“Signal Traffic”, il libro collettivo editato da Lisa Parks e da Nicole Starosielski per la UI Press, ricercatrici statunitensi nel campo dei digital media, anticipa – e contemporaneamente contribuisce a sviluppare – un scarto cruciale negli studi sociali di questo settore.

Riassumendo, questo cambiamento concerne un movimento ininterrotto, nello studio dei media digitali, da un focus dominante sulle conseguenze virtuali, simboliche e relazionali della comunicazione digitale, fino a un’enfasi più incisiva su come i media digitali rappresentino un’infrastruttura materiale molto fisica, estremamente concreta e indubbiamente tangibile; un’infrastruttura invisibile nella nostra esperienza digitale sempre connessa e che più sempre più spesso non è data per scontata.

“Signal Traffic” ha come scopo arricchire lo studio dei media digitali analizzandoli come fossero infrastrutture e, quindi, soprattutto considerando i media come “sistemi socio-tecnici progettati e configurati per essere compatibili con il segnale traffico audiovisivo” (pag. 4).

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Nell’introduzione, i curatori chiedono ai lettori “cosa possono ottenere gli studi sui media adottando una disposizione infrastrutturale?”; pertanto, il libro prende in considerazione diversi tipi di tecnologie e le conseguenze delle infrastrutture dei digital media, tra cui data centre, protocolli internet, operazioni di compressione digitale, tenendo anche conto delle svariate ripercussioni che tali infrastrutture hanno sulla società, relazionate in particolare con la sostenibilità ambientale dei media.

Nonostante, in questa sede non sia possibile trattare in dettaglio il contenuto di ogni singolo capitolo, possiamo brevemente ricordare che gli undici capitoli del libro offrono una vasta gamma di analisi riguardo ai diversi tipi d’infrastrutture dei media, come, ad esempio, la rete globale di cavi sottomarini, le infrastrutture urbane dei media, i data centre, la rete internet in Zambia, i telefoni cellulari in Israele, le implicazioni del cosiddetto e-waste, oltre ad altri capitoli comprensibilmente dedicati ai protocolli e alle reti internet.

Nell’introduzione, dunque, Parks e Starosielski forniscono un quadro completo sul modo in cui il concetto d’infrastruttura dei media venga sviluppato nel libro, individuando sei caratteristiche principali delle infrastrutture dei media che assumono rilevanza nella raccolta di saggi proposta: la loro portata, la relazionalità della loro natura, differenze e disomogeneità nella loro appropriazione, sforzi e manutenzione necessari per renderle operative, il loro rapporto con le risorse naturali e, infine, il ruolo degli effetti nella loro definizione.

Uno dei problemi fondamentali che emerge da questa prospettiva è il modo in cui la materialità delle tecnologie dei media gioca un ruolo nella definizione e nel lavoro dei digital media. Dopo vari decenni marcati da un mero interesse marginale verso il modo in cui i media come oggetti tecnici e fisici incarnavano concretamente la società, oggi gli studiosi riconoscono finalmente che le conseguenze materiali dei digital media sono una questione essenziale da affrontare nel processo di comprensione delle impostazioni dei media contemporanei.

Questa prospettiva permette inoltre di far spazio a un atteggiamento critico nell’analisi dei media digitali, un atteggiamento ripreso anche nello stesso titolo di questa raccolta. Una delle questioni critiche più evidenti che emerge dal libro è probabilmente quella che riguarda la sostenibilità ambientale delle infrastrutture dei media digitali.

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Infatti, siamo spesso portati a pensare ai digital media come a qualcosa che abbia un impatto ambientale minore rispetto alla carta o ad altri oggetti fisici, ma i numerosi capitoli del libro ci spingono a esaminare le sfide che i digital media lanciano alla sostenibilità ambientale della cultura digitale contemporanea.

Come scrive Toby Miles nel suo capitolo sull’e-waste, siamo perciò invitati a riflettere su come la cultura contemporanea “dipenda da un uso energetico insostenibile” (p. 137), specialmente perché i rifiuti elettronici, generati dalla rapida obsolescenza degli smartphone e delle altre apparecchiature tecnologiche, rappresentano delle possibili minacce significative per l’ambiente e la salute umana, in particolare in quei paesi all’infuori dei confini “sicuri” del “nord globale” geopolitico.

Da un punto di vista speculativo, il libro entra in uno spazio di interazione intellettuale già in corso durante questi ultimi anni che riguarda gli studi sui media e altri campi scientifici nelle scienze sociali e umane. Di recente stiamo infatti assistendo a un maggiore interesse nella contaminazione tra gli approcci ai media più tradizionali e gli studi di comunicazione con altri campi emergenti e specialmente con l’area di Science & Technology Studies (STS).

In questo senso, il libro gioca certamente uno sforzo stimolante per l’ulteriore sviluppo di questo terreno di interazione: la ricchezza del libro si trova infatti anche nel tentativo di tracciare una matrice più intellettuale per studiare i media digitali, unendo casi multipli che provengono da diversi campi intellettuali oltre che dagli studi sui media.

Chiaramente alcuni contributi fondamentali provengono da pubblicazioni ben affermate che vedono i media come un grande network globale, come nel caso dei lavori di James Carey, Armand Mattelart, Harold Innis e Manuel Castells. Oltre a questi classici della comunicazione, il libro mette anche in luce, da una parte, il romanzo e le sotto aree emergenti degli studi sui media, per esempio studi in scienze della comunicazione ambientale, media archeologia, studi piattaforma e format studio.

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Contemporaneamente, il volume prende spunto pesantemente dalle strutture che appartengono agli Studi di Scienze e Tecnologie, come per esempio l’approccio alle infrastrutture di Leigh Star e Jeffer Bowker, o all’Actor Network Theory (ANT) di Bruno Latour e la prospettiva storica di Thomas Hughes sui grandi sistemi tecnologici.

Nel suo insieme, i numerosi capitoli che costituiscono “Signal Traffic” offrono un stimolante contributo per gli studenti e i ricercatori di media e comunicazione che si occupano della comprensione della tecnologia nella società contemporanea. Rappresenta anche una lettura utile e inspirata per un pubblico preparato e interessato nei media digitali e curioso di provare come gli studi di media technology stiano oggi affrontando nuove strade e nuove sfide.


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