BILDMUSEET UMEA UNIVERSITY - UMEA
6 JUNE - 6 SEPTEMBER 2009

Access Space, Suzanne Brook Martin, Ele Carpenter, Iain Clark, Eclectic Tech Carnival, Emma Ferguson, Flare Productions, Paul Grimmer, Richard Hamilton, Suzanne Hardy, HUMlab Workers, James Hutchinson, Charlene Lam, Kristina Lindström & Åsa Stahl, Sampler Collective, Sophie McDonald & Davide Della Casa, Travis Meinolf, Kate Pemberton, Trevor Pitt, Michele Pred, Clare Ruddock, Hamilton, Southern & St Amand, Becky Stern, Haishu Zhang.

La mostra Open Source Embroidery presenta artefatti che utilizzano il ricamo e il codice come strumenti di produzione e distribuzione partecipativa. Il progetto Open Source Embroidery comprende workshop e mostre che indagano sul modo in cui il modello di sviluppo dei software open source è stato incorporato nel linguaggio della partecipazione culturale.

La mostra principale al BildMuseet riunisce artefatti realizzati individualmente e collettivamente da artisti, creatori, programmatori e utenti html che esplorano la relazione esistente tra il mestiere e il codice attraverso i network sociali e digitali. Le opere sperimentano con approcci interdisciplinari atti a modificare i modelli, la cultura DIY della pirateria informatica e del campionamento per quanto riguarda suoni, GPS e tecnologie di telefonia mobile.

La storia dell’informatica come mestiere ha inizio con il telaio Jacquard (1801), la prima macchina programmata che utilizzava schede perforate binarie per creare modelli ad intreccio. Il telaio fu fonte di ispirazione per Charles Babbage nella progettazione della Macchina analitica, spesso descritta come precursore del moderno computer. Il film documentario su Ada Byron Lovelace, To dream Tomorrow (2003) prodotto dalla Flare Productions, sottolinea l’importanza delle sue annotazioni approfondite sulla Macchina analitica, e la sua perspicacia nel comprendere le potenzialità della macchina in grado di funzionare non solo come semplice calcolatore di numeri, ma anche come elaboratore elettronico di simboli ed informazioni

Anche Richard Hamilton diede risalto alla figura di Ada Lovelace esponendola in una campagna di affissioni per mantenere gratuito l’ingresso pubblico al South Kensington Museums di Londra (1998). Le questioni riguardanti l’accesso al codice e alla cultura sono ancora interrogativi pertinenti dei giorni nostri.

Con l’utilizzo del software open source, Hamilton, Southern & St Amand facilitano una nuova produzione del Running Stitch (Punto Filza), creando una mappa dell’Umeå. I visitatori della mostra sono invitati a fare una passeggiata per la città muniti di GPS e a cucire il loro percorso su una tela gigante all’interno della galleria. Questa attività avrà luogo il 6 e 7 giugno e tutte le domeniche fino al 6 settembre.

Open Source Embroidery è curata da Ele Carpenter, responsabile di ricerca presso HUMlab in collaborazione con il BildMuseet. La mostra è stata sviluppata dal BildMuseet e dal Museum of Craft and Folk Art di San Francisco, con il sostegno dell’ Arts Council England e del Canada Council.

 

http://www.open-source-embroidery.org.uk