YoHa è l’acronimo di Graham Harwood e Matsuko Yokokoji. Dapprima appartenenti al collettivo sperimentale di media art Mongrel (http://www.mongrel.org.uk/), dal 2008 Graham e Matsuko hanno portato avanti una fruttuosa esplorazione artistica basata sulla relazione tra potere e media, nonchè il modo in cui essi influenzano le economie globalizzate.

YoHa ha creato, tra i vari progetti, una serie di lavori che analizzano le conseguenze umane e sociali dello sfruttamento di alcuni materiali utilizzati nella produzione di tecnologie informatiche e di telecomunicazioni, quali carbone, alluminio e tantalio. Tantalum Memorial (2008, in collaborazione con l’altro membro del gruppo Richard Wright, http://yoha.co.uk/tantalum), ad esempio, è una serie di memoriali su base telefonica dedicati a più di 4 milioni di persone morte nelle tristemente note “Guerre della columbite-tantalite” (un minerale estratto per ottenere il tantalio, molto utilizzato nella produzione di telefoni cellulari) in Congo a partire dal 1998.

Inoltre, Coal Fired Computers (2010, http://yoha.co.uk/cfc) è un computer enorme, alimentato da un grosso motore a vapore, che spulcia Internet alla ricerca di dati sulle morti collegate al carbone: ogni volta che una voce del database delle malattie polmonari dei minatori appare sul monitor, un polmone artificiale inala gli scarichi della combustione del carbone, mostrando visibilmente l’entità dell’inquinamento e il decadimento indotto negli esseri viventi dall’utilizzo del carbone come risorsa energetica.

Altri lavori di YoHa sono rivolti più specificamente a questioni di “apertura” quando si parla di settore pubblico. Ad esempio Invisible Airs (2011, http://yoha.co.uk/invisible), descritto come “un’indagine su potere, governance e dati”, è un tentativo di rendere tangibile e accessibile il bilancio del Bristol City Council. Il progetto consiste in vari congegni pneumatici interattivi come: lo “spara patate caricato con le spese”, l’“accoltellamento dei libri contabili”, lo “spazzolino pneumatico” e la “macchina per cavalcare la spesa pubblica”.

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Guardando quindi a tutta la loro produzione e alla loro attitudine profondamente artivista, ho deciso di contattare Graham e Matsuko per questa intervista…

Mattia Casalegno: Il vostro lavoro si concentra su un discorso attivista e politico. Quanto è importante il contesto dell’arte in generale sul vostro lavoro? Pensate al contempo che sia importante descrivervi come artisti?

YoHa: In gran parte dipende verso chi ci si sta rivolgendo e in quale situazione. Se il processo lavorativo implica l’utilizzo di un database della seconda guerra mondiale sui lavori forzati della “Deutschen Waffen und Munitionsfabriken A.G.”, come avviene in Lungs (2005 http://yoha.co.uk/lungs), allora quel negoziato rifletterà le condizioni attuali dell’opera e l’arte potrebbe essere vista come il negoziato del modo in cui la Deutschen Waffen possa evitare eccessive responsabilità per i dati stessi, nonché quanto pseudo anonimato YoHa possa accettare. L’arte in quel momento si limita al negoziato, più avanti potrebbe essere qualcos’altro…

In Invisible Airs il processo di richiesta di visione del database del Bristol City Council e la sua struttura di accesso era un modo per capire come fosse stata creata e costruita “l’apertura” e quali significati le siano stati attribuiti nel contesto della spesa pubblica britannica.

Ci piace pensare alla nostra arte come un’indagine, dove immaginiamo l’effetto dell’osservazione, lo sguardo, le esternazioni, le reazioni, il poter cambiare, in un certo qual modo, l’elemento che si sta osservando. Coal Fired Computers permette, a chi personifica l’installazione, cioè i minatori, il suo motore a vapore alimentato a carbone, il computer nonché i polmoni artificiali e il pubblico stesso, di esplorare tramite un diagramma fisico i cambiamenti delle malattie polmonari e della produzione di carbone in tutto il mondo a partire dallo sciopero dei minatori inglesi del 1984/85. La politica c’entra ma nella misura della comprensione delle tecnologie energetiche, elettriche, dei combustibili fossili, microbiologiche o minerali.

Le gallerie d’arte, i musei e i festival possono essere utili a un’indagine del genere, quando si intende presentare una proposta, un insieme, un diagramma fisico di relazioni nel quale un ambiente che riflette la classe media è utile. Per YoHa gli spazi artistici sono utili per riflettere su queste pratiche, sui metodi e i progetti. Non risultano particolarmente utili quando invece le nostre indagini si trasformano in sistemi mediatici in tempo reale nell’ambito di una pratica municipale, come nel caso di Invisible Airs o Telephone Networks, in cui dobbiamo inventarci altri metodi di lavoro.

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Mattia Casalegno: Nel descrivere la genesi di Invisible Airs avete dichiarato che, dopo aver iniziato a lavorare con l’enorme e criptico sistema di dati del bilancio del Bristol City Council, siete arrivati alla conclusione che “il potere si manifesta attraverso la noia”. Leggere questa affermazione mi ricorda ciò che Villem Flusser (ne “La Forma delle Cose”) disse: “Il nuovo essere umano non è più un uomo d’azione, bensì un giocatore: homo ludens contrapposto a homo faber. (…) Non è più una questione di azione ma di sensazione”. Le persone non vogliono fare o avere di più, ma piuttosto vogliono “fare esperienza delle cose”. Dunque, l’accesso sta secondo voi diventando meno importante rispetto alla progettazione dell’esperienza, il coinvolgimento, il grado di piacere che gli utenti hanno grazie a questi dati?

YoHa: L’accesso ai dati rimane di primaria importanza ma lo scambio di informazioni è una questione tecnica. Sviluppare buoni standard aperti è molto proficuo e la Open Data Foundation è attiva in questo settore – pensiamo che sia solo necessario sapere a quale scopo vengono utilizzati i dati, quali tipi di decisioni mettono in evidenza. Come rispondono alla ricerca che viene attivata e come rappresentano l’utente che li genera. Certamente, un tema importante riguarda l’aumento della trasparenza intesa come nuova tecnologia del potere, ma sarebbe un argomento troppo ampio per poter essere trattato in questa sede…

In generale noi non progettiamo un’esperienza ma piuttosto creiamo delle lenti per visualizzare, confrontare, ridere, svelare complessi insiemi di relazioni, come nell’Open Data Book Stabber creato per Invisible Airs, dove abbiamo preso libri dalle librerie chiuse dal Consiglio e li abbiamo schiacciati con la pressione derivante dagli altri settori di spesa del Consiglio stesso. In inglese, le libbre per pollice al quadrato (pressione dell’aria) e le sterline come in valuta (pressione economica) sono linguisticamente correlate. Così, utilizzare “pound” per la pressione dell’aria, ha fatto sì che la gente ridesse e commentasse sui dati, sull’attrezzatura, sul Consiglio stesso.

Successivamente, ci siamo serviti di questi commenti e li abbiamo riproposti al Consiglio sotto forma di film, proiettato nell’ufficio del gabinetto dove venivano elaborati i bilanci.

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Mattia Casalegno: Come ha reagito il Consiglio a questo progetto?

YoHa: Mmm… come da consuetudine, il potere era diviso: alcuni erano incuriositi, altri totalmente disinteressati. Il Bristol City Council decise che non voleva assolutamente essere coinvolto nel documentario perché conteneva scene di rivolte. È stata sicuramente un’opportunità mancata che ha impedito un vero impatto su coloro che lavorano coi dati e che si mostrano aperti all’idea di trasparenza come tecnologia del potere. Tutto ciò avrebbe potuto fare realmente la differenza, creando un dibattito critico nel posto di lavoro circa il modo in cui viene creata la verità a livello municipale.

Mattia Casalegno: La maggior parte dei vostri “marchingegni” sono vere e proprie metafore, piuttosto che essere caratterizzate da uno spirito rappresentativo. Ci potete parlare un po’ delle vostre decisioni in merito alla costruzione di interfacce metaforiche per tutti quei lavori che raccolgono e si basano sui dati o in generale su materiale informativo?

YoHa: Abbiamo utilizzato per la prima volta il termine “marchingegno” per descrivere Coal Fired Computers. Nella sua forma più semplice, il termine connette l’immaginario e il tecnico. Fu usato per la prima volta nella prima parte del XIX secolo al tempo in cui Foucault stava ancora elaborando le sue teorie, e descriveva quelle invenzioni strane tipiche dei pensatori, degli screditati nonché degli inventori in generale. V’è in generale una riflessione complessa dietro questo termine, ma siamo lieti che esso crei uno spazio in cui la gente si senta in grado di ridere, commentare, partecipare. Il nostro interesse non risiede quindi nell’estrapolare i dati e basta, quanto piuttosto nell’analizzare il modo in cui le logiche delle macchine relazionali costruiscono la macchina dell’autorità. In che modo noi siamo parte di queste macchine e come esse hanno influenza su di noi?

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Mattia Casalegno: Da cosa è costituita la “macchina relazionale”?

YoHa: La macchina relazionale è la definizione formale del Relational Database, costruita nella metà degli anni ’70 dal gruppo ANSI Sparc. Si basa sulla teoria degli insiemi a una serie di altre piccoli postulati di informatica e matematica. Fu per la prima volta definita in un articolo di Ted Codd nel 1969 e, in seguito a quell’articolo, la CIA commissionò la costruzione della macchina ad Oracle. Potete immaginarlo come un’architettura di liste, un’amplificatore di verità. Le “Logiche Vissute” rappresentano il modo con cui il database necessita di essere nutrito. È una macchina affamata che richiede un input. Costruisce il mondo circostante per nutrire i suoi bisogni.

I supermercati, ad esempio, sono solo delle interfacce di specifici database che governano tutti gli aspetti del business, ordinando le consegne e il controllo dei costi. Nel caso in cui si lavori in un grande supermercato, si avrà una specifica visione del database che dipende dal proprio ruolo. Un impiegato di basso livello non può accedere ai dati cui ha accesso un manager. In altre parole, l’autorità è costruita concettualmente come un database, che garantisce una visione diversa del sistema a seconda del proprio ruolo all’interno del sistema stesso.

Mattia Casalegno: Tutto ciò mi ricorda il recente dibattito sulle accuse mosse da Edward Snowden sul programma della NSA, il PRISM ( http://www.guardian.co.uk/world/video/2013/jun/09/nsa-whistleblower-edward-snowden-interview-video). La NSA sarebbe accusata di alimentare un database sempre più vasto con dati privati analizzati da server di aziende informatiche come Apple, Google e Microsoft. Mi stupisce che qui, negli Stati Uniti, non ci sia in realtà un vero e proprio dibattito su quest’argomento; infatti, da un recente sondaggio, emerge che il 66% degli Americani è a favore della raccolta d’informazioni personali come strumento per combattere il terrorismo. Sembra che gli Americani vedano davvero di buon occhio lo scambio di dati per questioni di sicurezza, soprattutto nell’ambito della sicurezza nazionale. È una conseguenza intrinseca del modo in cui agisce la “logica vissuta” di cui abbiamo parlato prima?

YoHa: Credo che il dibattito negli Stati Uniti sia davvero interessante e qualcuno mi ha riassunto in queste poche parole il nocciolo della questione: qual è la fonte più attendibile tra Google, Microsoft o la CIA e l’FBI? In questo scenario, Google sembrerebbe la scelta migliore. Penso che molti Paesi europei credano ancora che la nostra sia una società civile in cui si investe per essere protetti, anche se tra questi Paesi non annovero il Regno Unito, poiché lo reputo una enorme base aerea per servizi finanziari…

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Mattia Casalegno: Molti dei vostri progetti esplorano la relazione tra materiali pre- e post-industriali (carbone, alluminio e tantalio) e il loro utilizzo, i loro abusi e le loro conseguenze sulla manodopera, sulle società e sui media in generale. Come detto, giocate molto con le metafore che derivano dalla sfera corporea: mi riferisco, ad esempio, all’installazione di polmoni artificiali nell’opera Coal Fired Computers, oppure al suono del respiro in Lungs. In che modo interagiscono tra loro elementi come il potere, i media, il corpo e la morte in quei progetti?

YoHa: Contare il numero delle morti è un metodo interessante per comprendere il capitalismo dei nostri giorni e credo che questo sia stato per molti versi il filo conduttore di tutto il nostro lavoro. Tuttavia, il nostro interesse si focalizza su altro. Che cosa succede quando il carbone diventa materiale d’uso comune? In che modo il carbone agisce sull’uomo nel momento in cui l’uomo stesso lo lavora? Che tipo di organismi siamo quando ci relazioniamo con esso come fosse una persona? La macchina a vapore ha vissuto un’epoca di grande sviluppo dal 1840, trasformando i treni in un mezzo efficiente per controllare lo spazio. Grazie alla facilità degli spostamenti, i giudici delle gare di cani di razza erano sempre gli stessi e in breve tempo gli standard di razza hanno modificato sensibilmente i geni dei cani addomesticati…

Mattia Casalegno: Avete compiuto ricerche approfondite sullo sfruttamento dell’alluminio in regioni specifiche dell’Europa e sul suo rapporto con la manodopera e l’energia. Come ad esempio per il progetto Aluminium (2009, http://yoha.co.uk/aluminium) un libro di grafica e un film sulla storia dell’impatto sociale dell’alluminio.

YoHa: I minerali sono una forma importante di media. Ad esempio, l’intera quantità di rame estratto fino ad oggi è ancora in circolazione. Anche l’Età del bronzo continua a vivere nei cavi che avvolgono la Terra. Ci affascinava l’idea che l’alluminio fosse il metallo preferito in epoca fascista e che fosse utilizzato per condurre elettricità. Il ventesimo secolo è stato un periodo futurista sotto molti aspetti: estetica, eugenetica della bomba atomica, alberi di natale di metallo, alluminio e macchine da caffè.

Mattia Casalegno: Avete iniziato a collaborare quasi vent’anni fa nel progetto Mongrel: credete che YoHa sia un proseguimento di quella esperienza? Qual è la differenza tra i due progetti? E come si è evoluta la vostra pratica artistica negli anni?

YoHa: Nel nostro percorso abbiamo sempre lavorato insieme ad altre persone, sia in stretta collaborazione con altri membri di Mongrel, sia insieme a diverse comunità, progetto per progetto. Mongrel permetteva di creare una solida rete di rapporti con i collaboratori. YoHa lavora maggiormente con sistemi, processi d’astrazione e si interessa soprattutto al modo in cui i macchinari partecipano alla nostra vita e come noi prendiamo parte alla loro. Tutto nasce dalla curiosità verso uno spazio che in generale “non è umano” ma contemporaneamente anche non “non umano”.


http://yoha.co.uk/