Edith-Russ-Haus for Media Art – Oldenburg, Germany
22 / 10 / 2015 – 03 / 01 / 2016

La Edith-Russ-Haus for Media Art presenta Autonomy Cube di Trevor Paglen e Jacob Appelbaum. Per la prima volta il relais del Cubo di Tor funzionerà come exit-node unendosi alla rete di server gestiti da volontari che forniscono in modo anonimo accessi internet, andando ben oltre i limiti creati dalle pareti della galleria. È anche un modo per dialogare con la forma architettonica delle organizzazioni: riflettendo la struttura cubica dell’edificio, la scultura e i suoi ripetitori hanno trasformato l’intera Edith-Russ-Haus in un Autonomy Cube fornendo un accesso internet gratuito e senza filtri.

Anatomy Cube è una scultura progettata per essere esposta in musei d’arte, gallerie e spazi civici. la scultura è stata creata per essere sia “vista” che “usata”. Molti computer connessi a internet che si trovano nelle vicinanze dell’opera creano un hotspot wi-fi aperto. Chiunque può collegarsi e usare questa rete per navigare in internet.

Ma Autonomy Cube non fornisce una connessione internet formale. La scultura connette l’intero traffico Wi-Fi lungo il network di Tor, una rete globale costruita da milioni di server, relais, e servizi volontariamente mantenuti e progettati per aiutare ad anonimizzare data.  Tuttavia l’Autonomy Cube non fornisce una connessione internet normale. La scultura dirige tutto il traffico del wifi verso il Tor, una rete globale di migliaia di server gestiti da volontari, di relais e di servizi progettati per contribuire all’ottimizzazione dei dati.

Autonomy Cube 2

Oltre a tutto questo, proprio l’Autonomy Cube è un relais Tor e può essere usato da altri in tutto il mondo per rendere anonimo il loro uso di internet. Quando Autonomy Cube viene installato, la scultura, la galleria diventa parte di un’infrastruttura internet gestita da volontari e privati.

“… internet non è un settore separato e stand-alone, alcune funzioni delle vita dove vengono portate a termine… Meglio, è l’epicentro del nostro mondo, il luogo dove, virtualmente, si fa tutto. È il luogo dove si stringe amicizia, dove si scelgono libri e film, dove si organizza l’attivismo politico, dove si creano e si immagazzinano i dati più privati. È anche il luogo dove sviluppiamo ed esprimiamo la nostra vera personalità e la percezione di noi stessi.” -Glenn Greenwald

Il futuro di questo “posto”, l’Internet, e i modi complessi dove l’arte può unirsi a questo discorso sono i temi della scultura Autonomy Cube.

Autonomy Cube 3

Alla Edith-Russ-Haus l’unica opera d’arte in mostra è Autonomy Cube che crea uno spazio pubblico veramente invitante, un’Agora, una piazza aperta a tutti, da attivare la scultura semplicemente usandola. Per la durata della mostra, l’entrata alla Edith-Russ-Haus è gratuita, così da garantire l’accesso al Cube.Ispirandosi al Condensation Cube di Haacke (1963-1965), questa scultura combina arte, tecnologia e impegno civico in un modo unico. Tuttavia, Autonomy Cube è meno ispirato dall’eredità della critica istituzionale, che si occupa dell’attuazione dell’aumento organizzativo o del suo miglioramento.

Sviluppando un’intera mostra attorno a una singola opera d’arte, la Edith-Russ-Haus cerca di fare una dichiarazione di proliferazione della tecnologia di sorveglianza sulle nostre vite di tutti i giorni, e il problema riguarda la sconcertante inconsapevolezza dell’opinione pubblica. Un problema che rischia di trasformare società aperte in stati controllati. Alla luce della rapidità dell’espansione delle sfera della tecnologia e dopo le rivelazioni giornalistiche riguardanti la moltitudine di operazioni di sorveglianza da parte di stati potenti, senza il consenso dei cittadini o di procedure democratiche, il progetto Autonomy Cube rivive le idee utopistiche dei primi anni di internet.

Facendo così, il progetto punta a generare un dibattito pubblico necessario riguardo la libertà di comunicazione e i diritti individuali private (che includono la nostra stessa dignità) in un’epoca dove “viviamo” sempre più online, sotto la costante minaccia di spionaggio.

Autonomy Cube 4

Nelle sale al piano inferiore dedicate alla mostra, Paglen e Appelbaum hanno sviluppato delle ulteriori presentazioni collaborando con i curatori e rivolgendo delle domande del network Tor, così come della sorveglianza e della privacy per creare uno spazio che si impegna nella contestualizzazione sociale e politica, influenzando il principio del Cube. Vicino alla biblioteca pubblica e alla stanza di lettura, si troveranno video di conferenze e dibattiti che trattano di problemi complessi che parlano di tecno-sorveglianza e una visione del flusso di dati costante verso e dalla scultura-server che sarà in mostra per complementare l’Autonomy Cube come se si trattasse di un sistema di analisi senza interruzioni.

Un libro, intitolato Autonomy Cube sarà pubblicato dalla Casa Editrice Revolver Publishing di Berlino. Conterrà dei saggi dello studioso di storia dell’arte Dottor Luke Skrebowski e dell’architetto e teorico Keller Easterling.


www.edith-russ-haus.de