GALLERIA FABIO PARIS - BRESCIA
FINO AL 08 APRILE 2006

In occasione della sua prima personale italiana, il collettivo austriaco UBERMORGEN.COM (Lizvlx/Hans Bernhard) propone una sintesi dei temi del suo lavoro recente, incentrato sulla sottile membrana che separa digitale e biologico: una compromissione che UBERMORGEN.COM, un’identità che vive e agisce soprattutto in Rete, ha vissuto sulla propria pelle.

Esponente di primo piano della vicenda della net.art, UBERMORGEN.COM ha teorizzato l’azionismo digitale, una pratica radicale di azione artistica che si svolge all’interno dell’economia dell’attenzione e dei media. Il prodotto più esplosivo di questa pratica è stato Vote-Auction (2000), un sito Internet che, durante le presidenziali americane del 2000 consentiva alla popolazione americana di mettere all’asta al miglior offerente il proprio voto.

Dell’operazione fa parte integrante la persecuzione legale di cui UBERMORGEN.COM è stato vittima e l’isteria mediatica che ha prodotto, e che lo ha portato a rispondere, per tutta la durata dell’operazione, a una trentina di
interviste al giorno, e a intervenire a una puntata di Burden of Proof, la trasmissione legale della CNN, senza mai svelare se si trattasse di parodia o di una reale interferenza nel corso delle elezioni.

Nella tempesta dei media, l’azionista digitale opera col suo corpo intero, parte e vittima del network che lo circonda. Siamo i figli degli anni Ottanta, la prima generazione internet-pop… Hans Bernhard porta il carico di 10 anni di Internet tecnologie (cocaina digitale), hacking dei mass media, techno underground, droghe estreme, una vita da rockstar e da stella della net.art.

Le sue reti neuronali sono connesse alla rete globale, e la sua malattia, la sindrome maniaco-depressiva che nel marzo 2002 lo confina in un ospedale psichiatrico, è la malattia del network. Il video Psych|OS (2005) è la sintesi di quella esperienza, in cui i due piani, digitale e reale, bio & tech, sistema nervoso e sistema operativo si fondono in continuazione.

Questo sistema nervoso intossicato dall’hi-tech ha bisogno di cure, e la società hi-tech gli fornisce la sua medicina, degli agenti biochimici che controllano il suo flusso di informazione interno. L’olanzapina, un antipsicotico prodotto dalla compagnia farmaceutica Eli Lilly come Zyprexa, una di questi.

Nelle due stampe Zyprexa Lilly 1112 e Zyprexa Lilly 4117 (2005), UBERMORGEN.COM ne riproduce la struttura molecolare, ma in questo processo di traduzione la molecola si scopre fatta di bit. Nient’altro che pixel sullo schermo, inchiostro sulla carta, come i Foriginals, gli artefatti originali che sono poi il mezzo concettuale con cui UBERMORGEN.COM trasforma in arte i documenti legali da cui è stato perseguitato, e che proclamano a gran voce la propria autenticità.

Da qui il titolo della mostra, una dichiarazione di poetica che sembra una dichiarazione d’amore: Lilly controlla i miei lavori, dove Lilly, che sembra un nome di donna, è in realtà il nome di una casa farmaceutica.

Lilly controlla, ispira ma nello stesso tempo sorveglia, sovrintende al contatto tra il mio cervello e il mio hard drive. Del resto, che il pixel è la molecola e la tecnologia il demone sotto la pelle non l’ha detto solo UBERMORGEN.COM. I chip RFID (Radio Frequency Identification) sono un rivoluzionario sistema di identificazione, che possono fornire tutte le informazioni necessarie sul prodotto, o la persona, cui vengono applicati.

Dal punto di vista formale, gli RFID presentano una struttura organica, sorprendentemente simile a quella di una cellula. Con la serie degli ART FID (2005) UBERMORGEN.COM racconta, con l’impatto visivo di un quadro suprematista, questa fusione tra biotech e tecnologia digitale, questa sovrapposizione continua tra due piani contigui che sta plasmando la nostra identità; e che, per il momento, ha già plasmato la sua.