Una delle pubblicazioni più recenti della MIT Press, “Rogue Archives”, è stata rilasciata lo scorso Ottobre. L’autrice, Abigail De Kosnik, è attualmente assistente universitaria presso la Berkeley University in California, assieme alla nomina congiunta al New Media Center di Berkeley e al dipartimento di teatro, danza e arti performative.

Lei stessa afferma che: “La duplice nozione di archivio, in quanto sito costruito / entità concettuale, è l’oggetto centrale del libro di ricerca”. In realtà, “Rogue Archives” si focalizza sulle pratiche di archiviazione, in particolare nello shift da stampa / analogico a post-stampa / digitale, vale a dire nella transizione da spazi fisici a spazi virtuali. Il libro è intelligentemente diviso in “Capitoli”, scritti tradizionalmente in stile accademico, che si alternano a “Pause”, parti più informali e sperimentali.

L’archiviazione, tradizionalmente costituita da contenuti formali, da un punto di vista storico è stata collegata agli spazi istituzionali, quali biblioteche, musei, archivi, ossia “istituzioni della memoria” il cui ruolo riguardava la trasmissione e il mantenimento della memoria culturale. Tuttavia, con la nascita di Internet e dei mezzi digitali, è comparsa una nuova forma di archiviazione, che presenta le caratteristiche quali: l’auto-pratica, la democratizzazione della memoria culturale, l’accesso gratuito ai contenuti, ecc.

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Tali aspetti sono ciò che l’autrice denomina “archivi criminali”. Un esempio calzante che li rappresenta è la fan fiction di Internet. Come fa notare De Kosnik: “I mezzi digitali sono la dominante culturale attuale o meglio: la creazione che si basa sulla memoria, facilitata dagli strumenti digitali e salvata negli archivi criminali, è la dominante culturale”.

Questa pratica narrativa è uno specchio del doppio registro della ricerca e, in qualche modo, anche della (apparente) dicotomica memoria culturale, quando si passa da una dimensione analogica a una digitale. Tuttavia, non si tratta solo di termini in contrasto, perché “Rouge Archives” mostra come la memoria culturale si sia tramutata in un concetto incerto, come “sia diventata criminale”; le stesse definizioni del concetto di memoria vengono dunque alterate dai nuovi media digitali e dai significati di “archivio” e “repertorio” in rete, argomenti cardine in ogni capitolo.

In Internet, l’aumentare di fan fiction non professionali e di archivisti autodidatti, non è fondamentale solo per lo sviluppo della cultura digitale, ma possiede anche un impatto sulla democratizzazione della memoria culturale. Associandosi al pensiero di Derrida, si riconosce la natura politica dell’archiviazione criminale e la forza magnetica che ha su vari gruppi sociali (come ad esempio comunità femministe e queer), mentre influisce sulle dinamiche di partecipazione e identità.

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Esplorando la produzione di fan fiction, il testo parla della sua evoluzione storica, nonché dell’apparato teoretico, della produzione contestualizzante, della disseminazione, della ricezione e delle pratiche di archiviazione. Inoltre, l’analisi di De Kosnik si trova al centro del dibattito contemporaneo degli studi umanistici digitali, in particolare quelli sulla precarietà della memoria digitale, la logica d’archiviazione interna delle performance e la creazione basata sulla memoria di cultura digitale nell’era di Internet.


https://mitpress.mit.edu/books/rogue-archives