Il ruolo dell’artista in uno specifico contesto storico deriva tradizionalmente da fattori culturali e sociali soggetti a cambiamenti nel tempo; quindi è normal,e per il senso comune, che definizioni come “opera d’arte” e “artista” cambino parallelamente ai contesti storici. Ne consegue che il significato di che cosa sia “arte”, non è universale né antistorico.

A causa di Internet le opere d’arte stanno affrontando oggi una situazione che non è del tutto nuova, ma è sicuramente senza precedenti per quanto riguarda dimensioni e portata: sono diventate parte di un flusso di immagini e di materiali visivi che non distinguono tra i prodotti creati da professionisti e quelli creati da dilettanti. Possiamo vedere su You Tube video di arte performativa e subito dopo video di gattini, senza soluzione di continuità; cercando qualsiasi cosa attraverso un motore di ricerca, compaiono link che possono portare a siti di artisti così come a blog fai-da-te. Le due fonti di produzione derivano dallo stesso contesto culturale ed entrambe reagiscono, a modo loro, alla realtà alla quale appartengono.

Questi temi sono al centro della collettiva Eternal September. The rise of the amateur culture (http://www.aksioma.org/eternal.september/) – Lubiana, 2-26/9/2014 – curata da Valentina Tanni (1976, Italia) e prodotta da Aksioma – Institute for Contemporary Art di Lubiana (http://www.aksioma.org/), in collaborazione con Škuc Gallery (http://www.galerija.skuc-drustvo.si/) e con Link Center for the Arts of the Information Age di Brescia (http://www.linkartcenter.eu/). La mostra presenta opere di quindici autori e gruppi (sia professionisti che dilettanti), nonchè una serie di progetti ed eventi speciali, come conferenze, proiezioni cinematografiche e mostre online.

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La Slovenia è un paese nel quale si portano avanti molte ricerche su questi argomenti e, nella sua posizione di ponte geografico e culturale tra l’Europa dell’Ovest e dell’Est, è un interessante punto d’incontro per comparare diversi modi di comprendere la tecnologia. Questo evento si svolge all’interno di una rete di iniziative e di progetti internazionali che coinvolgono due tra le più appassionanti realtà europee no-profit correlate alla ricerca di relazioni tra nuovi media e arte, Aksioma e Link Center for the Arts of the Information Age, che hanno già collaborato nell’estate 2013 per la mostra Jill Magid. Evidence Locker a Lubiana.

La prima è stata fondata nel 1999 dall’artista Janez Janša, mentre la seconda nel 2011 da Fabio Paris, editore ed ex proprietario di una galleria, Domenico Quaranta, critico d’arte e curatore, e Lucio Chiappa, consulente di comunicazione aziendale. Entrambe si occupano dell’utilizzo di nuove tecnologie per studiare e discutere le strutture della società moderna, creando progetti e attività internazionali che promuovono collaborazioni e scambi tra artisti e istituzioni culturali internazionali. Le opere e gli eventi fisici di Eternal September si trovano negli spazi espositivi della Škuc Gallery in Slovenia, mentre il Link Center ospita l’evento collaterale The Importance of Being Context di Roberto Fassone (Italia, 1986) e Valeria Mancinelli su LinkCabinet (http://www.linkcabinet.eu/), lo spazio espositivo online dell’associazione italiana. Inoltre, hanno pubblicato il catalogo per Link Editions, con contributi di Valentina Tanna, Smetnjak Collective e Domenico Quaranta.

Le opere selezionate, molto diverse fra loro, sono state realizzate sia da dilettanti che da artisti professionisti e sono presentate le une accanto alle altre senza nessuna vera distinzione. Fra queste, ce ne sono molte che usano linguaggi derivati direttamente dalle sottoculture di internet, come Not Sure If Art (2012) di Aled Lewis (1982, UK): la stampa di un popolare meme – pescato su siti famosi come 4chan o 9gag, rappresentante il protagonista di un cartone che si chiede se si tratti di arte o di violazione del copyright – crea un corto circuito tra l’opera, il riferimento materiale (il meme) e la fonte originale dell’immagine (lo show TV). Questa e altre opere d’arte che si servono di slang o linguaggi gergali, richiedono una conoscenza preliminare delle modalità di comunicazione usate nel web e una buona dose d’ironia.

Un altro esempio è My Favourite Landscape (2006) di Paul Destieu (1982, Francia), che si riappropria del famosissimo sfondo del desktop con le colline verdi e il cielo azzurro di Windows XP; le stampe sono assemblate in modo tale da creare l’effetto visivo tipico del sistema operativo bloccato. Si tratta di un’immagine direttamente legata a una concezione di macchina – e alla nostra interazione con quest’ultima – molto diverse da quella attuale. E’ un difetto di funzionamento che non esiste più e che ha lasciato il posto ad altri tipi di errori.

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Analogamente, un’altra opera che si serve di elementi presi direttamente dal web è Street Ghosts (2012) di Paolo Cirio (1979, Italia). In questa serie, Cirio stampa foto di persone trovate su Google Street View e le affigge senza autorizzazione in giro per il mondo nello stesso punto in cui sono state scattate. Durante Eternal September ha fatto lo stesso per le strade di Lubiana. È un progetto che si occupa del conflitto tra la realtà analogica e la sua documentazione automatica da parte delle grandi società di internet: le persone immortalate su Google Street View sono ormai parte integrante dello stesso paesaggio fatto degli edifici che le circondano e, una volta ricollocate fisicamente dove si trovavano al momento dello scatto della Google car, un cortocircuito tra realtà analogica e realtà digitale prende forma.

Per quanto riguarda i dilettanti, i progetti selezionati affrontano tante questioni diverse quante sono, per esempio, le possibilità offerte da internet per le modalità di scrittura, richiamando la singolarità di azioni non contestualizzate che sembrano prive di significato e la produzione di materiale amatoriale che rifiuta le regole dettate dalla logica commerciale.

Filippo Lorenzin: Come e quando è nata la mostra Eternal September?

Valentina Tanni: Ho scritto la prima bozza del progetto un paio di anni fa. Ho trovato sempre molto interessante l’aspetto visivo della cultura di internet e, da storica dell’arte, ho avvertito immediatamente il bisogno di analizzare il rapporto tra il “fare arte” da un punto di vista professionale e questa quantità inarrestabile e incredibilmente varia di contenuti creativi che circolano via internet. La mostra si basa su un grande punto interrogativo: il professionismo è ancora una categoria utile (nelle arti, ma anche in generale)? E che cosa accade all’arte (come la conosciamo noi) quando milioni di persone producono decine d’immagini ogni giorno? Ovviamente queste domande portano la discussione verso una grande quantità di questioni conseguenti: originalità, paternità delle opere, copyright, valore di mercato…

Filippo Lorenzin: Pensi che il tuo interesse per questi argomenti sia dovuto a un motivo specifico?

Valentina Tanni: Suppongo che lavorare per così tanti anni nel sistema dell’arte e avere a che fare con tutte le questioni relative al mondo dell’arte mi abbiano resa pienamente consapevole di tutti i suoi meccanismi e anche dei suoi difetti. Penso che avessi bisogno di nuove idee e visioni, di rompere con lo standard internazionale dell’arte contemporanea che sta diventando sempre più omogeneo. D’altronde, se si guarda indietro nel tempo, si trovano innumerevoli esempi di grande arte nata da posti inaspettati. Il tema dell’“outsider” non è sicuramente nulla di nuovo, ma penso che sia internet a renderlo un elemento rivoluzionario.

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Filippo Lorenzin: Hai scritto la prima bozza del progetto alcuni anni fa, un periodo davvero lungo nell’era di internet. Cos’è cambiato d’allora?

Valentina Tanni: L’idea originale alla base del progetto non è cambiata. Il tema dell’“accesso” e la messa in discussione del
professionalismo sono ancora questioni urgenti. Naturalmente ho dovuto modificare un po’ la lista delle opere, perché nel frattempo sono stati avviati nuovi progetti interessanti, e altri hanno cominciato a essere un po’ obsoleti. L’unica cosa che è davvero cambiata, negli ultimi due anni, è la quantità di persone coinvolte in questo gioco globale e onnipresente che ancora chiamiamo “arte”.

Filippo Lorenzin: Parliamo dei lavori esposti nella mostra. Come li hai selezionati?

Valentina Tanni: Sono 19 le opere in mostra, oltre a The Great Wall of Memes (http://eternal-september.tumblr.com/), progetto di ricerca sul quale sto lavorando dal 2012. Le opere sono molto diverse l’una dall’altra in termini di mezzo espressivo (dipinti, sculture, installazioni, video, progetti web…), anche se a volte affrontano temi simili. Gli autori sono sia artisti professionisti che dilettanti, a volte anche anonimi. Il processo di selezione per me è sempre difficile da spiegare dettagliatamente; in realtà non ho un metodo per la scelta delle opere. Sono un tipo di curatore molto istintivo.

Filippo Lorenzin: Potresti descrivere il progetto The Great Wall of Memes?

Valentina Tanni: The Great Wall of Memes è un progetto di ricerca sotto forma di archivio visivo. È iniziato nel 2012 come una raccolta casuale di internet-meme riguardanti l’arte (“Contemporary Art People: y u no have irony?”, è ancora su Facebook e Pinterest). Il progetto si basa vagamente sul Mnemosyne Atlas di Aby Warburg, aggiornando le sue idee alla luce dell’attuale contesto culturale (partecipativo e virale). L’obiettivo è quello di ri-tracciare il viaggio di alcune immagini attraverso il tempo e lo spazio, mettendo in evidenza i diversi modi in cui sono state utilizzate, remixate e re-inventate. Il progetto è stato inoltre esposto fisicamente a Milano nel 2013, nel contesto della mostra Nothing To See Here presso l’Istituto Svizzero (http://www.digicult.it/news/nothing-to-see-here-visual-culture-in-the-internet-age/).

Per Eternal September ho deciso di aggiornare il progetto, sia on-line attraverso un blog Tumblr, sia nello spazio espositivo alla Škuc Gallery, con una nuova installazione a parete. Ora la collezione è organizzata, ed è possibile seguire i vari thread utilizzando i tag (se si è online), oppure osservando la vicinanza di alcune immagini (se si guarda l’installazione dal vivo). Naturalmente, l’installazione fisica include solo una piccola selezione di tutta la collezione, che al momento conta più di 2.000 immagini ed è in continua crescita. On-line, però, caricherò tutte le opere.

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Filippo Lorenzin: Quali sono state le reazioni degli autori quando sono stati contattati per una mostra delle loro opere? Sto pensando in particolare ai non professionisti…

Valentina Tanni: Il feedback in generale è stato eccellente, ma alcuni artisti hanno sentito il bisogno di chiedere il motivo per cui avessi scelto il loro lavoro per questo particolare tipo di progetto. In alcuni casi, infatti, le scelte non erano così ovvie. Ma alla fine tutti sono stati soddisfatti del risultato. Per quanto riguarda i dilettanti, nella maggior parte dei casi non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Abbiamo cercato di metterci in contatto con tutti, naturalmente, ma l’impressione generale è che il tipo di pubblicità che offriamo non interessi molto.

Filippo Lorenzin: Guardando questo progetto, non posso fare a meno di chiedermi se sia possibile dare una gerarchia, un ordine a questa propagazione di idee che, grazie a internet, viaggia senza limiti. Qual è la tua opinione in merito?

Valentina Tanni: Possiamo cercare di costruire una tassonomia, sì, ma non dovremmo contare troppo sul fatto che il nostro “sistema” sia completo e affidabile. Il lavoro di Mauro Ceolin intitolato Memezoology (2013), per esempio, fa proprio questo. L’artista agisce come un biologo, studiando i diversi tipi di creature artificiali che vivono on-line. Stabilisce relazioni tra di loro, progettando diagrammi e alberi genealogici. È un compito affascinante ed è anche utile, perché impariamo molto su come le immagini cambiano e si propagano. Ma appunto, si tratta di un compito utopico, difficile da realizzare in realtà…

Filippo Lorenzin: Come hai detto prima, le opere selezionate sono davvero diverse in termini di mezzo espressivo. Alcuni progetti sono all’interno della galleria, mentre altri sono esposti per le strade oppure online: come è stato allestire una mostra con così tanti diversi tipi di opere?

Valentina Tanni: Ogni opera richiede un diverso allestimento. Alcuni progetti funzionano molto bene in una galleria, altri sono fatti per essere visti in uno spazio pubblico (è il caso dell’opera Street Ghosts di Paolo Cirio), mentre altri vengono capiti meglio se visti online (come il web project di Roberto Fassone e Valeria Mancinelli su LinkCabinet). Abbiamo cercato di trovare la migliore condizione possibile per ogni singola opera, senza limiti. Per lo stesso motivo, abbiamo incluso tutti i progetti nel catalogo della mostra, in ordine alfabetico, indipendentemente dalla loro ubicazione fisica.

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Filippo Lorenzin: Parlando ancora del progetto di Paolo Cirio, potresti descrivere che tipo di riscontro ha ricevuto dal comune di Lubiana e dai suoi abitanti?

Valentina Tanni: Il progetto è stato accolto bene. Un paio di “fantasmi” sono spariti abbastanza velocemente, ma la maggior parte degli interventi sono ancora lì. C’è stata molta curiosità e quasi nessun problema. Tranne un artista di strada che era preoccupato, apparentemente, per i poster che coprivano il suo lavoro!

Filippo Lorenzin: Un altro progetto inserito nella mostra è The Importance of Being Context di Roberto Fassone e Valeria Mancinelli. Di che cosa si tratta?

Valentina Tanni: The Importance of Being Context è un progetto molto intelligente sulla performance art. Si occupa della bizzarra relazione tra i video di storiche performance (come quelli di Bruce Nauman, Marina Abramovic o Bas Jan Ader), e le azioni spontanee di persone ordinarie che si possono trovare su You Tube. Questo scatena una discussione a proposito del concetto di “contesto” e di quanto esso sia diventato un tema centrale nell’arte contemporanea. Non voglio rovinare il progetto entrando in ulteriori dettagli, ma è possibile vederlo online, su Linkcabinet.eu fino al 26 settembre (http://www.linkcabinet.eu/).

Filippo Lorenzin: A tal proposito, cosa succede quando un’opera realizzata da un amatore viene mostrata in una galleria d’arte, come nel caso di Eternal September?

Valentina Tanni: È una domanda che mi sono posta prima dell’apertura della mostra. Penso che, come sempre, tutto ciò che mettiamo in una galleria d’arte tende a essere percepito dal pubblico come un’opera d’arte “legittima”. Credo anche, però, che le opere amatoriali che abbiamo incluso nella mostra fossero già “arte” molto prima che le scegliessi. Forse anche questo meccanismo sta cambiando. Forse le gallerie e i musei non sono più gli unici posti in cui le persone vanno quando vogliono vedere “arte”. Questo porta a una conclusione sconvolgente: il format espositivo può ancora andar bene? Ci sto pensando molto ultimamente…

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Filippo Lorenzin: Relativamente al tema portante di Eternal September, che tipo di sviluppi ti aspetti per i prossimi anni?

Valentina Tanni: I pronostici non sono mai stati il mio forte, ma sono sicura che questo processo non si fermerà. Dovremo ripensare tutto ciò che diamo per scontato sul fare arte e sul vedere l’arte. La resistenza è inutile…


http://www.galerija.skuc-drustvo.si/skuc2.html