Sono passati oramai circa dieci anni da quanto Internet ha permesso ai contenuti culturali come musica, libri e film di circolare non attraverso supporti fisici ma in forma di file digitali, che vengono scambiati e consumati attraverso computer e dispositivi mobili.

Con un decennio alle spalle, è dunque arrivato il momento di fare un bilancio sui processi di digitalizzazione, chiedendoci: a che punto siamo, nel 2014 in Italia, rispetto all’effettiva diffusione dei contenuti culturali in formato digitale e allo sviluppo dei rispettivi nuovi mercati? Qual è la differenza, per quanto concerne lo sviluppo di nuovi mercati culturali digitali, tra l’Italia e gli altri paesi,in particolare agli Stati Uniti che per vari motivi rappresentano il punto di riferimento in questo processo?

In questo articolo cercheremo di catturare una fotografia di questa situazione, prendendo in considerazione alcuni dati provenienti da una recente ricerca sulla digitalizzazione della produzione culturale in Italia (realizzata dall’Università di Padova), facente riferimento soprattutto ai settori della musica, dell’editoria e dei quotidiani.

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Il mercato della musica digitale è stato il primo a diventare realtà già nel 2003, con la nascita del primo negozio di musica “virtuale”: iTunes Store di Apple. Grazie al successo ottenuto da questa piattaforma, supportato dal successo commerciale dell’iPod, nel 2008 la musica in formato mp3 rappresentava  negli USA circa un terzo del totale dei ricavi provenienti dalle vendite; nel 2011 la musica digitale aveva addirittura superato i tradizionali supporti fisici come vendite complessive.

In Italia questo processo di trasformazione del mercato si è sviluppato più lentamente: nel 2008 il fatturato della musica digitale non arrivava nemmeno al 10% dell’intero mercato, mentre i dati riferiti al 2013 quantificano in quasi un terzo la quota di musica digitale venduta rispetto all’intero fatturato. Una penetrazione della musica digitale nel nostro paese che equivale alla metà di quella statunitense (vedi Tab. I).

Il ritardo del nostro paese rispetto agli Statu Uniti trova ovviamente differenti spiegazioni. Da aspetti specifici relativi al mercato musicale italiano (assai più piccolo e molto meno dinamico di quello statunitense), a questioni che coinvolgono il differente rapporto degli italiani con la rete internet, nonchè alla peggiore qualità delle infrastrutture digitali di casa nostra, alla scarsa propensione degli acquisti online con carta di credito (i dati della Banca d’Italia del 2012 dicono che da noi gli acquisti con carta di credito ammontano all’8%, un dato ben inferiore alla media europea di circa il 20%), nonché ai tassi di pirateria digitale particolarmente elevati nel nostro paese.

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Un altro settore rilevante nella digitalizzazione della cultura è quello dei libri digitali: gli ebook. Anche in questo caso gli Stati Uniti hanno anticipato la diffusione di questa nuova forma di distribuzione e di consumo di testi digitali. Oltre oceano le vendite di ebook digitali hanno iniziato a divenire significative negli ultimissimi anni, essendo passate dai circa 10 milioni di file venduti nel 2008 ai 457 milioni del 2013, circa il 14% dell’intero fatturato nel settore librario statunitense (BISG 2013).

In Italia, la diffusione di ebook rispetto ai tradizionali libri cartacei è invece ancora marginale e la digitalizzazione di questo settore pare non essere ancora entrata in una fase propulsiva: secondo l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, nel 2011 i libri venduti in formato digitale nel nostro paese sono stati circa 567.000, ovvero poco meno dello 0,9% del fatturato librario, per aumentare nel 2012 a 925.000 copie vendute (l’1,8%). Una proporzione ancora poco significativa rispetto all’economia dell’interno settore e che non sembra, dai dati provvisori disponibili, aver effettuato un balzo consistente nel corso del 2013 (AIE, 2013).

Su questa differenza giocano un ruolo importante una serie di differenti fattori: su tutti la diversa diffusione dei dispositivi digitali portatili in grado di leggere ebook. Mentre negli Stati Uniti nel 2013 i proprietari di dispositivi portatili per la lettura digitale erano il 30,6%, in Italia (secondo l’Istat) i possessori di questo tipo di dispositivi erano solo il 5,4% (cfr. TAB 2).

 culturalcontents2Infine, un ulteriore settore culturale è quello delle riviste e dei giornali. Il 2013 ha rappresentalo un anno particolarmente significativo nel processo di digitalizzazione delle edizioni dei quotidiani, giacché nel corso di 12 mesi le vendite di abbonamenti digitali sono più che raddoppiate, passando da circa 210.000 abbonamenti medi mensili del gennaio 2013 ai 450.000 del gennaio 2014 (cfr. Tab. 3).

I dati dettagliati delle vendite online raccontano che la diffusione delle versioni digitali – e la loro incidenza rispetto al cartaceo – è molto variabile tra le differenti testate, ma inizia nel complesso a rappresentare una proporzione significativa del mercato. Agli inizi del 2014 alcuni quotidiani di impronta specialistica (come Il Sole 24 Ore e Italia Oggi) hanno registrato circa la metà delle proprie copie vendute in forma di abbonamenti digitali; altri giornali di grande tiratura, che hanno investito sulla promozione delle proprie versioni digitali (come il Corriere della Sera, La Repubblica e Il Fatto), hanno raggiunto quote di digitale vicine al 20%.

Per tutte le altre testate, invece, la proporzione di copie digitali rispetto a quelle cartacee rimane tuttavia a livelli bassi e poco significativi (Vedi tabella 3)

culturalcontents3Questi dati consentono di fare alcune considerazioni sul processo di digitalizzazione della cultura in Italia. In primo luogo, il nostro paese mostra chiaramente un ritardo rispetto agli Stati Uniti (e anche rispetto ad altri paesi europei).

In secondo luogo, possiamo notare che il tasso di digitalizzazione della cultura sembra variare in modo sostanziale rispetto al grado di “localizzazione” dei prodotti culturali considerati. Anche se i dati disponibili fanno riferimento a un periodo molto breve, l’industria italiana del libro, per lo più sconnessa da agglomerati industriali di livello mondiale, sembra infatti accusare una maggior staticità rispetto al settore maggiormente globalizzato della musica.

Infine, il più recente ambito delle notizie e del giornalismo digitalizzato sembra avere intrapreso un periodo di particolare sviluppo, soprattutto grazie alla diffusione di nuovi dispositivi per la lettura, come l’iPad (incrociando così il destino dei giornali con quello dell’industria dell’elettronica di consumo).

Mentre questi dati di mercato ci permettono tracciare un quadro generale, un ulteriore aspetto di questo fenomeno riguarda le implicazioni del processo di digitalizzazione dei contenuti in termini culturali, estetici e sociali: ma su questo tema, torneremo nel prossimo futuro.