Virtueel Platform fa parte del New Institute di Rotterdam, la cui missione è quella di “stimolare e rafforzare la cultura dell’innovazione condividendo la conoscenza delle pratiche culturali elettroniche e aumentandone la visibilità con lo scopo di offrire la possibilità di esplorare e lavorare con una serie di organizzazioni che si occupano di media art nei Paesi Bassi, ha pubblicato una Guida completa lo scorso Dicembre 2012.

“The New Explorers Guide to Dutch Digital Culture” fornisce una panoramica su una serie di operatori nel campo dell’arte e della cultura digitale nei Paesi Bassi, raccogliendo oltre 150 organizzazioni che spaziano dalle community di artisti agli studi di gaming, offrendo un eccellente punto di partenza per poter creare nuove connessioni. Ogni organizzazione diventa infatti un possibile punto di accesso per comprendere la complessità della scena culturale Olandese. “The new explorers guide to Digital Culture” è disponibile anche come pubblicazione free scaricabile qui.

Noi a Digicult consideriamo francamente questa pubblicazione un esempio perfetto di innovazione (al confine tra cultura, arte e tecnologia) per un paese che si trova attualmente in un contesto economico che vede tagli generalizzati alla cultura. La guida è uno strumento di cui anche l’Italia avrebbe sicuramente bisogno. Infatti noi di Digicult abbiamo cercato di evidenziare la questione avviando un analogo processo di mappatura e riflessione nell’ambito dell’ultimo meeting organizzato in occasione del bando “Che Fare” per la cultura (http://www.che-fare.com/).

Come scrive nell’introduzione Floor van Spaendock, direttore di Virtueel Platform: “Questa guida offre una chiara panoramica sulle figure principali della scena dell’arte e della cultura digitale nei Paesi Bassi. Contiene tutto ciò che c’è da sapere, organizzando i contenuti in un solo indice, in modo da renderli più accessibili. Con più di 150 organizzazioni che vanno dalle comunità di artisti ai game studios etichettati con tripla A, questa guida offre un eccellente punto di partenza per creare nuovi contatti. Ognuna di queste organizzazioni può diventare la vostra chiave d’accesso nel mondo della cultura digitale”.

La pubblicazione è davvero impressionante: in meno di 200 pagine fornisce al lettore una panoramica completa sulla situazione attuale della New Media e Digital Art in Olanda. Media Lab, società di giochi, media festival, laboratori di istruzione, servizi commerciali, ma anche comunità e collettivi, fab lab, spazi per programmatori, laboratori per la gioventù e via dicendo sono descritti dettagliatamente nel libro. Per ogni organizzazione gli autori hanno dedicato almeno due pagine corredate di immagini, con descrizioni delle attività svolte e informazioni precise, indicando, per esempio, il pubblico a cui è rivolta l’organizzazione o il numero di visitatori ogni anno.

Dato che i finanziamenti rivestono un ruolo vitale nel mondo dell’arte, nella sezione finale gli autori hanno elencato una serie di istituzioni olandesi di arte digitale che possono aiutare a reperire fondi, residenze o altre forme di supporto necessarie. Da Limburg a Friesland, quasi ogni regione ha almeno un’organizzazione; senza dimenticare che ci sono festival durante tutto l’anno. Se lavorate in questo settore, o siete semplicemente dei fanatici della cultura digitale, l’Olanda è il posto giusto dove andare!

È, però, importante ricordare che anche in questo paese gli effetti della crisi economica globale hanno spinto il governo presieduto da partiti tendenzialmente conservatori a operare tagli nei budget e riorganizzare i fondi destinati al settore culturale. Di conseguenza, molte organizzazioni culturali quest’anno non potranno ricevere i finanziamenti e saranno costrette a interrompere la propria attività.

La situazione è stata descritta egregiamente da Nina Siegal in un recente articolo pubblicato sul New York Times intitolato “L’arte olandese è sotto assedio”, in cui Ann Demeester, direttore del centro curatoriale De Appel, descrive uno scenario dai contorni apocalittici. Secondo quanto dichiara: “Saranno i giovani artisti, siano essi attori di teatro o artisti che si occupano di arte visiva, quelli che avranno molta più difficoltà a lavorare professionalmente. Tendenzialmente sono le istituzioni di media grandezza a scomparire. Le istituzioni consolidate riusciranno a sopravvivere, così come quelle più piccole, ma gli enti di formazione per i nuovi talenti o le istituzioni per i neo-laureati stanno scomparendo, e per molti artisti queste istituzioni sono il trampolino di lancio nel mondo dei professionisti”.

In un periodo in cui il denaro scarseggia, cosa possono fare quindi gli artisti e le istituzioni no-profit? L’idea è proprio quella di puntare sui network di condivisione e provare a lavorare in maniera più collaborativa possibile. Per farlo, è necessario seguire i consigli di questa guida per creare una rete di contatti e affrontare così la crisi, cercando altre strade per produrre arte che non siano quelle legate agli aiuti istituzionali.

In questo senso, importanti sono ancora le parole di Floor van Spaendock: “ai giorni nostri, la creatività non conosce limiti. Le persone sono flessibili ed entrano in contatto con altre culture, alla ricerca di gente competente, nuovi spazi di espressione e nuove possibilità di arricchimento culturale. […] Abbiamo un’infrastruttura digitale solida e sostenibile e l’ambiente digitale è caratterizzato da un gran numero di organizzazioni piuttosto piccole ma sostenibili caratterizzate da attitudini molto flessibili e programmi di ricerca molto ambiziosi. […] Grazie a questa guida, è possibile contattarli con una semplice e-mail”.


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