Nel corso degli anni la tecnologia ha sedotto i nostri spazi domestici e urbani, integrandoli con possibilità di espansione oltre le tradizioni concezioni. Alla fine della Seconda Guerra mondiale la tecnologia militare era già sviluppata e si è convertita all’interno di un orizzonte domestico per necessità, alterando la nostra percezione di spazio.

Come Beatriz Colomina ha spiegato nel suo libro Domesticity at war (MIT Press, hard cover, 280 pp., gennaio 2007 http://mitpress.mit.edu/books/domesticity-war): “Se la televisione negli anni Cinquanta ha portato la realtà pubblica nella dimensione privata, qui il privato – la scelta della famiglia del programma tv – è reso pubblico. L’architettura riguarda sempre la definizione di che cosa c’è dentro e fuori – che cosa è pubblico e che cosa è privato – e qui c’era un completo collasso di questi termini”. Oggi questo effetto investe non soltanto i nostri hobby e gli svaghi familiari, ma adesso con la diffusione di internet i nostri pensieri, immagini e “like” scorrono intorno al mondo come se le nostre case non avessero muri e le nostre vite fossero trasmesse in diretta come la vita di Truman a Seaheaven.

I media e la tecnologia hanno smantellato qualsiasi barriera vicina o lontana, costruendo linee inesistenti e legami fra paesi, paesaggi, eventi e culture. Oggi ci troviamo a imparare da ogni altra cultura, per esempio verificando il funzionamento di oggetti fai-da-te realizzati da qualcuno e postati on line; oppure grazie a tecnologie open source che trasformano le nostre case in micro-laboratori per i nostri bambini che improvvisamente diventano makers.

In questi termini il Design Urbano e l’Architettura potrebbero subire queste dinamiche nel senso della rappresentazione della connessione tra cultura e spazio. Inoltre, questi eventi generano domande: in che misura Architettura e Design ci forniscono tale flessibilità rispetto alla tecnologia e al suo effetto di sovraesposizione? Siamo già pronti per diventare parte di un altro tipo di surrealismo, nel quale l’Architettura agisce da mediatore tra esseri umani e ambiente culturale globalizzato?

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L’inganno della percezione

Recenti esempi di combinazione tra cultura e tecnologia dimostrano che lo scopo giustifica i significati della performance. La Torre Infinity, progettata da GDS Architects (www.gdsarchitects.com), è un perfetto esempio di che cosa i materiali possano fare insieme alla tecnologia, quando i designer sentono il bisogno di sviluppare un’idea, senza preoccuparsi di quanto illusoria possa sembrare. La torre di osservazione alta circa 450 metri rientrava all’interno di una competizione globale per lo sviluppo del nuovo paesaggio della Corea, attraverso la quale i vincitori hanno creato una diversa definizione di che cosa possa sembrare collettivamente un punto di riferimento.

Gli architetti GDS hanno preferito le contraddizioni, trasformando il punto di riferimento nel suo opposto, facendolo sparire intenzionalmente e occasionalmente dal paesaggio, dando la priorità alla stessa città di Seul come principale tema e punto di riferimento culturale, in quanto città già iper-tecnologica e iper-sviluppata. Gli architetti descrivono quella come una torre che “invece di simboleggiare la predominanza sulle altre torri più alte del mondo, si distingue da esse celebrando la comunità globale invece di concentrarsi su se stessa”. Inclinata, questa torre sarà anche un’emittente globale, una porta verso ogni punto di riferimento nel mondo visualizzato dal suo interno, in cui l’utente, una volta raggiunta l’altezza di queste strutture esterne al livello interno dell’edificio, comprenderà finalmente le loro proporzioni.

Sta per diventare un’esposizione culturale dei luoghi più importanti del mondo e anche uno strumento educativo per i più giovani, ma la sua tipologia architettonica rimane anonima come se fosse capace di mutare.

Da un punto di vista teorico questa trasparenza è stata sovraesposta in un preciso momento di inserimento culturale all’interno di un’altra cultura; la combinazione di esperienze fatte senza lasciare Seoul ricorda quel preciso momento in cui la gente potrebbe vedere immagini di guerra dal proprio soggiorno nel 1940.

Gli schermi LED e i proiettori d’immagini riflettono sugli spettatori quello che sembra essere il loro ambiente, come se fosse letteralmente invisibile all’esterno. Questo gesto potrebbe essere quasi una rievocazione digitalizzata ed esagerata delle intenzioni considerate da Philippe Johnson con la Glass House (1949), dove i riflessi esterni della natura erano riflessi negli interni domestici, come se ci si potesse trovare in entrambi gli spazi allo stesso tempo o non ci fosse differenza tra l’uno e l’altro (http://theglasshouse.org/).

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L’importanza dei biomateriali

I materiali ci danno esattamente quello di cui abbiamo bisogno e dove ne abbiamo bisogno, se li usiamo in maniera accurata. 
A volte gli scienziati creano dei materiali appositi per una specifica applicazione e talvolta per più applicazioni, spesso indipendentemente dall’effetto sull’ambiente o come essi possano reagire. La Torre Infinity sembra reagire al suo ambiente come se visualizzasse automaticamente le immagini del cielo e del paesaggio, in ogni momento, con un processo fornito da una serie di complesse proiezioni che riflettono gli esterni ad alta risoluzione. Se esistesse un nuovo tipo di vetro con meno complicazioni, si oltrepasserebbe la tecnologia per passare alla biomimetica.

Se osserviamo la natura, esistono diversi organismi che sono in grado di proiettare e cambiare colore in base ai cambiamenti ambientali o per ragioni di difesa, come ad esempio le farfalle, le falene, le seppie, i camaleonti e i cefalopodi come il polpo mimetico e le seppie.

Le seppie sono esperte a ingannare la percezione quando puntano una preda o per confondere i predatori; sono esperte in mimetica e hanno qualche potere mutante (il migliore nel modificare la forma è il polpo mimetico). Concentrata sul colore e sulle apparenze, la pelle delle seppie è costituita da strati di cellule che contengono proteine, che svolgono ruoli differenti nei colori e nelle trame, tutte attaccate a una massa di gas che consente alle seppie la loro flessibilità. Pur essendo cieche, sono ancora in grado di mischiarsi a tutto ciò che gli sta intorno, comportandosi da specchio naturale ma con una trama. I biomateriali che imitano il comportamento delle seppie potrebbero essere una soluzione in competizione con le tecnologie tradizionali e che diviene sostenibile a livello di prestazione senza l’aiuto di sistemi complessi che potrebbero fallire.

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La trasformazione del sistema cellulare stratificato delle seppie per assorbire la capacità di riflessione dell’ambiente circostante, potrebbe essere una soluzione ambientale per lo scopo dell’Invisible Tower per esempio, con tutte le sue critiche verso la sicurezza degli aerei e dei volatili che vengono confusi. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che i carri armati dell’esercito saranno dotati di un sistema che crea una riflessione/mimetica proiettiva che imita la strategia delle seppie, così come il sistema antiriflesso previsto per i binocoli militari, ispirato agli occhi della falena.

Ancora una volta, le applicazioni militari finiscono per fornirci i materiali migliori richiesti al fine di ottenere le migliori prestazioni sul campo di guerra, il prossimo passo sarà sicuramente promettente e anche molto di più se i materiali possono anche modificarsi.


http://www.gdsarchitects.com

http://theglasshouse.org/

http://en.wikipedia.org/wiki/Glass_House