Kunsthalle Dusseldorf - Dusseldorf
05 / 04 / 2014 - 10 / 08 / 2014

A cura di: Elodie Evers and Magdalena Holzhey

Artisti: Xavier Cha (US), Simon Denny (1982, NZ), Aleksandra Domanovi (1981, SI), Omer Fast (1972, IL), Christoph Faulhaber (1972, D), Kenneth Goldsmith (1961, US), International Necronautical Society, Korpys/Löffler (1966/1963, D), Trevor Paglen (1974, US), Laura Poitras (1964, US), Tabor Robak (1986, US), Santiago Sierra (1966, ES), Taryn Simon (1975, US)


La verità è questa: il capitalismo industriale si sta trasformando in capitalismo digitale. Questo cambia le cose. (1) Il mondo è governato dal codice binario. Questo sconvolgimento nel campo della tecnologia dell’informazione e della comunicazione ha rivoluzionato il mondo del business e la società. (2) Che cosa significa essere un individuo all’interno della società dell’informazione?

Una società dell’informazione è sempre anche una società della sorveglianza. Non è l’informazione che produce la sorveglianza ma la sorveglianza che produce l’informazione: non appena l’espressione e le emozioni umane diventano quantificabili, queste vengono registrate, al fine di sfruttare al meglio le cose a livello economico, burocratico o ideologico in qualche parte del mondo. (3) Dal momento in cui Edward Snowden ha divulgato le attività di sorveglianza di massa portate avanti dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale Statunitense (NSA), per il pensatore della post-privacy una cosa è diventata certa: la sfera privata non esiste più e la notizia è stata ufficializzata proprio dalla NSA. (4) I computer più potenti a volte ci conoscono molto di più di quanto noi non conosciamo noi stessi. La capacità di memoria di questi sistemi aumenta considerevolmente ogni anno per ordini di grandezza. Si sta arrivando al punto che non si deve per forza aver fatto qualcosa di sbagliato, basta semplicemente che qualcuno faccia ricadere dei sospetti su di te, anche per sbaglio, e loro, a questo punto, possono usare il sistema per tornare indietro nel tempo ed esaminare qualsiasi decisione mai presa, qualsiasi cosa tu abbia discusso con un qualsiasi amico e attaccarti sulla base di un qualsiasi sospetto nonostante una vita trasparente e ritrarre così chiunque come un malfattore. (5)

Dietro alle lettere NCW, acronimo di Network Centric Warfare, si nasconde uno dei ruoli decisivi nel futuro della guerra moderna. Dietro questo appellativo stanno network che collegano le unità militari fra di loro e ai loro comandanti – offrendo perciò la possibilità di una guerra rapida, flessibile e asimmetrica. L’obiettivo finale è inequivocabile: ottenere la superiorità d’informazione sul nemico. (6) L’utilizzo del termine Big Data nello slang del business e soprattutto come invocazione di caos imminente è cresciuto in modo veloce e fastidioso. Ma non si può negare l’enorme aumento nell’estensione e nella capacità d’informazione raccolta quotidianamente sul modo in cui noi ci comportiamo e i nuovi modelli di analisi che ciò permette.

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Da una stima, più del 98 percento dell’informazione mondiale viene al momento immagazzinata digitalmente e a partire dal 2007 il volume dei dati è quadruplicato. La gente comune genera la maggior parte di quei dati mentre si trova al lavoro o in casa, inviando e-mail, navigando in internet, accedendo ai social media, lavorando su progetti che utilizzano modelli di crowdsourcing e altro ancora – e in questo modo, inconsapevolmente, hanno aiutato a far partire un enorme progetto sociale. Siamo nel mezzo di un grande progetto d’infrastrutture che sotto molti punti di vista rivaleggia con quelli del passato, dall’Acquedotto Romano all’Encyclopédie dell’Illuminismo. (7) Il risultato digitale che si ha su una persona d’oggi è frammentato in centinaia di parti individuali. (8) Apprendere informazioni sul web è un processo dinamico. Sfuggevole. Volatile. Cambia forma ogni giorno. Sappiamo poco delle fonti del web, degli interessi che ci sono dietro e sulla loro effettiva affidabilità. (9)

Il risultato è un’assimilazione d’informazioni basata sui comandi taglia, copia e incolla senza però una vera appropriazione dei contenuti. (10) L’informazione vuole essere libera. Ma l’informazione vuole essere anche costosa. L’informazione vuole essere libera perché è diventata così economica da poter essere distribuita, copiata e rimescolata – troppo economica da misurare. L’informazione vuole essere costosa perché può essere valutata incommensurabilmente dal ricevente. Questa tensione non svanirà mai. (11)

La mostra Smart New World si concentra sulla digitalizzazione, intesa come dissoluzione e trasformazione di dati analogici in codici digitali per immagazzinarli e processarli, e su come ha cambiato radicalmente la nostra società. Per i loro mondi pittorici gli artisti invitati non trovano ispirazione solo dal rapido sviluppo che sta prendendo piede nel campo della tecnologia digitale, ma anche e soprattutto dalla riflessione sulla loro dimensione culturale, sociale e politica. Allo stesso modo le varie opere affrontano in modo perspicace, critico e ironico le possibilità, le visioni ma anche i pericoli della digitalizzazione. Durante il procedimento, gli artisti esaminano gli effetti della censura economica e statale che costituisce un attacco alla produzione della conoscenza democratica e alla sfera privata di tutti i singoli individui, così come l’impatto di internet sulle nostre strutture di pensiero e apprendimento. Tutte le opere della mostra hanno in comune un potenziale investigativo.

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La Società Necronautica Internazionale (INS), un network d’avanguardia rigidamente gerarchizzato, fondato da alcuni artisti, scrittori e filosofi, ha sviluppato una complessa procedura d’accesso per la mostra. Ogni visitatore deve firmare un contratto del consumatore sulla base della dottrina filosofica della INS. Firmare questa dichiarazione, fondata sulle condizioni dell’attuale capitalismo digitale, è assolutamente necessario per poter visitare la mostra.

Il video autobiografico dell’artista Christoph Faluhaber, fra le altre cose, racconta le sue performance più scomode e provocative con cui lui dimostra il meccanismo degli apparati di sorveglianza vigenti attualmente, mentre il duo artistico Korpys/Löffler sfrutta i metodi di raccolta di informazioni in congiunzione con la loro osservazione e documentazione del nuovo quartiere generale dell’agenzia di intelligence tedesca situato a Berlino.

I film girati da Omer Fast e Santiago Sierra assumono degli approcci completamente diversi ma ugualmente efficaci per esaminare le missioni di droni comandati digitalmente, che sono arrivate a giocare un ruolo significativo nei conflitti moderni. Le componenti più sconosciute e invisibili eppure così grandi e fisicamente tangibili della milizia americana e dei suoi servizi di intelligence, quali edifici e satelliti, sono al centro di tutte le opere di ricerca di Trevor Paglen.

Mentre Laura Poitras, che insieme a Glenn Green­wald, è stata la prima persona ad aver avuto accesso ai documenti di sorveglianza e spionaggio globali resi disponibili da Edward Snowden, combina materiale video che documenta la costruzione del centro dati di sorveglianza della NSA a Bluffdale, Utah, nel corso degli anni. Da parte sua, lo scrittore Kenneth Goldsmith con il progetto Printing out the Internet (http://printingtheinternet.tumblr.com/) prende sul serio il potenziale utopico di internet e si impegna a favore della libertà di informazione e la parità di diritto dell’istruzione dichiarando che l’informazione privatizzata è di proprietà pubblica. Allo stesso tempo richiama l’attenzione sull’inesauribile flusso di dati digitali che è virtualmente impossibile da tenere sotto controllo.

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L’artista Taryn Simon sottopone a turno il flusso di immagini da internet a un intervento concettuale che mostra chiaramente che i motori di ricerca non sono mai “neutrali” e che influiscono notevolmente sulla nostra immaginazione.

Allo stesso modo Aleksandra Domanovi rivela come l’acquisizione di conoscenze basata su parole chiave influenza il nostro modo di pensare e percepire, e in una performance che accompagna la mostra di Xavier Cha traduce l’uso spesso compulsivo dei media digitali in una coreografia.

Tabor Robak presenta le seducenti strategie pubblicitarie che sfruttano le possibilità dell’immagine digitale. Simon Denny, infine, nel suo contributo alla mostra, trasforma l’hardware in scultura, introducendo il tema dell’importanza dello sviluppo tecnico, delle comunicazioni e dell’interfaccia. Il suo blocco massiccio di televisioni compresse e immagini televisive analogiche stampate su tela creano un collegamento sia visivo sia contenutistico con la grande scatola nera nell’area di ingresso in cui la INS archivia le firme dei visitatori che sono state raccolte: questa scatola nera è parte di un sistema che comunica e trasferisce le informazioni disponibili esclusivamente tramite l’interfaccia, senza svelare il processo interno.


Note:

[1] www. spiegel. de/ spiegel/ print/ d-14838490. html

[2] http:// www. fes. de/ aktuell/ documents%202013/ 130215_ Digitaler_ Kapitalismus. pdf 

[3] http:// irights. info/ eine-informationsgesellschaft-ist-immer-eine-uberwachungsgesellschaft

[4] http:// www. tagesanzeiger. ch/ leben/ gesellschaft/ Die-PostPrivacyBewegung/ story/ 18211611? track

[5] http://www.washingtonsblog.com/2013/06/top-spying-experts-even-good-people-should-oppose-spying-because-if-someone-in-government-takes-a-dislike-to-you-the-surveillance-can-be-used-to-frame-you.html

[6] http://www.spiegel.de/politik/deutschland/armeen-der-zukunft-technologien-und-taktik-fuer-den-krieg-von-morgen-a-846443.html

[7] http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2013/12/theyre-watching-you-at-work/354681/

[8] http://www.spiegel.de/netzwelt/web/identitaet-im-netz-das-digitale-ich-liegt-in-scherben-a-567899.html

[9] http://www.julius-leber-forum.de/projekte/digitale-oeffentlichkeit/2012/06-wissen-der-welt.html?np_all=1

[10] http://www.zeit.de/studium/hochschule/2011-05/lehre-google

[11] http://www.librarianoffortune.com/librarian_of_fortune/2011/08/information-wants-to-be-free-or-expensive.html