Carroll / Fletcher - London
31 / 10 / 2014 - 22 / 11 / 2014

A cura di: Domenico Quaranta

Con: Kim Asendorf, Enrico Boccioletti, Emilie Brout and Maxime Marion, Caroline Delieutraz, Roberto Fassone, Emilie Gervais & Felix Magal, Yung Jake, Sara Ludy, Jonas Lund, Lorna Mills, Ryder Ripps, Evan Roth, Krystal South, Harm Van Den Dorpel

Unoriginal genius è un’espressione coniata dalla critica letteraria Marjorie Perloff e citata dall’artista e poeta Kenneth Goldsmith all’inizio del suo libro Uncreative Writing (2011). Secondo Perloff e Goldsmith, la nozione romantica di genio è ormai superata. “La nuova nozione di genio dovrebbe concentrarsi sulla padronanza delle informazioni e sulla loro diffusione”.

In un ambiente dominato dai media, che ci sommerge con ogni tipo di dati e informazioni, l’originalità e la creatività non spariscono, ma devono essere ricodificate in modo da restituire il loro valore effettivo alle abilità usate per filtrare, selezionare, archiviare, riformulare e combinare contenuti già esistenti, ma rimasti accantonati per il timore di cadere nell’appropriazione e nel plagio. Se l’abbondanza d’informazioni e contenuti culturali pronti all’uso è diventata una delle caratteristiche peculiari della nostra epoca e il copia-incolla uno dei principali strumenti implementati in ogni interfaccia digitale, il modo attraverso il quale un artista si occupa del materiale culturale esistente diventa uno dei primi parametri per valutare le sue opere.

Si potrebbe sostenere che, nell’arte contemporanea, l’appropriazione è stata a lungo una strategia culturale accettata, al punto da diventare oggi parte integrante delle tendenze dominanti. Richard Prince potrebbe ancora avere problemi legali, ma il mondo dell’arte è dalla sua parte. Tuttavia, il mondo dell’arte deve ancora passare dal concetto di appropriazione come strategia artistica di per sé al concetto di riciclo come modo naturale di prendere in considerazione ogni informazione, anche minima. E bisogna ancora trovare un punto d’incontro sulla nozione romantica di genio. Per coloro che apprezzano le sue opere, Richard Prince è un genio, un genio originale dell’appropriazione.

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Alcuni artisti presenti all’interno della mostra possono essere considerati geni, geni non originali (unoriginal geniuses). Tutti possiedono quel genio non originale, che è proprio della loro epoca e del loro ambiente, ne è carattere o spirito distintivo. Per loro il plagio non è più una necessità, come lo era per Guy Debord, e l’appropriazione non è più un’asserzione, come lo era per la Pictures Generation. Oggi questi termini sembrano ridondanti e dovrebbero essere sostituiti da altri più neutri, come filtraggio, editing, selezione. Fanno parte del loro set di strumenti sia letteralmente, in quanto algoritmi implementati in ogni software, sia metaforicamente.

Nei lavori esposti, questo “genio non originale” si manifesta in molti modi diversi. Kim Asendorf presenta un’opera in cui 100 milioni di pixel sono stati rubati da un milione d’immagini online e riassemblati in un’unica immagine astratta, un’autentica immagine iconica di una sola, e relativamente piccola, information cloud. Dal 31 dicembre 2012 al 7 febbraio 2014, Enrico Boccioletti ha dormito con l’iPhone sotto il cuscino e il suo ciclo del sonno è stato analizzato dall’app Sleep Cycle, che ha postato automaticamente i suoi diagrammi del sonno su un blog di Tumblr. Softest Hard è una registrazione impersonale di dati molto personali, un lavoro su ansia, solitudine e su quanto un dispositivo come l’iPhone possa farci percepire la nostra vita biologica come uno spreco di tempo.

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Emilie Brout & Maxime Marion presentano Clichés, un film generativo online in cui il Fuck You Monologue tratto dal film 25th Hour (La 25a ora, Spike Lee) diventa la colonna sonora e lo script per una serie d’immagini in continuo mutamento, raccolte automaticamente cercando su internet le parole usate nel monologo.

In L’explication du monde, Caroline Delieutraz assembla GIF educative trovate sul web (tutte collegate alla loro fonte) in una “macchina assurda”, un riferimento ai disegni computerizzati di Raymond Roussel e Francis Picabia. Su un supporto adiacente, il sito web è riflesso in un duplicato analogico sotto forma di puzzle di legno.

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Roberto Fassone presenta Jeg er enorme Jæ vler come “il mio modo per fottere la mia stessa ricerca analitica e sentirmi meglio”. Si tratta allo stesso tempo di un lungometraggio di 90 minuti, diviso in due parti, e di una performance, un collage elaborato, ambizioso e convulso d’immagini e filmati trovati su internet, testi, animazioni 3D standard ed effetti video, insieme a canzoni pop-dance cantate in playback dall’artista: un idiosincratico e personale Museum of the Internet, che offre un interessante contrappunto a quello live, pubblico e aperto alla partecipazione dello spettatore creato da Emilie Gervais & Felix Magal.

Il rapper e artista visivo Yung Jake canta la sua canzone su http://e.m-bed.de/d/, una meta-registrazione sulle celebrità di internet, il mondo dell’arte, i social network, l’ansia e il fallimento, che si ascolta dalla finestra del browser, attraverso un uso esperto degli elementi dell’interfaccia del desktop. Deep Tissue, invece, traduce in forma cinematografica e narrativa il curioso modo di Harm van den Dorpel di rappresentare, riformulare e ricontestualizzare il suo lavoro. Immerso in una fitta rete di citazioni e riferimenti tratti da molteplici contesti, il browser propone una serie d’immagini, disegni analogici e digitali, sequenze di testo e screenshot trovati su internet.

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Sara Ludy si occupa spesso della natura, dell’architettura e degli oggetti sintetici che si possono trovare nel mondo virtuale e nei repository online. In questa mostra, presenta Orb3, un’opera nata nel contesto del progetto Wallpapers,  in collaborazione con Nicolas Sassoon e Sylvain Sailly. Fa parte di una serie di variazioni sulla rotazione e l’effetto ipnotico della forma 3D. La GIF basata su foto di Lorna Mills è realizzata con materiale scovato grazie a ore e ore di ricerche su internet e combinato in modo da formare animazioni rapide, ossessive e a bassa risoluzione che rivelano, a un esame più accurato, un’eleganza formale sorprendente e un’affinità con miniature medievali e polittici del XIV secolo. Attratto in modo simile dalle qualità formali dell’immaginario non artistico, Evan Roth, nella serie No Original Research, si serve di un’unica animazione e un file audio di Wikipedia per creare siti web misteriosamente belli, in cui centinaia di copie della stessa GIF caricano fuori sincrono, secondo la velocità del network, il browser usato e la velocità del computer.

Infine, Jonas Lund e Krystal South presentano due punti di vista molto diversi sulla relazione in continuo mutamento tra mercato dell’arte, economia online e valore di un’opera d’arte. In Return of Investment, Lund si concentra sulle dinamiche finanziarie che regolano il mondo dell’arte contemporanea, trasformando l’opera in uno spazio pubblicitario acquistabile da chiunque. Per l’intera durata della mostra, la pagina web dell’opera ospiterà un banner per volta, che sarà sostituito da un altro quando un nuovo investitore richiederà lo spazio. Ogni transazione comporterà un aumento del prezzo, calcolato sulla base di un tasso simile alla media annuale dell’indice di redditività del capitale investito nel mercato dell’arte contemporanea nel 2012.

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Fondato con successo il 12 ottobre 2014, Exhibition Kickstarter è uno spazio espositivo nato come una campagna Kickstarter. Le opere, ciascuna in edizione di 10, erano in vendita nel tentativo di generare una “nuova forma di sostegno peer-to-peer delle arti digitali”. Originariamente concepite in risposta alla mostra di Krystal South, i Realtime Readymades di Ryder Ripps sono opere d’arte che “esistono come concetti puri presso il punto vendita”. Trovate dall’artista su eBay e spedite direttamente al collezionista una volta comprate, applicano agli oggetti la stessa logica applicata alle immagini nella maggior parte dei lavori presentati, cambiando significato e valore quali mezzi per cambiare il loro contesto. Acquistata da Carroll/Fletcher dall’Exhibition Kickstarter, una di queste opere è esposta all’interno della mostra.

Molti dei lavori presentati all’interno della mostra Unoriginal Genius sono opere d’arte basate sul web. Si tratta di opere vive di arte pubblica, che possono essere ammirate gratuitamente in uno spazio espositivo online. Per questo, una galleria d’arte non sarebbe il loro habitat naturale, mentre su internet sono da considerare come forme tradizionali, lanciando la sfida al concetto tradizionale di genio e al luogo comune in base al quale la rete può manifestare se stessa in uno spazio fisico soltanto per rassicurare. Godetevi il loro coraggio!


http://www.carrollfletcher.com/exhibitions/33/overview/