Stavanger, quarta città della Norvegia e capitale dell’estrazione petrolifera del paese, ha ospitato la prima edizione di Screencity: Moving Image Festival dal tema Shaping Public Space. Moving Cityscapes (25-27 ottobre). Sicuramente il nord profondo facilita l’uso degli schermi urbani in visione notturna. Il buio non manca, certo, e nemmeno il freddo, ma la socialità e la vivacità culturale della Norvegia sfida persino la pioggia e un clima piuttosto rigido. E così, di fronte ad un pubblico curioso e di diverse età il festival – diretto da Daniela Arriado e con Mirjam Struppek come cu-curatrice – ha presentato una serie di opere e di riflessioni a proposito dell’arte, la comunicazione e le tecnologie negli spazi pubblici.

Ad aprire i giochi è stata A Folded Path, una performance davvero intensa di Circumstance: una serie di speaker installati su un vagone del treno che hanno reso il breve tragitto da Stavanger a Sandnes una sorta di viaggio cinematico in cui la musica, dalle connotazioni concrete (suoni che rimandano ai rumori del treno) e dai toni drammatici (forse con un voluto riferimento a Grieg), accompagna lo sguardo del traveller spettatore.

Arrivati nella stazione di Sandnes veniamo invitati a prendere due speaker a testa e seguire due “capofila” in giro per la cittadina. In fila indiana, sotto gli sguardi incuriositi dei cittadini, percorriamo diversi siti come un centro commerciale, la stazione, un’area di parcheggio. Il nostro spostamento crea il sound design, la colonna sonora di una sorta di “flanerie” straniante che ricostruisce lo sguardo della città. Sia per i partecipanti della performance che per il pubblico. Ogni tanto i due gruppi si vedono, si incrociano, i loro suoni si attraversano. Il lavoro di Circumstance non sta tanto nel creare un immaginario urbano, ma di rivedere la città come possibile film costruendo, non una narrazione, bensì una trama sonora.

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In maniera opposta Bordos.ArtWorks (HU) lavora sull’architettura per reinterpretarla attraverso l’immagine e i suoni. Il gruppo infatti rielabora visivamente la cattedrale di Stavanger con un’opera di videomapping molto intensa: abbandonando una sorta di “vulgata” del mapping architetturale fatta di suoni elettronici e di effetti “bumbastici”, Bordos.ArtWorks opta per una rilettura poetica delle architetture lavorando, non tanto sull’effetto, quanto sull’armonia tra la struttura architettonica esistente e il loro intervento.

La programmazione vera e propria viene invece situata in città: nella sezione Neighbourhood Projections – Reviving the City gli schermi sono posizionati nelle vetrine di un’unica via, Pedersgata street and Nytorget. Si tratta di una serie di circa una decina di schermi, ognuno con una programmazione di video d’artista provenienti da diversi paesi (Alice Arnold, Dario Bardic, Chris Brandl, Jessica Koppe, Jayoke Arts…). L’attività spettatoriale si fa così tutt’uno con la “passeggiata” urbana.

La notte di Stavanger si trasforma in un percorso mediale che segue un’arteria molto importante della città perché connette il centro con il Tou Scene, una ex fabbrica ora riattata e divenuta un centro culturale. Un edificio di pura estetica postindustriale che accoglie nelle sere del festival musicisti e vj. Tra questi la performance di Greg Pope (UK) e John Hegre (NO) dal titolo Trasparent_Stavanger in cui le immagini delle aree soprattutto industriali della città di Stavanger divengono tasselli di un mosaico astratto che si ricompone continuamente sotto il ritmo serrato del suono elettronico. Nella scia delle “sinfonie urbane” il lavoro dei due vj costruisce percorsi di senso molto interessanti e dalla forte potenza evocativa.

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All’interno della programmazione di video d’artista pensata per gli spazi pubblici si segnala anche la retrospettiva sugli artisti del nord Europa dal titolo Nordic Outbreak curata, all’interno del progetto Streaming Museum, dalla studiosa Tanya Toft e dalla direttrice Daniela Arriado. Video d’arte selezionati tra Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca con alcune opere molto potenti per l’impatto emotivo delle immagini come Black Bullets di Jeannette Ehlers (DK) o Snowman di Antti Laitinen (FL). Mentre con West Coast Jette Ellgaard gioca sull’ironia ballando, al suono di Lady Gaga, una quadriglia con un contadino danese, mentre l’islandese Magnus Sigurdarson con 1001 Dreams of Occupation realizza una performance creando una protesta per singola persona con tanto di cartelli, urla, incitamenti.

Il centro Kino Kino di Sandnes, che ha collaborato attivamente al festival, ha ospitato Animation Screening – Animating the City e una mostra di installazioni legati al tema della metropoli mediale. E inoltre ha ospitato la conferenza Rethinking the City (nello specifico curata dal sottoscritto): una giornata completamente dedicata alla riflessione sugli schermi urbani, l’informational city e la creatività, in cui si sono alternati teorici e sociologi dei nuovi media come Simon Biggs, Ava Fatah, Mirjam Struppek, Tanya Toft.

Screencity Festival per una manciata di giorni ha proposto uno sguardo diverso sulla città, usando le nuove tecnologie, i media e la creatività, per comporre scenari diversi e per approntare esperienze alternative nel corpo degli spazi pubblici urbani. Inoltre ha anche suggerito una riflessione sull’architettura e i piani urbanistici, sulla comunicazione (pubblica e in pubblico) e sul ruolo che il cittadino può avere nel vivere e pensare la città.

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Si tratta di dare forma alla città, animarla, reinterpretarla, attraversarla secondo logiche nuove e differenti, creando uno storytelling per esempio. Creare spazi di comunicazione in comune nei luoghi pubblici o abbattere le strette pareti dei musei e delle gallerie per colonizzare nuovi spazi per l’arte e la creatività.


http://www.screencity.no/