Biforms Gallery - New York
30 / 05 / 2013 - 19 / 07 / 2013

 

A cura di A.E. Benenson – Statement del curatore A.E. Benenson

“Con la nascita dell’informatica moderna, ecco un paradosso: solo dopo che Alan Turing ha teorizzato un computer infinitamente grande [1] si inizia a immaginare in maniera plausibile come il nostro mondo potrebbe essere ricostruito digitalmente e il più piccolo possibile. Pertanto, è solo dopo che Turing ha fissato il nostro sguardo tecnologico all’esterno, verso l’infinito che abbiamo iniziato il nostro inarrestabile rimpicciolirci verso l’interno, verso i circuiti miniaturizzati e la virtualizzazione. Prendendo questo movimento contradditorio come suo contenuto e forma, la mostra Vanishing Point  presenta panoramiche di una vastità digitale contemporanea che è allo stesso tempo sconfinata e a malapena presente.”

Avendo compreso che l’informatica è un continuo esperimento nell’incommensurabile, gli artisti, in questa mostra trascinano questa disciplina verso diverse associazioni inverosimili: lo spazio, la vita dell’al di là, l’Espressionismo astratto, la Tragedia greca.

Eppure, contemporaneamente, vi è un movimento per smantellare le tradizionali associazioni estetiche associate all’infinito (es. “il sublime”) in termini di una moderna espansione virtuale tentacolare che spesso è pateticamente insignificante, banale e quotidiana.  Questi impulsi analitici sono attenuati con comunicazioni più liriche, meno dirette;  sono esperimenti formali all’interno della contraddizione di una nuova vastità che è allo stesso tempo troppo grande e troppo piccola per essere compresa appieno.

In questo caso “vanishing point” non si riferisce solamente alla punto finale infinitamente piccolo e distante dove ogni cosa converge precipitosamente, ma anche al potenziale momento della scomparsa – un ipotetico futuro in cui la tecnologia ingloba qualcosa una volta per tutte…cosa esattamente: l’irrazionalità, l’espressività, la scarsità, la sofferenza? Nulla in questa mostra sostiene di saperlo con certezza. L’obiettivo non è fare previsioni, ma spingerci più vicini all’arco che si curva verso il limite.

 

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Opere esposte

Annie Dorsen, “Hello Hi There”, 2011-2013

Kyle McDonald, “Only Everything Lasts Forever”, 2009

Boris Meister, “Above the Cloud – Archaeology of Social Networks”, 2012

RAND Corporation, A Million Random Digits with 100,000 Normal Deviates, 1955

Elaine Reichek, “SETI”, 2004

Sebastian Schmieg, “Search by Image”, 2011-in corso

Mungo Thomson, “Einstein #1”, 2008

Clement Valla, “Paintings from Wushipu”, 2009

Siebren Versteeg, “doorformsbitman_6000x6000_323 (2×3)”, 2013

Questa mostra segna il debutto in America dell’artista Boris Meister, e la premiere newyorkese delle opere più recenti di Kyle McDonald, Sebastian Schmieg, Clement Valla and Siebren Versteeg.

Bio

A.E. Benenson (1986, Stati Uniti) è un curatore e scrittore indipendente che considera la tecnologia come mezzo per rivedere storie estetiche e politiche. www.benenson.ae

Annie Dorsen (1973, Stati Uniti) è un’artista, scrittrice e regista che si occupa di teatro, cinema, danza e spettacolo. I suoi progetti di “teatro algoritmico” combinano la drammaturgia con la cibernetica, prediligendo riflessioni su improvvisazione, mortalità e sul legame sociale tra uomini e macchine. Le sue opere sono state precedentemente presentate presso il PS122 di New York, l’ebbe Am Ulfer di Berlino (Germania), lo Steirischer Herbst Festival di Graz (Austria), il Black Box Teater di Oslo (Norvegia), South by Southwest, di Austin (Texas) e il BIT Teatergarasjen di Bergen (Norvegia). Ha vinto diversi premi come regista di Passing Strange (2008), compreso un Obie come Migliore nuova opera teatrale. www.anniedorsen.com

Kyle McDonald (1985, Stati Uniti) è un artista che lavora utilizzando codici programmati come mezzo e tema, creando intricati sistemi e ambienti giocosi che esplorano la traduzione, la contestualizzazione e la somiglianza. In precedenza ha esposto le proprie opere presso lo Yamaguichi Center for Arts and Media di Yamaguichi (Giappone), il NODE Forum di Francoforte (Germania) e l’Eyebeam di New York. www.kylemcdonald.net

Boris Meister (1989, Svizzera) è un graphic designer che utilizza forme emergenti di immagini basate sullo schermo e sull’interattività per sfidare le aspettative e i limiti della stampa tradizionale. La sua tecnica di design si interessa di come e con quali mezzi un media può trasmettere un messaggio. Precedenti esposizioni delle sue opere comprendono lo Studio Joost Grootens di Amsterdam e Niekolass Johannes Lekkerkerk a Rotterdam. www.ingoodwetrust.ch

RAND Corporation separatasi dalla Douglas Aircraft Company di Santa Monica, California, nel 1948, come risultato della seconda guerra mondiale. La RAND è un’organizzazione no profit impegnata nell’appoggio e nella promozione di obiettivi scientifici, formativi e filantropici per il welfare e la sicurezza pubblica degli Stati Uniti. Focalizzata sull’analisi empirica, il suo nome deriva dalla contrazione del termine research and development. www.rand.org

 

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Elaine Reichek (1943, Stati Uniti) scava nella storia dell’arte alla ricerca di forme e procedimenti che coinvolgano significativamente l’estetica digitale, il linguaggio e la teoria dei sistemi. Le sue opere sono state  ampliamente esposte , precedenti mostre monografiche  delle sue opere hanno incluso tra gli altri il Museum of Modern Art di New York, lo Wexner Center for the Visual Arts di Columbus (Ohio), il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles (Belgio) e il Tel Aviv Art Museum di Tel Aviv (Israele). www.elainereichek.com

Sebastian Schmieg (1983, Germania) lavora con materiali ready-made e software personalizzati per creare opere che esaminino il modo in cui le tecnologie contemporanee modellano realtà online e offline. Precedenti mostre delle sue opere comprendono il Museum of Modern Art Helsinki di Helsinki (Finlandia),  lo Stuttgarter Filmwinter di Stoccarda (Germania), il Museum of the Moving Image di New York e il MICRO Festival di Milano (Italia). www.sebastianschmieg.com

Mungo Thomson (1969, Stati Uniti) reinventa i materiali degli spazi sociali e dei mass media quotidiani con una voce che è allo stesso tempo stravagante e immediatamente leggibile all’interno della lunga tradizione dell’arte concettuale della West Coast. Apparso nell’edizione 2008 della Whitney Biennial, Thomson ha esposto i suoi ultimi progetti monografici presso il SITE Santa Fe, l’Highline di New York, l’Aspen Art Museum, LAXART, l’Hammer Museum di Los Angeles e la Kadist Art Foundation di Parigi. Nel 2014 inaugurerà un nuovo progetto in Texas presso l’ArtPace di San Antonio. www.mungothomson.com

Clement Valla (1979, Stati Uniti) adatta i programmi per computer e le loro reti per rivelare i processi , i meccanismi e gli errori incorporati in strutture algoritmiche quotidiane che solitamente rimangono nascosti. Precedenti mostre delle opere di Valla comprendono il 319 Scholes di New York, il Villa Terrace Decorative Arts Museum di Milwaukee e il Museum of the Moving Image di New York. www.clementvalla.com

Siebren Versteeg (1971, Stati Uniti) è un artista che utilizza l’estetica digitale per mettere in dubbio le convenzioni formali dell’arte, integrando generi storici di pittura e la moderna logica della teoria dei sistemi o la cibernetica. Precedenti mostre monografiche delle sue opere comprendono il Wexner Center for the Arts di Columbus (Ohio) e l’Ulrich Museum of Art in Kansas. Mostre di gruppo comprendono l’Hirshhorn Museum di Washington D.C., il Museum of Contemporary Art di Chicago (Illinois) e il National Museum of Art di Praga (Repubblica Ceca). www.siebrenversteeg.com

 


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