Ho conosciuto Robertina all’epoca del suo impegno con “Ljudmila”, il primo Digital Media Lab fondato in Slovenia e un anno dopo abbiamo lavorato insieme al Cultural Centre of European Space Technologies. Vorrei ringraziarla personalmente per questa intervista, idea nata durante la sua partecipazione a due residenze, un workshop e la sua laurea.

Robertina Šebjanič è un’artista, ricercatrice e promotrice di network oltre che membro attivo di Hackteria e Theremidi Orchestra. È appena stata nominata per il prestigioso European Commission STARTS Prize 2016 – premio per l’innovazione tecnologica, industriale e sociale ispirata all’arte, con i co-autori Ida Hiršenfelder e Aleš Hieng – Zergon per il loro lavoro Time Displacement – Chemobrionic Garden. Al momento partecipa sia a mostre internazionali che a workshop, segno che la sua ricerca artistica è più che mai al centro delle questioni sociali contemporanee.

Inserita in un processo di collaborazione co-creativa, l’espressione artistica di Robertina si è avviata grazie al suo primo video e alle nascenti tecniche sculturali/ambientali che l’hanno condotta a indagare come i temi filosofici si possano legare all’arte, alla tecnologia e alla scienza.

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Insieme alla co-autrice Špela Petrič, essa ha iniziato a esplorare la permutazione della biologia e della vita umana, concetto presente nel loro lavoro artistico Humalga. Il progetto può essere letto come un’alternativa, un’evoluzione costruita delle specie umane, dove un veicolo post-tecnologico con un’ingegneria biotecnologica, conduce alla nascita di una specie ibrida uomo-alga.

In questo lavoro gli autori entrano in un mondo di ingegneria molecolare sperimentale dove possono modificare geneticamente gli umani e le alghe, in modo tale che entrambi gli organismi appaiano come due entità viventi morfologicamente distinte.

La sua ricerca è orientata verso i sistemi viventi, la sound art, le installazioni e gli ambienti reattivi interattivi. Quest’anno il suo lavoro Aurelia 1+Hz/proto viva sonification ha ricevuto la Menzione d’Onore per l’Arte Interattiva in occasione del Prix Ars Electronica.

Jerneja Rebernak: Cosa ci puoi dire della tua esperienza di collaborazione con altri autori in questo progetto?

Robertina Šebjanič: Humalga è un progetto complesso che solleva molti problemi. Si confronta con l’ipotesi estrema di un’evoluzione umano-alga, con la percezione dei ruoli sessuali, della struttura sociale collettiva, della cultura e della scienza. Con Špela Petrič, artista e biologa, abbiamo iniziato a lavorare al progetto nel 2012 e non abbiamo ancora terminato, è un lavoro in continua evoluzione. Nel corso degli anni i nostri ruoli si sono invertiti continuamente, specialmente dal momento che entrambe siamo co-autrici di questo progetto.

Dopo diversi anni e svariate fasi siamo riuscite a influenzarci reciprocamente su come percepivamo il concetto. Questa relazione è una grande esperienza, perché quando una si proietta in avanti, l’altra rallenta il processo, ripensandolo e cercando continuamente aspetti da migliorare.

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Mentre sviluppava la sua ricerca, altri incontri artistici e scientifici hanno influenzato l’espressione sensibile ed effervescente di Robertina, unita alla sua costante ricerca sulla vita eterna e sulla comunicazione tra specie. Questo è particolarmente visibile nel lavoro Aurelia 1+Hz. L’autrice lavora con un plankton estremamente fragile ma resiliente, che offre una più profonda riflessione sul futuro dei corpi umani e, sulla ricerca di una nuova coesione biotecnologica già in fase di sviluppo in campo medico. Ispirata dalla ricerca dell’immortalità e dalla poetica della comunicazione tra specie, Aurelia +1Hz offre una prospettiva transumanistica in rapporto alle altre forme di vita.

Jerneja Rebernak: Puoi spiegarci come la tua opera sia coinvolta in questa domanda metaforica in cui l’umanità sente il bisogno di accrescere la propria resilienza, riuscendo così, ad adattarsi mediante il progresso tecnologico e a prevalere sul declino biologico?

Robertina Šebjanič: La Menzione Onoraria per il Prix Ars Electronica è molto importante per me, in quanto rappresenta un riconoscimento alla mia ricerca incentrata sulla comunicazione tra specie diverse e sull’acustica / bioacustica subacquea. L’umanità vive nell’Antropocene, ovvero l’era in cui siamo consapevoli del danno che la nostra stessa esistenza arreca al pianeta e in cui l’interrogativo su come sarà il futuro assume una natura (bio)politica.

Il progetto Aurelia 1+Hz si divide in due parti: la prima è un’installazione – proto viva generator, la seconda è un audio – una performance visiva – intitolata proto viva sonification. Il primo pezzo prodotto da Kapelica Gallery è considerato un esperimento biocibernetico, perché tenta di proporre un futuro che favorisca la coesistenza tra l’animale e le macchine. Sono affascinata da questo organismo vivente, dalla sua capacità di sopravvivere in situazioni estreme e, in particolare, ad affascinarmi è la medusa immortale Turritopsis dohrnii e la sua abilità a rigenerarsi.

Se minacciata da un ambiente poco ospitale, questa medusa è in grado di ritornare allo stato di polipo, sviluppando perciò un’aura immortale. La domanda più importante alla base di questa ricerca artistico-investigativa riguarda la possibilità che vi siano dei tessuti sostitutivi in grado di fermare l’inevitabile declino dei nostri corpi, presentando ingenti ripercussioni nel campo delle apparecchiature della medicina rigenerativa.

Aurelia 1+Hz / proto viva sonification comprende una performance in cui il suono viene trasmesso live ed è generato da un sistema di localizzazione dell’Aurelia Aurita (medusa quadrifoglio) situata all’interno di una vasca in grado di catturare i dati audio-visivi. In seguito, i dati catturati con una camera Raspberry Pi vengono, in tempo reale e mediante un algoritmo, trasformati in suono. Un secondo strato di audio è rappresentato dall’interazione con una serie di materiali sonori archivistici che ho catturato utilizzando la tecnica sismica tra gli idrofoni derivanti dalle registrazioni dell’Aurelia, parte integrante di un progetto collettivo alla Triennale di Arte Contemporanea a Izmir, in Turchia.

La performance è stata sviluppata nel 2015 grazie al sostegno di Slavko Glamočanin che, oltre creare il programma, lo ha supportato a livello tecnico. Proto viva sonification è una co-produzione delle sedi parigine di DecaLab e Le Cube e approfitto dell’occasione per esprimere la mia gratitudine ad Annick Bureaud e Natacha Seignolles che hanno reso possibile tutto ciò.

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Jerneja Rebernak: Cos’è che ti ha ispirato maggiormente quando hai cominciato a lavorare al progetto Aurelia 1+Hz? E in che modo sei coinvolta in questa ricerca artistica?

Robertina Šebjanič: Le meduse sono una delle specie più antiche della Terra. Hanno 650 milioni di anni, sono per lo più composte da acqua, eppure ancora non si è compreso il loro sistema di comunicazione. La diffusione di questi animali negli oceani sta avvenendo velocemente a causa di un favorevole aumento delle temperature. Studio le meduse quadrifoglio Aurelia/Aurita mediante un’osservazione diretta, analizzo i loro sensori e il modo in cui reagiscono all’ambiente circostante; cercando di comprenderne, attraverso l’esplorazione artistica, il sistema di comunicazione biologica.

Jerneja Rebernak: Puoi dirci, inoltre, su cosa verterà il prossimo lavoro Aurelia di questa serie?

Robertina Šebjanič: Quest’anno ho avuto l’opportunità di proseguire la mia sperimentazione con la bioacustica, focalizzandomi sui ricci di mare e altri animali marittimi, grazie alla residenza di arte-scienza al Roscoff Marine Station in Francia. Essendo adesso Aurelia 1+Hz una serie, mi piacerebbe proseguire con lo sviluppo del lavoro, in relazione alla farmacia e alla cosmetica. Sono consapevole che si tratta di due imperativi difficili da desiderare e comprendere, specialmente a livello biopolitico, ma essendo la ricerca del progetto ancora agli albori, è difficile predire quale sarà il risultato, per cui preferisco rimanere misteriosa.

Jerneja Rebernak: Quali sono le principali sfide etiche che emergono nel lavorare con questo organismo vivente?

Robertina Šebjanič: Ho iniziato a lavorare come artista attraverso i video, e successivamente mi sono dedicata alla robotica semplice, sebbene lavorare con gli organismi viventi sia una grossa responsabilità, bisogna capire come lavorarci assieme. È molto complesso mantenere i sistemi viventi in ambienti chiusi; è importante comprendere il comportamento degli animali e parlare con gli esperti per stabilire un ambiente sicuro, tale da consentire a questi organismi di avere la migliore esperienza possibile in un habitat artificiale. Questa è la mia sfida principale: creare delle opere che coinvolgano creature vive. Il progetto Aurelia 1+Hz è esigente, specialmente per quanto concerne il mantenimento delle meduse; per questo mi assicuro sempre che le meduse quadrifoglio durante il corso delle mie mostre non vivano in un ambiente stressante.

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Jerneja Rebernak: Time Displacement  / Chemobrionic Garden è un’installazione interattiva e generativa (chimica) del suono, una collaborazione con artisti come Aleš Hieng – Zergon e Ida Hiršenfelder. Inizialmente, questo pezzo è stato ispirato dalla rivista teorica intitolata: “From Chemical Gardens to Chemobrionics”, che indaga la storia e la sperimentazione dei giardini chimici che descrivono, sfatando, la formazione biologica all’origine della vita. I giardini chimici sono un esperimento chimico, in cui una reazione da sali metallici solidi, immersi in una soluzione acquosa di silicato di sodio, comportano la crescita di forme di vita simili ad alghe. Puoi descrivere il tuo contributo artistico e il processo di collaborazione che ha condotto a questo pezzo?

Robertina Šebjanič: È stato un momento molto speciale per noi. Eravamo davvero entusiasti di ricevere una nomina per il premio, specialmente ci siamo sentiti onorati nel ricevere un’email, nella quale si annunciava che il progetto sarebbe apparso sulla pagina web del NASA’s Astrobiology Institute. Al tempo stesso, Julyan Cartwright, uno degli scienziati che ha lavorato sull’articolo originale, ci ha contattato, esprimendo la sua riconoscenza poiché abbiamo basato il nostro lavoro su questa ricerca. Da ciò siamo stati ispirati, nonché invogliati, a collaborare con questi processi chimici e contemporaneamente abbiamo anche cercato di ripensare i processi.

L’installazione è un ulteriore sviluppo della rappresentazione del progetto Echo – nel quale abbiamo lavorato sulla sonificazione del gesto di Nanobot, Ferrofluidi e Nanofluidi sotto un microscopio Raspberry Pi. Ci siamo cimentati ulteriormente sulla connessione tra suono e reazioni chimiche, oltre che tentare di comprendere come agisce il tempo; da ciò è nata questa opera d’arte. Abbiamo sviluppato ed esposto il progetto alla fine del 2015, successivamente è stato presentato al Device art Triennale ad Eastern Block, Montreal, ed ora è visibile presso l’Ars Electronica di Linz.

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Jerneja Rebernak: Come consideri il tuo ruolo di pioniera nella collaborazione tra arte e scienza?

Robertina Šebjanič: Credo che l’interazione tra arte, scienza e tecnologia sia necessaria per il progresso e lo sviluppo della cultura umana. Risultati inimmaginabili provengono da una nuova conoscenza che emerge da pratiche interdisciplinari. Abbiamo bisogno di conoscenze specifiche ma anche di nuove realtà intrecciate, situazioni e ricerche che possano portare a risultati emozionanti, oltre che stimolare riflessioni critiche e speculazioni sugli scenari futuri, sperando però che non siano distopici.

Inoltre, nel processo collaborativo è importante porsi domande etiche e filosofiche, ma allo stesso tempo comprendere le (bio)politiche presenti nella scienza. Il sapere dovrebbe essere accessibile a tutti e, sono convinta, che in futuro la scienza cittadina acquisirà un maggiore potere in contrasto alla normale comunicazione scientifica dove, al fine di “semplificare” l’informazione trasmessa, il messaggio rischia di diventare ambiguo, inaccessibile e poco chiaro. Non dovremmo dimenticare poi l’importanza di mettere in discussione la relazione tra narrazioni dominanti e arte, dinamica che provo a esplorare con il mio lavoro.

Ritengo che ci sia la necessità di riconsiderare la nostra comprensione della natura e il rapporto che intercorre tra umani, animali, piante, funghi, batteri e macchine, oltre che il modo di concepire gli esseri umani e l’umanità come un tutt’uno. Speriamo che queste interazioni future non si rivelino come nelle narrazioni distopiche.

Jerneja Rebernak: Quale sarà il prossimo passo nel tuo lavoro di ricerca artistica?

Robertina Šebjanič: Andrò all’Ars Electronica a Linz per mostrare Aurelia 1+Hz e al momento stiamo pianificando le prossime mostre con Chemobrionic gardens. Inoltre, sto lavorando a un nuovo progetto che mi entusiasma molto. Sto preparando una serie di dischi in vinile (prodotti da Kibla) che comprenderanno registrazioni dei miei soggiorni a Bergen (Pixel festival), Dubrovnik (Science Underground Academy), Roscoff (art – science residency), Izmir (Deep Blue – art – science residency) e altri ancora.

Questa nuova produzione riguarda la comprensione dell’habitat acquatico, che nonostante ricopra quasi il 70% della superficie terrestre resta ancora abbastanza sconosciuto e inesplorato. Quando ho iniziato ad archiviare e collezionare registrazioni audio subacquee ho capito che lì sotto si trova un fantastico mondo sonico. Ho iniziato a fare registrazioni con idrofoni diversi (alcuni erano fatti a mano) e successivamente ho iniziato a creare composizioni con i suoni dell’ambiente subacqueo. Molte specie marine dipendono dal loro ambiente sonoro subacqueo, come ad esempio balene, gamberi, foche e delfini.

L’arrivo degli interventi tecnologici umani nel panorama acustico oceanico ha contribuito a disturbare questo habitat fragile, amplificando l’inquinamento sonoro subacqueo. Nel mondo in cui viviamo, nel nostro presente, con guerre in corso e tensioni ogni giorno più forti, abbiamo bisogno di capire la distanza che intercorre tra la nostra zona comfort e “il fondo della catena alimentare”, come se questi dipendano realmente da qualcosa e non siano solo mere coincidenze geografiche e temporali.


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