Questa è la frase pronunciata da Mikhail Gorbachev nel novembre 1986 durante una visita ufficiale in India, con la quale volle sottolineare l’arroganza del potere americano e del suo programma di sperimentazione missilistica. L’operazione era chiaramente mascherata da “Iniziativa di difesa strategica” per tenere calma l’opinione pubblica.

La frase è emblematica, ma allo stesso tempo sottolinea come in poco più di vent’anni si sia trasformato il rapporto dei cittadini con il potere. Con l’avvento delle nuove piazze virtuali, non è più la discesa per le strade l’unico modo per far sentire la propria voce, ma tutti hanno la possibilità di trasformare i processi democratici globali avendo a disposizione un laptop o ancora meglio, uno smartphone.  L’esempio di Wikileaks poi, ci ha messo di fronte all’impossibilità da parte dei governi, di tenere nascoste molte informazioni top secret. Oramai ci troviamo dentro ad un flusso inarrestabile di immagini, informazioni e testi che possono svelare e modificare addirittura i fatti storici.

La frase è stata scelta da Freek Lomme, curatore della mostra in corso a Onomatopee, Eindhoven, per introdurre il progetto.

#1Truth VS. Government è il primo capitolo di un programma più ampio che si svilupperà durante tutto il 2012 dal titolo Who told you so?! che prenderà in esame l’organizzazione sociale, lo spazio e la famiglia per indagare quel punto di coesione attraverso il quale noi raccontiamo la nostra esperienza personale in relazione con la società. Le quattro mostre collettive costituiranno un percorso attraverso la storia e la narrazione.

Per questo primo capitolo del progetto gli artisti sono stati chiamati a riflettere sulla costruzione di una storiografia ufficiale da parte delle istituzioni che diventa una sorta di memoria collettiva condivisa dalla società anche di fronte a palesi rielaborazioni e riletture in favore del potere. Il pubblico si sente quindi chiamato insieme agli artisti, a smascherare questo flusso di informazioni ufficiali e raggiungere una consapevolezza pericolosa.

Attraverso il lavori degli artisti Lieven De Boeck (BE), Gokce Suvari (TR), Monika Löve (EE/UK), Slavs and Tartars (INT), Mauro Vallejo (ES), Aleksandra Domanovic (SI/DE), Foundland (NL) e R.E.P. Group (UA), lo spettatore si trova di fronte alla rilettura degli spazi pubblici che diventano teatro di protesta,  intesi non solo come piazze e strade, ma anche come social media, quotidiani, riviste. I lavori, pur profondamente differenti tra loro in quanto indagano contesti culturali completamente estranei, sottolineano l’arroganza del potere nel voler modificare gli avvenimenti storici per cercare di ottenere il consenso offuscando a volte l’obiettività.

Ma non è finita qui, la mission di Onomatopee prevede che ogni progetto di ricerca accompagnato dal programma espositivo, sia completato da una serie di pubblicazioni che diventano un ulteriore momento di riflessione. Quindi non si tratta solo di un project space, ma una piccola istituzione indipendente che dal 2006 promuove e sostiene il lavoro di artisti, designer, critici, curatori, politici e via dicendo. Infatti attraverso NEST Projects e Cabinet Projects, Onomatopee collabora con chiunque abbia un progetto valido da sviluppare attraverso le modalità proprie dello spazio.

Insieme al primo capitol di Who told you so?! è stato presentato EEn – A Rosa Poëtica, l’ultimo Cabinet project scritto da Ad van Rosmalen, anch’esso accompagnato da una mostra nel secondo spazio di Onomatopee.

Alessandra Saviotti: Di che cosa tratta EEn – A Rosa Poëtica?

 Freek Lomme: La mostra fa parte del nostro Cabinet project e, come si può vedere lo spazio è allestito in modo abbastanza criptico. La percezione della mostra in questo caso, è impossibile senza l’ausilio del libro; leggendo il libro durante la visita infatti la comprensione dello spazio e dell’installazione cambia. Quello che trovo più interessante di questo lavoro è il suo collocarsi tra ciò che è finzione e ciò che è reale. Il tutto è basato sulla vita dei quattro membri del collettivo Rosa che in questo caso, diventano attori; si crea quindi una relazione tra attori, personaggi e spettatori o lettori.

Alessandra Saviotti: Eindhoven è una città difficile, come mai avete deciso di aprire lo spazio qui?

Freek Lomme: Il progetto parte nel 2006 da tre persone, un curatore, un graphic designer e uno scrittore, come si può leggere sul nostro sito. Eindhoven è una città particolare, non si può dire che ci sia una vera e propria comunità artistica, nessuno è veramente “impegnato”. Innanzi tutto non c’è un’accademia d’arte, le più vicine sono a Den Bosch e a Breda, c’è però la Design Academy perciò l’interesse è sbilanciato verso il design. E’ vero, c’è il VanAbbemuseum, ma le due comunità non vengono troppo spesso in contatto. E’ come se ad un certo punto la città facesse implodere i progetti: da molto supporto all’inizio, ma poi quando stanno per compiere il salto definitivo verso l’affermazione, non li supportano come dovrebbero. Conosco molte persone che ad un certo punto hanno deciso di chiudere gli spazi e di dedicarsi ad altro, purtroppo.

Alessandra Saviotti: E in più con la situazione corrente in Olanda, a proposito dei tagli alla cultura, il futuro sembra essere sempre più incerto..

Freek Lomme: Sì, anche se io non sono così negativo. Parlando di Onomatopee, siamo ancora uno spazio di autoproduzione, lavoriamo con pochi soldi, e quindi diciamo che il taglio, se ci investirà, potrà cambiare la nostra modalità di lavorare ma non ci precluderà il futuro. Stiamo ancora crescendo come piccola istituzione. Sarà un problema per gli spazi che hanno raggiunto il massimo livello, che a quel punto, potranno vedere solo un danno. Vedremo, ci troviamo di fronte ad una vera e propria transizione.

Sarà la frase di Stephen King “The trust of the innocent is the liar’s most useful tool” che anticiperà il  secondo capitolo #2 Truth vs. Organisation che inaugurerà l’8 giugno. Attraverso il lavoro degli artisti, tra i quali Paul Segers, Jacqueline Schoemakers, Job Janssen, Azra Akzamija, Elena Bajo and Parfyme, la mostra cercherà di dare una lettura dell’influenza sempre più massiccia dei mass media nella creazione delle comunità sociali.

http://www.onomatopee.net