r0g_agency è un’impresa collaborativa che si occupa di open culture e critical transformation avviata nel 2012 e fondata come agenzia no-profit nel Settembre 2013 da Stephen Kovats e Susanne Bellinghausen, insieme ad un gruppo ristretto di specialisti della open culture attivi in una serie di luogi sparsi per il mondo.

La free culture, le open technologies e tutta una serie di progetti di hacktivism caratterizzano l’attività di r0g_ che lavora con un approccio radicale, non convenzionale, innovativo e creativo alla risoluzione di problemi complessi. In altri termini, r0g_ è un gruppo di innovatori un po’ mascalzoni che lavorano con i concetti base delle culture e delle tecnologie open source per assicurare uno sviluppo delle società aperto, sostenibile, autonomo e collaborativo.

Stephen Kovats, riporando all’interno dell’agenzia tutta una serie di esperienze professionali nel campo della media culture, dell’arte e dell’urbanistica, come capo del Bauhaus Dessau studio, come curatore dei programmi internazionali del V2_Institute for Unstable Media di Rotterdam (http://v2.nl/) nonchè come direttore artistico del festival transmediale di Berlino (http://transmediale.de/), ha focalizzato le attività di r0g_ sulla ricerca di sistemi aperti che forniscano soluzioni sostenibili per lo sviluppo e la trasformazione sociale di tutti gli scenari di crisi e post-bellici nel mondo.

Open Source (FOSS e Open Hardware), Open Educational Resources (OER), Open Data e i relativi Open ICT4D, DIY e metodologie di Up-Cycling, sono alcune delle parole chiavesu cui si basa la direzione intrapresa dalla r0g_agency. Non concetti astratti, non teorie da mondo accademico o concetti da start up, ma vere e proprie azioni che propongono soluzioni concrete per la Social Innovation, per supportare lo sviluppo di intere comunità e delle popolazioni emarginate a causa dei conflitti.

r0g8

Giovedì 22 Gennaio 2015, la r0g_agency for open culture gGmbH in collaborazione con Digital Unite e.V. e il Centre for Internet & Human Rights at European University Viadrina (CIHR) (https://cihr.eu/) presenterà Doing Development Differently – OPENing up Cooperation, o #DoDevDif. L’evento, ospitatato dall’Ambasciata del Canada a Berlino e supportato dal Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) GmbH (http://www.giz.de/de/html/index.html) ha lo scopo di parlare e chiarire cosa sia il concetto e la nozione di “Open Development”. Qui maggiori informazioni: http://r0g-media.org/dodevdif

Marco Mancuso: Ciao Stephen. Prima di tutto, potresti darmi una descrizione generale della r0g_agency e delle sue attività?

Stephen Kovats: La “r0g_agency per la cultura aperta e la trasformazione critica” – è questo il nome completo dell’agenzia – ha sede in Germania ed è una società no-profit attiva a livello internazionale. Il nostro lavoro si concentra sull’applicazione delle potenzialità e delle risorse dei modelli aperti, come gli strumenti open source e le piattaforme, così come sulle risorse di open knowledge, per promuovere nuove forme di innovazione, utilizzandole per sostenere il consolidamento della pace e lo sviluppo sostenibile in regioni che si trovano in situazioni di crisi, di trasformazione e post belliche. L’agenzia è nata alla fine del 2013 e inizialmente abbiamo lavorato sullo sviluppo delle nostre metodologie e forme di (inter)azione soprattutto attraverso workshop, seminari e collaborazioni nell’ambito di un programma di sviluppo con organizzazioni che lavorano sul campo. In queste regioni sosteniamo anche iniziative locali o nate dal basso, purché applichino le idee di cultura condivisa e le metodologie per migliorare lo sviluppo di società libere e aperte.

Per esempio, il Kapital Movie Collective del Sud Sudan, formato da un gruppo di studenti di medicina con l’obiettivo di studiare e apprendere la produzione di video e di progetti multimediali per promuovere istruzione, sanità e non-violenza fra i giovani del paese. Con risorse esterne teoricamente non adeguate hanno creato un’accademia indipendente – la Kapital Virtual Academy, o KVA (http://www.kapitalmovie.net/kva.html) – per studiare e condividere le loro conoscenze riguardanti lo sviluppo multimediale. Anche se per il loro lavoro usano principalmente software di proprietà piratati o “craccati”, sono interessati a imparare, utilizzare e promuovere il FOSS nella formazione multimediale, come forma efficace e più sostenibile di pratica di sviluppo dei media.

r0g2

Marco Mancuso: Ricordo che la prima volta che mi hai parlato di questo progetto è stato a transmediale nel 2012. In che modo r0g_ è il risultato finale delle tue esperienze lavorative passate presso V2_ e transmediale?

Stephen Kovats: Dopo aver lavorato per oltre vent’anni nel campo delle arti digitali e studiandole secondo la prospettiva dell’attivismo e della “trasformazione sociale”, ho voluto ri-orientare la mia maniera di lavorare e interagire con le comunità in un modo più partecipativo e diretto. Non è stata solo la mia esperienza professionale presso V2_Institute e transmediale che mi ha spinto in questa direzione, ma anche il lavoro che ho precedentemente svolto nello stesso senso negli anni ’90 nell’Europa Orientale e Centrale, così come in Etiopia prima di unirmi al V2_. Molto di questo lavoro aveva a che fare con l’architettura e l’urbanistica, e con il loro impatto sulla società dal punto di vista dell’interazione fra la gente comune e la comunità. Potremmo dire (anche se il termine non è mai stato usato) con un approccio “urbanistico aperto”.

I gruppi, gli artisti e le comunità con le quali ero più interessato a collaborare ai tempi di V2_ e transmediale, erano gli innovatori attivisti e più socialmente impegnati, che ci hanno fatto pensare al processo e alle nostre relazioni con la tecnologia a diversi livelli. Quindi il punto di partenza è stato il mio interesse, il desiderio di collegare alcune di queste metodologie in specifici contesti di sviluppo – anche per vedere come le strategie artistiche e culturali possono fornire diverse soluzioni, forse a volte più efficaci, alle sfide complesse, come quelle associate allo sviluppo post-bellico.

Per questo motivo abbiamo deciso di adottare il tag “r0g_” come “indicatore” dall’inglese “rogue”, “ribelle”, presa nel suo significato originario, che indica un agente che opera e lavora al di fuori dei suoi consueti campi di attività, alla ricerca di soluzioni alternative e innovative, per poi rientrare nel suo normale quadro di riferimento per applicare e implementare lo specifico scenario sviluppato. Una forma ribelle o anticonformista di attività di sviluppo, che fa appello a soluzioni nuove e alternative per sfide complesse. È una forma di pensiero e di sviluppo concettuale molto vicina al cuore di organizzazioni come il V2_, e noi vogliamo portare questo modo di operare in territori più difficili e forse inesplorati grazie all’apertura della conoscenza e delle metodologie.

Marco Mancuso: r0g_agency applica i concetti chiave della open culture internazionale direttamente rispetto all’impatto sociale che queste metodologie possono avere. Sembra che per te sia possibile lavorare su una vasta gamma di strategie simili, come software e hardware open, usati per pratiche in rete con finalità legate all’istruzione e alla cultura, politiche p2p per i sistemi Open Government e Open Data, Open Design e approccio DIY al riciclo ai sistemi open source per la condivisione di economie ecc. Quanto credi in un sistema di questo tipo, anche per le generazioni future?

Stephen Kovats: Be’, ritengo che il modello open source, che è stato il fattore innovativo principale agli inizi dell’era di internet, stia ora finalmente riemergendo dopo che la società in generale ha preso più confidenza con la tecnologia e ha cominciato a interagire con essa in modo più profondo. Assumere il pieno controllo di questa tecnologia è un’importante forza d’indipendenza e, al contempo, un potenziale creativo. Oltre a comprendere questi sistemi in modo più chiaro, forse alla luce dei dati recenti e degli scandali relativi a privacy e sicurezza, adesso abbiamo anche sviluppato comunità più solide, strumenti e mezzi per condividere, collaborare e creare innovazione, nonché modelli economici, di gran lunga migliori rispetto a quelli che potevamo avere cinque o dieci anni fa.

r0g9

Marco Mancuso: Come possono artisti, designer e professionisti del mondo dell’arte e della cultura mediatica ad avere un ruolo strategico per la tua agenzia?

Stephen Kovats: Come ho fatto notare prima, queste comunità hanno spesso modi diversi e alternativi di vedere e fare cose, i quali possono essere davvero preziosi per riconsiderare soluzioni a problemi che non si è riusciti a risolvere con altre metodologie più “convenzionali”. Non sto dicendo che dovremmo, o abbiamo bisogno, d’introdurre in questo contesto le arti per contribuire all’innovazione sociale; abbiamo bisogno che queste comunità restino forti, indipendenti, critiche e poeticamente “inutili”. Ma possiamo guardare alle strategie e ai modi di operare di artisti e altri attori culturali per vedere come possono essere applicati in aree in cui forse non sono stati presi in considerazione. Spesso le arti si sono affermate molto prima di altre innovazioni commerciali e tecniche, che invece si sono fatte strada più tardi con un forte impatto sulla società.

Marco Mancuso: È vero che r0g_agency lavora in aree post-conflittuali in cui i sistemi aperti possono rappresentare una soluzione a problemi più grandi. Perché lavorare con queste aree del mondo? Perché concentrarsi su devastazioni causate da guerre e conflitti? In queste aree, qual è il punto di partenza per qualsiasi possibile forma ibrida sostenibile d’innovazione culturale?

Stephen Kovats: Dovrebbero essere utilizzate soluzioni a sistemi aperti in tutte le forme di organizzazione, sviluppo, innovazione… ovunque. Nel settore dello sviluppo internazionale, in particolare in situazioni di post-conflitto, l’uso e la conoscenza di risorse libere sono estremamente limitati o del tutto ignorati. Tuttavia questo è un settore nel quale le potenzialità degli strumenti, delle soluzioni, delle risorse e delle metodologie open, date le loro caratteristiche intrinseche di sostenibilità, impresa collaborativa, implementazione, rapidità e responsabilizzazione, sono forse quelle maggiori.

Crediamo che sia impensabile, nel 2015, lavorare in un “contesto di sviluppo” senza considerare le opportunità offerte, per esempio, da Open Educational Resources (OER), FOSS e altre risorse open source, oppure infrastrutture come le reti wireless. Crediamo che queste risorse e questi sistemi possano avere il massimo impatto dove la sfida è più grande, e queste aree – tra tante altre naturalmente – di certo escono da un conflitto o da una crisi. L’ONU ha anche un acronimo per queste regioni: PCPD, o post-conflitto / post-disastro (dove il primo è dovuto principalmente all’uomo, il secondo ha cause principalmente naturali).

r0g7

Marco Mancuso: r0g_agency si definisce come un connettore, un elemento promotore all’interno di una più ampia rete di partner e organizzazioni. Quanto è importante questa vera e propria forma di networking, di hacktivismo sociale a base locale, per i vostri progetti, seminari e conferenze?

Stephen Kovats: È abbastanza fondamentale per il nostro modo di esistere e di agire, almeno in questa fase del nostro sviluppo. Siamo un piccolo team che sta seguendo altre forme di lavoro, intersecando i progetti e le iniziative in fase di sviluppo. In r0g_agency vediamo la possibilità di riunire diverse forme di comunità, competenze, contesti culturali ecc. per raggiungere gli obiettivi prefissati. Tali metodologie, come quelle di effettivo networking o hacktivismo, svolgono ruoli concettuali centrali sul lavoro, ma per motivi di comunicazione o di contesto forse non sempre sono definiti così. Parliamo e cerchiamo di spiegare che cosa intendiamo per hacktivismo, ma guardiamo anche alla riappropriazione della tecnologia, ai metodi di riutilizzo o alle strategie DIY per illustrare specificamente perché pensiamo che si tratti di strategie valide, per esempio nella formazione delle competenze e delle capacità.

Marco Mancuso: Come fate a lavorare tutti insieme su programmi specifici e quali sono le competenze (sociali, economiche, tecniche) che condividete?

Stephen Kovats: Siamo ancora in una fase iniziale del lavoro, ma il team dell’agenzia ha un ampio spettro di competenze che vanno dalla progettazione, alla mitigazione dei conflitti, alle tecnologie open source, alle scienze politiche, fino all’attivismo culturale ecc. Lavoriamo in gran parte da diversi luoghi, collaborando in rete e incontrandoci in favorevoli incroci di tempo e spazio.

r0g3

Marco Mancuso: Mi piacerebbe saperne di più, direttamente da te, sui progetti sviluppati con r0g_. Parlaci dei progetti #OS SOUTH SUDAN, #OSJUBA, #OSWARRAP e #OSBACK. So che ne esistono altri in Indonesia, Mali e nella Repubblica del Kosovo. Vuoi dirci qualcosa di più?

Stephen Kovats: L’iniziativa #OS Sud Sudan comprende una serie di altre iniziative “Open Systems” nel Sud Sudan, delle quali la prima è stata #OSJUBA, o “Open Systems Juba” (Juba è la capitale del Sud Sudan). #OSWARRAP, tuttora in corso, è finalizzata a sviluppare una “Strategia di open system per la pace e lo sviluppo” nello stato del Warrap, mentre #OSBACK propone di creare una dorsale di server open source per tutto il Paese.

Inizialmente #OSJUBA si interrogava sul ruolo che il software open source FOSS svolge nello sviluppo internazionale dopo i conflitti, e noi abbiamo guardato a Juba nel Sud Sudan come a un caso esemplare per le sfide che deve affrontare una nazione che ha recentemente ottenuto l’indipendenza. Il Sud Sudan è diventato il 193mo membro delle Nazioni Unite nel luglio del 2011 dopo decenni di una brutale guerra civile che, fra i tanti problemi, ha impedito qualsiasi forma di sviluppo: scuole, infrastrutture, sanità, pubblica amministrazione ecc. Una capitale, più di qualsiasi altra città, incorpora tutte le funzioni strutturali dello Stato, quindi a noi interessava vedere come il modello open source potesse essere applicato alle sfide che questo sviluppo comporta. Nel dicembre del 2012, in collaborazione con organizzazioni come MICT (Media in Cooperation and Transition, Berlino), UNICEF e AMDISS (Associazione per lo Sviluppo dei Media in Sud Sudan), abbiamo tenuto MEDIA & MAKERS JUBA, la prima conferenza in Sud Sudan focalizzata esclusivamente sui temi dell’Open Knowledge e dei Sustainable Media. Questo ha portato poi a una serie di iniziative che abbiamo realizzato insieme alle organizzazioni locali della società civile e ai governi, compreso quello dello stato di Warrap.

Attraverso queste collaborazioni abbiamo anche avuto l’opportunità di ospitare in Europa alcuni dei nostri partner, come il Governatore dello stato di Warrap, che è stato il nostro portavoce alla conferenza di revisione UNESCO WSIS di Parigi, e lo studente di medicina e produttore cinematografico Lagu Stephen Samuel che noi abbiamo supportato nell’istituzione della prima media academy indipendente del Sud Sudan – che lui spera di basare interamente su strumenti e software di produzione open source. Tuttavia, nel dicembre del 2013 è scoppiato un conflitto per la leadership politica del Paese, che ha di fatto distrutto i sogni e le speranze che la strada verso l’indipendenza aveva fatto nascere nella nazione. Di conseguenza, le nostre attività si sono indirizzate verso iniziative umanitarie più urgenti e verso altri tentativi di risoluzione della crisi.

r0g4

Abbiamo lanciato due iniziative che attualmente sono ancora alla ricerca di fondi: #OSIDP Humanitarian Open Media Repository e #DefyHateNow contro i tentativi di fomentare l’odio online e contro i social media che incitano alla violenza. Entrambe sono finalizzate alla promozione della pace e del dialogo inter-comunitario, dove il focus non sono solo le vittime direttamente colpite dalla violenza, ovvero i cittadini sud sudanesi o stranieri che si trovano all’interno del Paese, ma anche i cittadini sud sudanesi sparsi in tutto il mondo che in molti casi partecipano al conflitto a distanza, comunicando online e attraverso i telefoni cellulari.

Anche se il nostro obiettivo primario è creare sistemi aperti come modello per lo sviluppo sostenibile in Sud Sudan, stiamo lavorando a iniziative simili anche in Mali (#OSMaLibre) e in Kosovo, dove partecipiamo alla realizzazione di un “Open Cultures Resource Centre”, ovvero un centro che collega le diverse comunità e i vari gruppi etnici e favorisce la cooperazione fra i cittadini. In Indonesia, in collaborazione con la HONF Foundation (http://www.natural-fiber.com/) abbiamo co-prodotto il [proto:type] Yogyakarta Meeting on Open Culture and Critical Making, un evento di anticipazione di quello che si spera sarà l’“International Summit of Critical and Transformative Making Indonesia”.


http://r0g-media.org/