Lo scorso 7 giugno, al Centro IMAL di Bruxelles, ha aperto i battenti The Time Keeper, una mostra collettiva itinerante tra Bruxelles, San Pietroburgo, Berlino, Istanbul e New York (Brooklyn). Gli artisti che vi hanno presentato le loro opere erano tre: Alexandra Dementieva, Anna Frants e Aernoudt Jacobs.

Il progetto è stato sostenuto dai seguenti centri artistico-culturali: VGC, Imal e Adem a Bruxelles, CYLAND MediaLab a San Pietroburgo e a Berlino e la mostra si è focalizzata sul tema del Tempo, sulle sue diverse dimensioni (presente, passato e futuro) nella prospettiva artistica e nelle percezioni della società contemporanea.

Le diverse espressioni del Tempo interagiscono, inoltre, con fattori psico-fisici umani, attraverso la mediazione delle arti, siano esse visive, musicali o di installazione. Il risultato è una visione d’insieme delle arti contemporanee sulla complessità della dimensione temporale, approcciata da svariati punti di vista (creativi).

Gli input artistici forniti da questi tre artisti non stimolano soltanto reazioni estetiche, ma anche riflessioni personali, dato che indagare il Tempo significa compiere un atto aperto di esplorazione.

Shadows è un’installazione presentata da Anna Frants, artista e curatrice, conosciuta a livello internazionale, attiva tra la Russia e New York, le cui opere sono state presentate sia in Europa che negli Stati Uniti. In particolare, questo nuovo progetto è stato sviluppato al CYLAND MediaLab, e qui viene mostrato per la prima volta. Gli strumenti utilizzati per quest’opera interattiva sono un proiettore, sensori di prossimità, altoparlanti, dispositivi di programmazione. L’artista crea la sua opera in un ambiente multisensoriale, audio-visivo, in cui il pubblico viene coinvolto attivamente. L’idea astratta del tempo diventa concreta, sviluppando nello spettatore una sua percezione personale e intima, che punta a mostrare che il Tempo è sicuramente una dimensione soggettiva.

I video proiettati sono frammenti di realtà esterne, a cui il pubblico attivo si connette in termini di memorie e di associazioni visive, esplorando distanze temporali. In quest’opera, gli elementi predominanti sono interazione e ambienti sintetici.

Breathless è l’opera di Alexandra Dementieva, un’artista che focalizza la sua ricerca, principalmente, sulla sociopsicologia e sulla percezione in un contesto di arti multimediali. Le sue installazioni, spesso, puntano a mostrare la complessità dell’esperienza percettiva umana, nella relazione reciproca sia con l’opera d’arte sia con il pubblico stesso.

Il progetto qui presentato è composto da tre oggetti LED, due dei quali, una specie di spirali cilindriche, vengono connessi a un alimentatore RSS sul web, mentre il terzo, attraverso un anemometro e alcuni sensori acustici, cattura l’aria e gli input sonori provenienti dall’ambiente circostante. Il computer cerca sul web due diverse parole contemporaneamente e l’intensità dell’oggetto luminoso aumenta a seconda della loro presenza sulla Rete.

A breve distanza, lo spettatore può anche interagire e fornire “maggiore vivacità” agli oggetti soffiando sui sensori dell’anemometro presenti su di essi. Fondamentalmente, gli elementi collegati al modello di illuminazione sono tre: presenza umana (il respiro), realtà esterna (i rumori dell’ambiente) ed elementi virtuali (le parole).

Attraverso quest’opera, è possibile quantificare non solo gli oggetti invisibili, conferendo loro sostanza visiva, ma anche fattori umani e naturali. La metafora della luce, inoltre, rappresenta il collegamento concettuale alle riflessioni su visibile/invisibile, presenza/assenza, virtuale/reale.

Il terzo artista (e musicista) è Aernoudt Jacobs, di base a Bruxelles. Il suo interesse principale riguarda le diverse modalità di campi di registrazione, sovente di pari passo con contesti sperimentali.  L’installazione presentata per Time Keeper, Glaz-Maton, è un’opera sonora basata sulla tecnologia della musical box, fondamentalmente acustica, dato che la scatola intorno allo strumento è un semplice risonatore acustico, senza un’anima elettronica.

Quello che è interessante è lo strumento per riconoscere i dati (principalmente il colore delle iridi, il ritmo del battito cardiaco e l’umidità delle mani) forniti al pubblico. Attraverso tale strumento, il principio della cassetta musicale viene modificato e permette alla platea di intervenire in un processo oggettivo (la registrazione dei dati). Al termine del processo, si assiste alla creazione di una melodia unica e su misura per ogni spettatore, attraverso i suoi dati personali trasferiti alle cassette, essendo, ogni cassetta, stata preparata per produrre suoni diversi. I suoni, inoltre, sono gli output visibili delle caratteristiche invisibili.

Potendo disporre di una visione d’insieme finale delle tre opere, è possibile affermare che, mentre la prima mostra un’idea soggettiva del tempo, Breathless ne fornisce sicuramente una più fisica e concettuale. La terza, Glaz-Maton, d’altro canto, affronta gli aspetti sonori della temporalità. Tre approcci sulla stessa, profonda ed eterna dimensione nella quale tutti noi siamo immersi

http://www.imal.org/en/activity/time-keeper