli strumenti principali a nostra disposizione per raggiungere quell’obiettivo – fornire alle start up del settore tecnologico fondi di avviamento, formazione e consulenza competenti, workshops, accesso al network “iMinds” e luoghi di collaborazione nel lavoro, ecc. Dall’inizio del programma nel 2011, sono stati supportati già più di 100 progetti di start up (nonostante criteri di selezione molto rigorosa che hanno fatto sì che solo una richiesta su cinque venisse accettata).

Fino ad ora, questi progetti hanno portato più di 400 posti di lavoro a tempo pieno ed entrate di oltre 20 milioni di Euro (nel 2015). La maggior parte delle start up ha garantito il pagamento dei clienti, intrapreso un chiaro percorso di crescita e ha attirato ulteriori finanziamenti. Nel 2015 il programma iStart di iMinds si è classificato quarto al mondo nella graduatoria globale UBITop University Business Accelerators” – con al seguito la proiezione di oltre 500 incubatori aziendali universitari di tutto il mondo.

Un altro segreto del successo di iMinds nello spazio imprenditoriale è la sua metodologia Flipped Knowlegde Transfer, che iMinds ha realizzato durante le sue operazioni giornaliere. Essa trasforma concretamente il modello di ricerca accademica tradizionale – essendo uno studio direttamente ispirato alle sfide del lavoro e delle tecnologie delle imprese emergenti.

Un buon esempio è la cooperazione tra iMinds e Ontoforce – una start up fiamminga che sostiene la ricerca farmaceutica tramite la tecnologia del web semantico. Ciò che era iniziato nel 2011 come uno studio di fattibilità di Ontoforce, ha dato luogo alla sofisticazione della tecnologia del web semantico da parte dei ricercatori di iMinds – Università di Gand, oltre che un accordo di licenza e un progetto di ricerca bilaterale che prosegue tutt’ora.

Per citare il CEO di iMinds, Danny Goderis. “Le start up sono estremamente importanti per produrre crescita economica, ma spesso non possiedono le capacità di ricerca necessarie per fare realmente la differenza. La metodologia Flipped Knowledge Transfer di iMinds le facilita nel loro lavoro con i ricercatori universitari. Si tratta di una collaborazione guidata dagli imprenditori, e in quanto tale, noi forniamo loro la capacità di ricerca (extra) che richiedono per trasformare le loro idee in prodotti innovativi, permettendogli così di conquistare il mercato”. iminds4

Silvia Bertolotti: In merito ai progetti di ricerca, quali sono i settori privilegiati? Potreste menzionare alcuni dei progetti più interessanti sviluppati di recente?

iMinds: iMinds collabora intensivamente con istituti di ricerca, compagnie, amministrazioni e organizzazioni di utilità sociale per trasformare le sue conoscenze del mondo dei software in prodotti e servizi concreti. Lo facciamo conducendo ricerche sia strategiche che applicate sulle tecnologie, come ad esempio l’Internet of Things (IoT), la privacy, la sicurezza digitale e le conoscenze derivate dal flusso dei (grandi) dati. Come menzionato in precedenza, poniamo quindi la nostra attenzione su cinque segmenti di mercato: ICT, Media, Salute, Città Intelligenti e l’Industria manifatturiera.

Alcuni esempi di ricerca innovativa sono:

–       Nell’ambito dell’IoT: un professore belga ha ricevuto un prestigioso finanziamento europeo per aver sviluppato rivoluzionarie celle wireless ATTO che contribuiranno a creare schiere di robot. Al professore belga Piet Demeester (iMinds – Università di Gand) è stato conferito il prestigioso Advanced Grant Europeo dal CER per seguire lo sviluppo della sua tecnologia sulle innovative celle ATTO, e nei prossimi cinque anni, riceverà 2 milioni e mezzo di Euro per sviluppare un prototipo totalmente funzionante di esse.

La ricerca ATTO persegue un network wireless a bassa latenza e alta velocità che supporti specifiche connessioni di 100Gbps per ogni entità nel fitto gruppo degli oggetti in movimento (come i robot), fornendo loro accesso istantaneo alle risorse informatiche remote, rendendoli così più intelligenti e interattivi.

http://www.iminds.be/en/news/20160426_pr-piet-demeester-atto

–       Da una prospettiva della privacy e della sicurezza: rendere i prodotti indossabili più sicuri tramite password biometrica. In un recente articolo di “Nature”, Bart Preneel (iMinds – COSIC – KU – Lovanio) espone le questioni di privacy che sorgono con l’utilizzo di applicazioni riguardanti la salute e i prodotti indossabili. Come esperto internazionalmente acclamato di crittografia e sicurezza delle informazioni, considera l’uso dei segnali interni provenienti dal corpo – come i campioni di DNA o il battito cardiaco – un approccio promettente per mantenere i dati sulla salute personale protetti da eventuali decodifiche non autorizzate.

http://www.nature.com/news/what-could-derail-the-wearables-revolution-1.18263

–       Conoscenza derivata dal flusso di (grandi) dati: eXtasy può rilevare mutazioni maligne nel genoma di un paziente venti volte più accuratamente. Almeno il 5 per cento della popolazione mondiale è affetto da rare patologie ereditarie. Fino ad oggi, i principi di queste malattie genetiche potevano essere correttamente identificati solo nella metà dei casi. Per i pazienti restanti e per le loro famiglie, l’assenza di una diagnosi conclusiva segnava di solito l’inizio di una lunga serie di trattamenti costosi, estenuanti e alle volte anche inutili e senza risposte.

Le nuove e soprattutto più economiche tecnologie in grado di decifrare il genoma umano hanno promesso una diagnosi più rapida e accurata delle patologie ereditarie. Sfortunatamente, non sono riuscite a mantenere l’impegno: l’enorme quantità e complessità dei dati da processare per scoprire una mutazione genetica maligna tra le moltissime innocue, rende la ricerca simile a trovare un ago nel proverbiale pagliaio.

Il progetto eXtasy cambia questa prospettiva. Il pacchetto di software utilizza intelligenze artificiali avanzate per riunire gli interi insiemi di dati complessi in un punteggio globale che mostri quanto sia importante una data mutazione per una certa malattia. “Questi dati possono consistere in reti di proteine che interagiscono, ma potrebbero anche includere pubblicazioni scientifiche o cifre che valutino quanto una mutazione possa essere dannosa per la proteina in questione” spiega il Professor Yves Moreau di iMinds – STADIUS – KU – Lovanio. “In questo modo, possiamo individuare le mutazioni che causano patologie in maniera molto più accurata”.

http://www.iminds.be/en/cases/eXtacy

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Silvia Bertolotti: Qual è il profilo tipico di uno dei quasi 850 ricercatori con cui lavora?

iMinds: In realtà abbiamo quasi raggiunto la cifra di mille ricercatori (provenienti da più di 50 nazionalità differenti), disseminati tra le 5 università fiamminghe, grazie alle quali abbiamo la dimensione necessaria per sviluppare concretamente l’innovazione nel settore digitale. Tutti a iMinds hanno in comune la passione per l’innovazione e la tecnologia digitale. Ci impegniamo ogni giorno a stimolare la creatività, a dare vita a nuove idee e a condividere le nostre conoscenze. I programmi di ricerca e di imprenditoria mettono a disposizione di aziende, organizzazioni, centri di conoscenza e governi, la nostra ricerca digitale e le nostre competenze tecnologiche, e ci consentono di creare collaborazioni nuove che conducono a risultati tangibili.

iMinds, però, è anche un istituto di ricerca multidisciplinare che unisce insieme le abilità tecniche (e non) necessarie a sviluppare l’innovazione digitale in tutte le sue dimensioni. In questo modo ci avvaliamo delle competenze di tutti i nostri ricercatori che operano nei campi più disparati, quali l’ingegneria informatica, la matematica, la privacy, l’etica e le scienze della comunicazione. In altre parole: non esiste il ricercatore tipo di iMinds; ciascuno mette in campo il proprio sapere.

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Silvia Bertolotti: Quali sono le principali tecnologie digitali nelle quali investire e qual è, secondo lei, la maggiore sfida tecnologica che ci riserva il futuro? (Big data, Internet delle cose, sicurezza informatica…)

iMinds: Ciascuno di questi settori tecnologici e mercati pongono delle sfide importarti che occorre affrontare; ciò che li accomuna è il ruolo fondamentare giocato dall’innovazione digitale nel trovare una soluzione…ecco alcuni esempi:

–       Scienza dei dati: proprio come la Rivoluzione industriale ha trasformato la società, accorciando le distanze e provocando un boom della produttività, anche l’enorme crescita di dati odierna determinerà una nuova ondata di cambiamenti sociali ed economici. Le città saranno più intelligenti, le società più sane e le imprese più efficienti ed efficaci. Secondo il McKinsey Global Institute, l’automatizzazione del lavoro della conoscenza – le mansioni intellettuali attualmente svolte da persone – potrebbe avere da sola un impatto economico di più di 5 trilioni di dollari americani.

Il successo di ciò che, il Forum economico mondiale e altri, definiscono come la Quarta rivoluzione industriale dipende fortemente dagli sviluppi nella scienza dei dati: la disciplina che trasforma le informazioni non strutturate e multimediali in conoscenze utilizzabili. Mettendo insieme in modo unico l’intelligenza semantica e artificiale, i team di ricercatori di iMinds delle varie università fiamminghe si pongono l’obiettivo di affrontare e risolvere cinque fondamentali sfide legate alla scienza dei dati – da come ottenere significati da dati grezzi al modo di insegnare agli strumenti di ricerca come pensare autonomamente. Nel contempo, collaboriamo con l’industria al fine di sviluppare soluzioni pratiche che consentano alle aziende di sfruttare al meglio i loro dati.

http://www.iminds.be/en/gain-insights/data-science

–       Sanità digitale: rispetto al passato sempre più persone vivono più a lungo e le malattie croniche sono in aumento; questi fattori stanno spingendo i sistemi sanitari tradizionali oltre i limiti. In altre parole: le scarse risorse mediche (personale specializzato, budget, ecc.) hanno difficoltà a tenere il passo con le richieste, sempre più crescenti, dei pazienti.

È generalmente riconosciuto che il concetto di sanità digitale possa aiutarci ad affrontare questa problematica – le tecnologie digitali ci darebbero modo di tenere traccia e gestire al meglio la nostra salute. La sanità digitale in quanto tale permette di personalizzare e ottimizzare i trattamenti e, allo stesso tempo, di ridurre i costi e le inefficienze mediche. I nuovi sviluppi nel campo delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e i recenti trend digitali hanno già generato una crescita costante dell’efficienza e dell’ottimizzazione delle procedure in diversi settori. La sanità digitale ha lo stesso potenziale, reso possibile dalla tecnologia.

Chiaramente l’industria della sanità si è già unita a questa tendenza – gli analisti prevedono che il valore del mercato della sanità digitale globale riesca quasi a quadruplicare nei prossimi anni (da 60,8 miliardi di dollari nel 2013 a 233,3 miliardi nel 2020). Ma prima di poter realizzare appieno il potenziale della sanità digitale in tutte le sue sfaccettature – individuale, sociale ed economico – è necessario superare una serie di barriere. Si tratta di uno sforzo al quale iMinds sta ampiamente contribuendo.

http://www.iminds.be/en/gain-insights/digital-health/paving-the-way

–       Internet delle cose: l’ultimo decennio ha visto una crescita esponenziale di Internet. È già stato alla base di molte applicazioni innovative, ma il meglio deve ancora venire… Nel passo successivo, Internet evolverà in un autentico “Internet delle cose” (IoT – Internet of Things), nel quale quasi tutti gli oggetti che ci circondano (macchine, robot domestici, container, ecc.) saranno connessi. Provi a immaginare un frigorifero con una connessione Internet che ci manda un’e-mail quando qualcosa è scaduto.

Questo Internet delle cose avrà un potenziale enorme; tuttavia, al fine di sbloccarne appieno il valore economico e sociale, è necessario affrontare una serie di sfide. iMinds è leader nell’analisi e nella risoluzione di alcune di queste problematiche. Sfruttando le competenze di più di 900 ricercatori (che operano nei campi più disparati, quali l’ingegneria informatica, la matematica, la privacy, l’etica e le scienze della comunicazione), e collaborando con l’industria dell’Internet delle cose (fiamminga) in rapida crescita, iMinds ha la dimensione critica per realizzare svolte di rilievo internazionale in tale settore.

http://www.iminds.be/en/gain-insights/iot

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Silvia Bertolotti: iMinds nasce da una realtà fiamminga e belga. Che ruolo riveste la cooperazione internazionale? Sono previsti progetti specifici per il futuro?

iMinds: Come già detto in precedenza, la collaborazione è nel nostro DNA, sia a livello locale (con aziende e imprenditori fiamminghi) sia a livello europeo (ad esempio, nei progetti di ricerca). Ne sono un esempio concreto le sovvenzioni del CER (Consiglio Europeo per la Ricerca) che di recente ha assegnato ai ricercatori iMinds sovvenzioni, per:

Il progetto INTERFERE del professor Peter Schelkens (iMinds – VUB), che cerca di elaborare una metodologia generica di codifica di sorgenti e una struttura per semplificare lo sfruttamento delle rappresentazioni a basso segnale per l’olografia digitale dinamica. Operando con parallasse totale, un vasto angolo di osservazione e modalità più generiche basate sull’interferenza, con l’obiettivo di ridurre i rallentamenti nel trattamento del segnale sfruttando simultaneamente le caratteristiche del sistema visivo umano.

Il progetto BIOTENSORS della professoressa Sabine Van Huffel (iMinds – KU Lovanio) punterà a sviluppare un quadro funzionale generale nella risoluzione dei problemi correlati alla separazione dei segnali (BSS) basata su tensori nella fusione dei dati biomedici, utilizzando la decomposizione dei tensori (TDs) come nucleo di base. Il potere di sviluppare queste nuove tecniche sarà di grande aiuto in varie applicazioni biomediche quali la localizzazione della crisi epilettica, la classificazione dei tessuti cerebrali e il funzionamento cognitivo del cervello.

Il piano di ricerca ATTO del Professor Piet Demeester (iMinds – Ugent) è dedicato a una rete wireless ad alta velocità con bassa latenza che possa supportare connessioni dedicate di 100Gbps per ogni entità appartenente a fitti gruppi di oggetti mobili (come i robot), dando loro accesso istantaneo alle risorse di elaborazione dei dati da remoto, rendendoli così più intelligenti e interattivi.

La collaborazione internazionale è stata anche l’elemento chiave dietro la fusione annunciata con imec (uno degli altri centri di ricerca strategici fiamminghi), creando così un istituto di ricerca di alta tecnologia di livello mondiale che guida l’economia digitale: il giorno 19 Febbraio, il centro di ricerca nanoelettronica imec e il centro di ricerca e incubazione digitale iMinds, hanno annunciato che i loro rispettivi consigli d’amministrazione hanno approvato l’intenzione di fondere i due centri. Con l’unione delle loro forze verrà creato un centro di ricerca di alta tecnologia di livello internazionale per l’economia digitale.

Il nuovo centro combinerà la competenza in ambito tecnologico e dei sistemi di più di 2.500 ricercatori imec di tutto il mondo con le sofisticate competenze digitali di circa 1000 ricercatori iMinds. Questo centro di ricerca di alta tecnologia rafforzerà ulteriormente l’autorità delle Fiandre come epicentro tecnologico e come regione concentrata sulla creazione di un futuro digitale sostenibile, mirando allo stesso tempo al massimo impatto locale.

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Silvia Bertolotti: Qual è, per lei, il valore aggiunto nella ricerca digitale a livello sociale?

iMinds: La ricerca digitale e lo sforzo d’innovazione di iMinds è guidato dal desiderio di creare un impatto positivo sulla società. Ciò attraversa ancora una volta le varie tecnologie e segmenti di mercato in cui abbiamo deciso di investire.

La Sanità digitale è un chiaro esempio a tal riguardo, nello specifico la tendenza verso il Citizen Health Empowerment (la crescita della salute del cittadino): con l’aumento della durata della vita media delle persone rispetto al passato e con l’aumento delle patologie croniche, la sola prevenzione delle malattie non è più sufficiente. I cittadini devono esercitare un maggiore controllo sulla loro salute – conferendo un accesso più vasto alle informazioni sulle loro condizioni di salute e fornendo loro strumenti e consigli su come gestire al meglio i loro stili di vita.

http://www.iminds.be/en/gain-insights/iminds-insights/citizen-health-empowerment

Un altro esempio è la creazione di città intelligenti (cfr. Le attività delle città intelligenti di iMinds nella città belga di Anversa). Nell’ultimo decennio, Internet è cresciuto in modo esponenziale. E il meglio deve ancora venire: Internet si sta evolvendo in modo graduale in un vero e proprio Internet delle Cose in cui quasi tutti gli oggetti che ci circondano (macchine, elettrodomestici, lampadine, ecc.) saranno connessi. Perciò la fondazione è pronta per la creazione di “città intelligenti” in cui decine di migliaia di sensori e dispositivi collegati ottimizzeranno il modo in cui viviamo e lavoriamo.

Questo è quello che sta accadendo nella Città di Anversa. Centinaia di sensori intelligenti e gateway wireless, posizionati in luoghi accuratamente selezionati attraverso strade ed edifici, trasformeranno la città in un vero e proprio laboratorio vivente. L’obiettivo a lungo termine è quello di connettere i migliaia cittadini di Anversa con numerose soluzioni innovative in grado di migliorare notevolmente la qualità della loro vita, grazie a un impatto positivo sulla mobilità e sulla sicurezza pubblica della città.

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In altre parole: la Città delle Cose non riguarda solo il dispiegamento di nuove tecnologie. Le attività dei Laboratori Viventi di iMinds giocano un ruolo cruciale anche in questo caso: all’interno del contesto del progetto Città delle Cose, iMinds punta a riunire utenti, sviluppatori, imprenditori, enti governativi e istituti di ricerca. Il loro obiettivo comune è quello di sviluppare beni, servizi e modelli aziendali innovativi per rendere la città un luogo piacevole dove vivere e lavorare.

Per citare il professor Pieter Ballon (iMinds – VUB): “Una città intelligente non è un prodotto prefabbricato. È il risultato di progetti pilota concreti in cui funzionari, cittadini, aziende, start-up e gli abitanti collaborano strettamente per contrastare i problemi urgenti di mobilità, sicurezza e vivibilità. Per questo le città sono diventate laboratori viventi permanenti, aventi un’infrastruttura e dati aperti per mezzo delle quali le prestazioni e le applicazioni innovative possono essere create e testate.”

Tali applicazioni e servizi includono:

–       applicazioni che monitorano i parametri di salute individuali o la qualità dell’aria;

–       mappatura e monitoraggio delle interazioni sociali e delle iniziative dei cittadini;

–       applicazioni di mobilità per monitorare lo scorrimento del traffico e individuare i livelli di occupazione dei parcheggi, o per modificare in modo flessibile gli itinerari di viaggio in base ai problemi del traffico in tempo reale;

–       applicazioni multimedia personalizzate, schermi interattivi in tutta la città.

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Silvia Bertolotti: “Traduciamo competenze digitali in beni e servizi reali”. Può menzionare alcuni esempi di beni e servizi creati?

iMinds: Tra gli esempi di progetti che hanno fatto la differenza negli ultimi anni si possono includere TRACK (che ha permesso alla compagnia tecnologica fiamminga Televic di vincere un importante contratto con Eurostar), Telesurgery (i cui risultati sono stati integrati nei prodotti Nexxis di Barco per le sale operatorie digitali, i quali a loro volta sono già stati implementati in più di 100 sale operatorie nel Benelux) oppure ASCIT (che pone le basi per Bednet, una piattaforma che sta permettendo da dieci anni l’istruzione online ai bambini affetti da malattie a lungo termine).


https://www.iminds.be/