Synthetic Aesthetics è un progetto di ricerca messo a punto dalle università di Edimburgo, Scozia, e di Stanford, California. Anche i biologi di sintesi, proprio come molti ingegneri, si occupano di design. È infatti a partire da nuove collaborazioni tra biologi di sintesi, designer, artisti e sociologi che stiamo esplorando lo spazio condiviso dalla biologia sintetica e dalla pratica artistica creativa.

I bio-organismi del futuro in una cultura di biologia di sintesi. Il progetto Synthetic Aesthetics è stato presentato il giorno giovedì 28 ottobre, ore 20, al Mediamatic di Amsterdam tramite incontro con gli artisti/scienziati Sascha Pohflepp, Sheref Mansy, Lucy McRay e Koert van Mensvoort.

La distanza tra scienza e tecnologia si sta assottigliando sempre di più poiché entrambe stanno cercando di introdurre nuovi organismi viventi all’interno del nostro bagaglio culturale. Alcuni tipi di microbi già sono in grado di produrre insulina e presto potrebbero persino arrivare a soddisfare il fabbisogno petrolifero mondiale. É solo la nostra immaginazione a limitarne le incredibili potenzialità.

Il campo emergente della biologia di sintesi si propone di trasformare la biologia tradizionale in una disciplina ingegneristica. L’approccio del BioBricks punta a sbarazzarsi del tutto degli organismi esistenti in natura. Il campo delle cosiddette protocellule ,più orientato alla ricerca, si pone invece come obiettivo quello di creare minuscole macchine viventi e potrebbe, nel corso delle ricerche, arrivare anche a scoprire la natura della vita stessa.

Quello che entrambe queste tecnoscienze condividono è che, se avranno successo, riusciranno a modificare radicalmente o addirittura a eliminare la distinzione esistente tra natura e cultura. Dopo la creazione e l’utilizzo della prima forma di vita veramente artificiale, potenzialmente tutto può diventare tecnologia.

Questo salone analizzerà i motivi per cui dovremmo mettere in discussione le nostre nozioni di natura e tecnologia iniziandole ad osservare più da vicino sia attraverso l’arte che attraverso la scienza. Dal corpo come architettura ai sistemi soft del futuro fino alle ricerche scientifiche sulle cellule artificiali, considerate come vere e proprie macchine viventi.

Che cos’è Synthetic Aesthetics?

Synthetic Aesthetics è un progetto di ricerca messo a punto dalle università di Edimburgo, Scozia, e di Stanford, California. Anche i biologi di sintesi, proprio come molti ingegneri, si occupano di design. È infatti a partire da nuove collaborazioni tra biologi di sintesi, designer, artisti e sociologi che stiamo esplorando lo spazio condiviso dalla biologia sintetica e dalla pratica artistica creativa.

Possono tali collaborazioni diffondere informazioni e dare forma al campo, ancora in via di definizione, della biologia sintetica? Che tipo di approfondimenti possono essere offerti dal design nella progettazione di entità microscopiche per un mondo a misura di uomo? Può lo scambio di competenze e idee rendere possibile lo sviluppo di nuove forme di lavoro e collaborazione? Cosa possono imparare l’arte e il design dalla biologia di sintesi?

Il progetto Synthetic Aesthetics si propone di riunire sei biologi di sintesi e sei artisti e designer per lavorare sulla progettazione, sulla comprensione e sulla riproduzione del mondo vivente. Da luglio a dicembre 2010 i nostri dodici ospiti vivranno in coppia (ogni scienziato con un’artista/designer) in apposite residenze. Ogni coppia trascorrerà due settimane nel laboratorio di bioignegneria e due settimane nel laboratorio (artistico o di design) del proprio partner.

I residenti metteranno a fattor comune le rispettive attività, conoscenze e capacità, e ideeranno così nuovi progetti insieme. Si tratta di scambi equilibrati in cui entrambe le discipline si arricchiscono reciprocamente. Il nostro obiettivo è quello di catalizzare le interazioni, di sviluppare conoscenze e abilità trasferibili e di stabilire così una rete di collaborazione costante.

Il coinvolgimento di arte e design può stimolare riflessioni e aprire dibattiti in un modo unico e innovativo; ci auspichiamo, infatti, di stabilire una ricerca collaborativa che vada oltre la rappresentazione e la visualizzazione, e che consenta in tal modo l’elaborazione di nuove idee sia nella biologia di sintesi che nel design. I sociologi di Synthetic Aesthetics, Pablo Schyfter e Jane Calvert, e la designer/artista Alexandra Daisy Ginsberg si occuperanno non solo di sostenere il progetto ma anche di documentare e studiare gli scambi.

Vogliamo più di semplici esperienze esclusive: le interazioni contribuiranno, infatti, al progresso di entrambi i campi di studio, creando nuovi spazi per la pratica, la cooperazione e il dibattito. L’interazione a lungo termine può far si che gli interessi dei designer si riflettano meglio nella biologia di sintesi, attraverso lo sviluppo di tecnologie complete e dinamiche.

L’obiettivo è quello di creare delle basi che possano stimolare la creazione di nuove scuole di ingegneria e ricerca, di nuove scuole di arte e design, che possano stimolare approcci innovativi allo studio della biologia di sintesi all’interno della società, e che possano creare un maggiore coinvolgimento sociale verso questa disciplina.

Speriamo che ogni coppia realizzi un progetto collaborativo che prosegua anche dopo le quattro settimane di scambi intensivi. I sei progetti che ne risulteranno saranno tutti diversi tra loro, potrebbe trattarsi infatti di oggetti, manoscritti, film, protocolli o addirittura di qualche specie di batterio. I soggetti arrivano da tutto il mondo e adottano approcci diversi alla biologia sintetica (compresi protocellula, BioBrick e botanica) e all’arte e al design (compresi l’architettura, la bioarte, il disegno industriale, gli odori e la musica).

Synthetic Aesthetics farà il possibile per far si che le collaborazioni siano durature. Nel 2011 abbiamo intenzione di organizzare due workshop, uno per i biologi di sintesi e uno per gli artisti e i designer. Pubblicheremo i risultati delle interazioni, corredati da approfondimenti su questioni – scientifiche, etiche, sociologiche, artistiche – sollevate dalla biologia sintetica stessa.

Il salone è stato fondato dalla National Science Foundation (USA) e dal Engineering and Physical Sciences Research Council (UK). Il team che ha curato il progetto è compost da Drew Endy (Stanford, bioingegneria), Alistair Elfick (Edinburgh, bioignegneria), Jane Calvert (Edinburgh, sociologia), Pablo Schyfter (Stanford/Edinburgh, sociologia) e Alexandra Daisy Ginsberg (Stanford/Edinburgh, arte e design)

http://www.syntheticaesthetics.org/