Considerata l’attuale situazione economica, non è facile essere d’accordo con la mission di Manifesta, menzionata da Viktor Misiano all’interno della pubblicazione che accompagna la mostra: “Il presente é meglio del passato e con la speranza che il futuro sia meglio del presente”. Dopo Rotterdam, Lussemburgo, Lubiana, Francoforte sul Meno, Donostia e San Sebastian, Nicosia (cancellata), Trentino Alto Agide e Murcia è il Limburg, nello specifico Genk (Belgio) la location scelta per la nuova edizione di Manifesta 9, la Biennale Europea di Arte Contemporanea itinerante che si terrà dal 2 Giugno  30 Settembre 2012.

“The deep of the modern” é una vasta mostra sul lavoro, in un periodo in cui la maggior parte dei paesi europei soffre a causa della crisi economica che porta a tassi di disoccupazione senza precedenti. Se ne puó percepire chiaramente il focus visitando la parte storica che introduce la biennale, “The age of coal” curata dal Prof. Dawn Ades. 

Camminando attraverso le diverse sezioni, si può percepire come l’industria del carbone abbia avuto ripercussioni drammatiche sul nostro ambiente, si colgono le precarie condizioni dei minatori, l’inquinamento, la ri – definizione dei confini geopolitici e la propaganda. Nella sezione “Epics of Redundancy” il curatore si concentra sul declino dell’industria europea del carbone, visto come il punto di partenza di tutta la crisi industriale.

Si possono contemplare alcune tra le piú importanti opere della storia dell’arte tra cui Coal Sacks Ceiling,  di Marcel Duschamp, Histoire Naturelle di Max Ernst , Trois tas de charbon and Moules Oeufs Frites Pots Charbon di Marcel Broodthaers , Closing the blue train di David HammonsBolovian Coal di Richard Long e la grande installazione di Christian Boltanski Les régistres du Grand-Hornu.

 “17Ton”, la sezione riguardante il patrimonio culturale curata da Hedgar Hermans, é ben organizzata e installata. Permette al pubblico di cogliere in profondità il contesto culturale non solo del Limburg, ma anche dei paesi vicini accumunati dallo stesso lavoro. Il curatore ha scelto di unire la musica di Rocco Granata (sono sicura che avrete sentito la canzone Marina!), i tappeti usati per la preghiera della prima generazione di immigrati turchi, fumetti e molti libretti di lavoro.

Questo insieme di documenti permette di creare una sorta di ponte tra arte l’ locale e quella contemporanea. Come ha dichiarato Hermans in un’intervista: “L’arte contemporanea é spesso concettuale, filosofica o spesso anche molto riservata […]. Il patrimonio culturale e le sezioni artistico culturali di Manifesta9 ispireranno certamente molte persone che non sono esperte di arte contemporanea, nello sforzarsi per scoprire quanto possa essere emozionate l’arte e quanto arricchisca“.

Cuauhtémoc Medina, direttore di questa edizione di Manifesta, ha avuto un’interessante intuizione quando ha deciso di mettere insieme storia, patrimonio culturale e arte contemporanea. Per la prima volta la location della mostra é solo una, ma parliamo di Waterschei, un’ampia costruzione che nel passato aveva una superficie complessiva di 23,000 m2!

E’ stato richiesto ai 39 artisti invitati, di rispondere ai cambiamenti che si sono verificati nel sistema di produzione di tutto il mondo, e si può affermare che tutti hanno lavorato a fondo su questa idea. Ogni opera esplora un particolare aspetto del lavoro, ad esempio, Rossella Biscotti in Title One:  The Tasks of the Community and A Conductor,  ha trasformato i materiali utilizzati da un vecchio impianto nucleare in Lituania, piombo e rame, per la produzione di un impianto che fornisce energia elettrica alla sede di Manifesta 9; Kuai Shen con Oh!m1gas esplora il rapporto tra tecnologia umana e socialità delle formiche, utilizzando il movimento degli animali per produrre suoni.

Carlo Amorales con Coal Drawing Machine esplora la relazione tra gli esseri umani e la macchina tramite un’enorme marchingegno che utilizza il carboncino, lo strumento grafico più elementare; Jota Izquierdo indaga gli attuali beni di consumo prodotti serialmente in Cina e distribuiti dai venditori ambulanti di Città del Messico e di Valencia in Capitalismo Amarillo: Special Economic Zon; infine , per ricordarci che stiamo osservando una mostra sul lavoro, la musica prodotta dall’installazione sonora Monument to the Memory of the Idea of Internationale, di Nemanja Cvijanović risuona in ogni spazio.

Per concludere The Deep of Modern è una mostra lineare sia per quanto riguarda l’impianto teorico che quello installativo. Purtroppo i lavori presentati non sono così sperimentali, e durante la visita il visitatore non è mai di fronte a particolari sorprese. In più gli artisti più giovani che sono stati invitati sono nati negli anni ’70 e si sono ormai affermati nel mondo dell’arte internazionale, cosa purtroppo piuttosto lontana dalla mission di Manifesta, intesa come momento di presentazione dei giovani professionisti dell’arte in Europa. 

http://manifesta9.org/en/home/